FRATELLI DELL’ARTE – L’EPIFANIA DI UNA NAPOLI CHE RICORDA

(di Ciro Scognamiglio – La Domenica del Decumano, 12 gennaio 2026)

Ponticelli, terra antica di umanità e di contrasti, ha vissuto nei giorni dell’Epifania un momento che resterà inciso nella memoria collettiva: un concerto capace di trasformare una chiesa, quella dei Santi Francesco e Chiara, in un teatro dell’anima, dove la musica non solo si ascolta ma si abita.

La fotografia, apparsa sul quotidiano ROMA, racconta già da sé un clima di gratitudine e stupore: James La Motta e Anna Calemme, affiancati dai tre Re Magi, sembrano non solo partecipare a una scena, ma custodirne il senso più profondo. Sono loro, i nostri Fratelli dell’Arte, a dare voce e corpo a una Napoli che non vuole smarrire il suo respiro spirituale.

James è regista, attore, narratore di sentimenti nascosti. In lui la scena diventa luogo di verità, di respiro umano, di profondità che non declama ma ascolta. La sua presenza pacata e intensa dà alla festa dell’Epifania un timbro unico: quello del racconto che riconsegna dignità ai piccoli, agli ultimi, alle periferie che egli conosce bene e che non tradisce mai.

Anna, voce d’incanto e di radice, è la Napoli che porta addosso la memoria. È il canto che profuma di vicoli, di presepi, di strade che – pur ferite – continuano a generare bellezza. È una voce che non imita: ricrea. Perché un’artista vera non traduce la tradizione, la rinnova. E Anna lo fa da anni, con riconoscimenti che valicano i confini locali e che alla nostra città fanno onore.

A entrambi va il plauso dello scrivente, che non nasconde l’affetto né la riconoscenza.
Li voglio bene – sì, lo dichiaro con semplicità e senza pudore – perché in voi, James e Anna, ho visto ciò che cerco da sempre nei giovani e negli artisti: passione, amore, dono.

Il professore che ha firmato quell’articolo ha percepito ciò che anch’io vedo ogni giorno: la vostra arte non è mestiere, ma servizio.
Servizio alla comunità, alla memoria, alla speranza.
Servizio a Napoli, che ha bisogno di anime come le vostre.

E se posso permettermi una nota personale – di uomo del decumano, del vicolo, di chi scrive tra le ombre e le luci di una vita intera – questo 2026 dovrà essere un anno di svolta anche per me. Con umiltà e verità chiederò quel minimo necessario, quei piccoli rimborsi che evitano l’imbarazzo del “povero disperato” e consentono al mio lavoro, al nostro lavoro condiviso, di restare libero e dignitoso.
Andrò verso un profilo professionale più stabile, più giusto, senza pesare su chi – come voi – mi sostiene con generosità e amicizia.

Oggi però è giorno di festa: festa della luce che si manifesta, della bellezza che resiste, dell’arte che unisce.
E il mio saluto per voi, James e Anna, è lo stesso che affido alla comunità che vi abbraccia:

Shalom. Pace e bene.
Che il vostro talento continui a farci incontrare l’umanità che siamo.

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