Quale pedagogia usare contro il bullismo violento?
Tra la lezione di un padre pugile e la filosofia delle arti marziali di #Denis #Brecevaz
GRAZIE DENIS tuo CIRO Shalom Napoli 12 gennaio 2026
Il tema è sempre lo stesso: come si educa un ragazzo a difendersi senza diventare violento?
Domanda antica, oggi resa urgente da un bullismo che ha cambiato forma, aumentato intensità, perso ogni freno. Vediamo scolaresche dove “fare tutto” è concesso, e dove la figura dell’adulto – il padre, il maestro, il professore – viene costantemente derisa o aggirata.
Io, personalmente, vengo da un’altra scuola.
Sono stato monello, sì – l’ho sempre ammesso – ma mai prevaricatore.
E, soprattutto, non sono mai stato bullizzabile. Non per carattere, ma per educazione: ero figlio di Mario, maestro di boxe e campione regionale. Non era violento, mio padre: era un uomo temprato dalla vita e dalla sofferenza. E mi ha insegnato un principio semplice:
«Offri sempre l’altra guancia… ma conta fino a tre.
Alla difesa arrivi dopo che hai fatto tutto il possibile per evitare lo scontro.»
Io, lo confesso, ho sempre contato fino a uno e mezzo.
Mi anticipavo, giustificandomi: “meglio prevenire”. E forse per questo, molti anni dopo, ho sentito il bisogno di incontrare un maestro vero, uno capace di spiegarmi la filosofia profonda delle arti marziali. Così sono arrivato a Denis Brecevaz.
🥋 Chi è il maestro Denis Brecevaz
Denis Brecevaz, detto Mas Denis, è maestro di arti marziali tradizionali con oltre quarant’anni di pratica, oggi riferimento europeo del Pencak Silat, arte marziale indonesiana.
Classe 1964, nato nell’ex Jugoslavia e cresciuto tra cultura slovena e italiana, Brecevaz inizia nel 1974 a Trieste con scherma e arti marziali cinesi. Nel 1995 scopre il Silat a Milano, e nel 2005 diventa discepolo del grande Dewan Guru O’ong Maryono.
Nel 2012, a Jakarta, conquista il titolo di Pandega Madya, primo italiano nello stile tradizionale Nusantara.
È fondatore dell’Accademia Arcipelago Pencak Silat Italia, referente nazionale CSEN, docente di seminari, camp estivi e corsi nelle Dolomiti friulane. Ha rappresentato l’Italia in Russia, Francia, Spagna, esportando non solo una tecnica ma una filosofia.
Il Silat, nella visione di Brecevaz, non è solo combattimento: è disciplina psicofisica, crescita personale, rispetto profondo, radicamento culturale. È un ponte tra Oriente e Occidente.
📚 Un video, un professore, e il senso della “violenza educativa”
Nei corsi di Mas Denis spesso si parte da esempi reali. Uno, in particolare:
Un professore sta spiegando alla lavagna. Dietro di lui alcuni bulli sottomettono un compagno seduto al primo banco. Lui si gira, vede la scena, e applica una vecchia e dimenticata arte:
la fermata educativa.
Un gesto forte, deciso, rispettoso.
Non violenza: correzione.
Non abuso: creanza.
Quella che un tempo si chiamava “violenza pedagogica”: concetto oggi quasi proibito, eppure — nel suo nucleo più serio — significava solo una cosa: l’adulto che richiama l’animale-mammifero-uomo alla sua parte migliore.
Oggi invece si violenta l’educazione stessa: famiglie fragili, scuole senza strumenti, società che premia l’arbitrio.
🔪 Bullismo, coltelli, armi improprie: quando manca la pedagogia mancano i freni
Il bullismo di oggi non è più solo spinta o insulto:
cresce l’uso di armi improprie, coltelli, oggetti presi per strada.
Si combatte senza regole.
E allora la domanda diventa inevitabile:
Quale pedagogia usare?
Non basta lo psicologo, non basta la sospensione, non bastano i convegni.
Serve educazione difensiva, serve una scuola del rispetto.
La stessa che Brecevaz porta ogni estate nei suoi corsi sulle Alpi Giulie: da giugno a settembre, un laboratorio per chi vuole capire la differenza tra controllo e aggressività.
Chi vuole informazioni, mi contatti: la formazione vera la riconosce chi ne ha fatta molta.
👊 La lezione di mio padre e quella del Silat
Io non salgo sul tatami, i miei appoggi non sono perfetti.
Ma le tecniche le conosco tutte — e ne sono orgoglioso.
E so una cosa:
la vita è fatta di strumenti.
Mio padre, uomo ferito ma mai violento, me ne diede uno semplice e definitivo:
«Difenditi.
Ma dopo aver contato fino a tre.»
Oggi sembra restare una sola alternativa: accettare la diseducazione o reagire.
La mia posizione — e lo dico sapendo che farà discutere — è chiara:
Non esiste educazione senza un limite.
Non esiste limite senza un adulto che lo faccia rispettare.
A Napoli lo dicevamo così:
«Mazze e panelle fanno i figli belli.
Panelle senza mazze fanno i figli pazzi.»
Non è un inno alla violenza: è un proverbio antropologico.
Il senso è che senza disciplina, senza autorità, senza guida, il ragazzo si perde.
🎓 Conclusione: la difesa creativa come scuola di umanità
Quel professore francese che ha difeso il debole non ha compiuto un atto di forza: ha dato una lezione di civiltà.
E non lo sa — ma ha fatto scuola anche a me, osservandolo.
Io, che ho visto all’opera maestri veri, dico con convinzione:
l’educazione è una forma di difesa.
La difesa è una forma di educazione.
E oggi, senza l’una e senza l’altra, i bulli diventano padroni del campo.

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