-:Fotografia Vagabonda :–

Caro Pietro Mangiapia,
leggo le tue parole e, prima ancora di risponderti, mi scuoto il pelo come fanno i cani quando sentono odore di qualcosa che non torna. Perché una cosa va detta subito, senza girarci intorno:
le amministrazioni che oggi comandano città e Regione sono anche figli del tuo voto, del tuo impegno, della tua militanza.
Non sono piovute dal cielo, non sono apparizioni: le avete allevate voi, giorno dopo giorno.
E allora mi stupisce — sì, mi stupisce — questa tua analisi scattosa, d’istinto, fatta più di abbaio che di ragionamento.
Io, invece, preferisco aspettare. Fiuto l’aria, rifletto, cammino intorno alle questioni prima di mordere. Ci penso. Sempre.
E questo, credimi, è un metodo, non una debolezza.
Non ho mai voluto fare il capobranco del quartiere: lo avete guidato voi, insieme anche a qualcuno che fu perfino un mio alunno quando era solo un ragazzino che imparava a stare al mondo.
Quanto allo “scalino”, lasciamelo dire con franchezza:
è vecchio, è frutto di scelte fatte “a naso”, come diciamo noi… e quel naso non era il mio.
E ora mi chiedi di attaccare “i moderni”?
Ma scusa, non sono i medesimi che avete sostenuto, difeso, votato per anni?
È una domanda semplice, ma come sai, a volte sono proprio le domande semplici a far più male.
La mia non è ironia, non è cattiveria. È distanza critica, come quella dei cani che osservano prima di avvicinarsi, con diffidenza antica.
E allora, Pietro, da professore a professore, da cane a cane:
usa la tua testa buona, che ce l’hai.
Perché ragionare — davvero — non è mai un atto di debolezza: è un morso preciso.
Quanto a me, non accetto lezioni né sul voto né sulla coerenza.
Io resto ciò che sono:
un uomo del mondo che cammina, annusa l’aria, ascolta, osserva, scrive.
E sì, quando serve, ringhia.
Prof. Ciro Scognamiglio
giornalista di strada,
(cane sciolto)
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