A caro Sergio – Lettera dal Nostro Decumano Minore, la Strada
Napoli, 12 gennaio 2026
Caro Sergio,
scrivo da questo mio Decumano della Strada, che è più un modo di camminare che un luogo: pietre antiche, voci che si intrecciano, un vento che porta memoria e futuro insieme.
È da qui che ti parlo, da amico ad amico, senza ruoli da esibire e senza distanze da colmare.
In questi giorni abbiamo tutti letto le parole della Senatrice Castellone.
Parole vere, pulite, dette con la compostezza della scienza e l’umanità di chi conosce cosa la vita può rompere e cosa la medicina può ricucire.
Leggendole, ho sentito che parlavano anche di te, della tua forza, dei tuoi modi.
Perché ci sono tre segnali, tre indicatori che ti appartengono e ci appartengono, e che spiegano ciò che ci lega da tempo.
Il primo: sei un uomo senza fronzoli.
Hai sempre guardato la realtà negli occhi, senza scorciatoie, senza scenografie.
Anche ora, davanti a una notizia che avrebbe gelato chiunque, tu hai scelto la strada della verità, della dignità, della parola detta bene e detta tutta.
È la tua firma nel mondo.
Il secondo: sei uno sportivo che prende la vita di petto.
Chi ha nuotato nella pallanuoto sa cosa significa impatto, resistenza, scontro leale.
Lì non puoi nasconderti: o affronti l’avversario, o affondi.
E tu hai sempre scelto la prima via.
Quello stesso respiro, quella stessa potenza tranquilla, oggi tornano a galla quando serve davvero.
Il terzo: sei un servitore dello Stato radicato nei territori e tra i giovani.
Non un uomo delle poltrone, ma un uomo delle persone.
Hai dato allo Stato un volto che non baratta la schiena dritta, un modo di esserci senza chiedere applausi.
Per questo, oggi, chi ti conosce fa cerchio attorno a te: perché riconosce il valore del servizio, quello vero.
La notizia che è arrivata non è una resa, né un fermarsi:
è una chiamata alla lotta della vita.
E la scienza, come ha scritto la Senatrice, è forte e in movimento.
Io mi affido a questo, e alla tua forza, che è una forza che non vacilla ma avanza.
E allora permettimi questa chiusa, semplice come gli amici veri:
noi ci riconosciamo perché siamo così:
uomini senza fronzoli,
uomini che prendono di petto le onde,
uomini che servono lo Stato stando dentro la vita delle persone.
Non ci legano i titoli – che vanno e vengono –
ma il modo di stare in piedi davanti a ciò che accade.
Io sono qui, Sergio.
Dal mio Decumano Minore al tuo cammino,
con quella presenza silenziosa e forte
che solo l’amicizia sa dare.
Ciro

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