Decumano della Strada – La vita nelle nostre mani
La vita che cerchiamo e la strada che ci mette in gioco per trovarla
FUORITEMPO – Il mondo, purtroppo, gira al contrario: sei gioioso di un incontro e, due minuti dopo, ti arriva una nota alla radio che ti cambia lo sguardo, quasi ti obbliga a passare dalla luce alla vita reale. E la tua gioia diventa un sottotono.
Ma non dovremmo scrivere “purtroppo”: la vita che crediamo di avere nelle nostre mani nasce da un incontro di luce, e quella luce resta, anche quando il mondo urla altro.
Io e Rosaria quell’attimo lo abbiamo visto insieme: l’incontro, vero, umano, il riconoscersi nel pieno della giornata. Poi, appena usciti sulla strada o nel vicolo, arriva la notizia forte come un megafono nelle orecchie: a La Spezia un ragazzo di 18 anni accoltellato in classe, vittima… e vittima anche l’altro giovane, forse senza aver mai capito se era vittima o carnefice.
Questa dicotomia oggi è terribilmente vicina ai nostri tempi fragili.
Eppure, il cuore dell’incontro resta. Io e Rosaria ci siamo riconosciuti anni fa al bancone di un bar in palestra, leggendo – nello stesso tempo breve – lo stesso libro della vita. Lei mi raccontava il suo percorso, io il mio.
Non era un esercizio da panca o da nuoto: era l’esercizio del pensiero, del pensiero reale della vita, quello che spesso manca quando molti arrivano a quel bancone e sembrano presenti solo a sé stessi, isolati al punto da non riconoscere neppure un “buongiorno”.
Negli spogliatoi, nei corridoi, nelle stanze divise tra uomini e donne, non ci si riconosce più.
E invece quel giorno, a quel banco, io e Rosaria ci siamo riconosciuti.
E oggi, in un ambiente diverso, è accaduto di nuovo.
Io stavo uscendo. Lei ha sentito la mia voce da un’altra stanza, impegnata in un lavoro completamente diverso.
Non è stata la fisiognomica a richiamarla: è stato il suono della voce.
Perché quando la voce è calore, la si segue. Quando è dolore, si fugge.
Rosaria ha ripescato quel suono di tanti anni fa – il suono di un lucido folle nessuno – e si è palesata.
E solo dopo abbiamo scoperto che aveva parlato con la mia compagna, che spesso avvisa gli altri del mio arrivo e del mio essere “tipo particolare”. Rosaria non sapeva si trattasse di me.
Oggi, invece, la voce l’ha richiamata.
Grazie, Rosaria.
Shalom.

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