LA SCUOLA CHE VOGLIAMO PER IL 2026

Dallo Specchio Chirale della mia Famiglia De Filippo di Ponticelli _ Napoli redazione Pianura – Gennaio 09 2026

Io mi costituisco parte civile

Ci sono mattine che non passano, restano incise come una cicatrice.
La mia è stata il 1° settembre 2016, alle 6:50 del mattino, seduto su una sedia all’ingresso dell’88° Circolo Didattico “Eduardo De Filippo” del rione Conocal di Ponticelli.
Ultimo sigaro prima di entrare.
Non ero un alunno in anticipo: ero il Preside, figura oggi svuotata e ribattezzata “Dirigente”, parola piatta, burocratica, che non dice nulla.
Il preside vero è chi entra per ultimo, ma porta sulle spalle tutti.

Quell’alba mi accolsero tre persone che non dimenticherò:
il coordinatore dei bidelli, un uomo dolce, compagno di strada, poi scoperto alunno del mio stesso Volta – fratello amico Mario Calarco;
Eduardo Magliano, ingegnere di sicurezza, passo largo e testa lucida;
Rubino Buonaiuto, il Direttore Amministrativo, un “segretario” nel senso più autentico e nobile, fratello di anni di lotta e servizio.

Allora capii che la scuola è un giuramento, non un edificio.
E che a Ponticelli nessuno ti regala niente: devi combatterlo, l’abbandono.

La Capinera: piccola ma indomabile

Una parola, prima del resto: capinera.
Un uccellino fragile solo all’apparenza: sopravvive cantando nascosto tra i rami, non tace nemmeno quando i predatori camminano sotto.
Così è la De Filippo, così è Ponticelli, così sono io.

IL FATTO: una scuola chiusa, una politica assente, un diritto calpestato

L’articolo lo avete letto:
bagni allagati, fogne al collasso, 1.000 alunni senza lezioni, doppi turni, 12 ore di scuola perse a settimana.
Il rione Conocal, dicembre 2025.

La scuola chiusa da prima di Natale.
I bambini costretti a usare gli unici due bagni funzionanti — maschi e femmine insieme — in un quartiere ad alta vulnerabilità sociale.
Le famiglie lasciate sole, i ragazzi risucchiati dalla strada.

Questa non è cronaca. È un atto politico. O meglio: è il risultato di un atto politico, quello dell’abbandono.

De Magistris, Manfredi, e la storia che non cambia

Durante il mio mandato, il Sindaco Luigi De Magistris alla De Filippo non si è mai visto.
Neppure quando il Santobono, con Marco Salvatore e il “Sabato delle Idee” guidato da Ottavio Ragone, ci donò il campetto era presente anche la Chiesa con il Cardinale Crescenzo Sepe e tuuti glio organi della prefettura e al tavolo ( ci sono atti 2019 con partita in campo e passaggio del pallone ai piedi dello scrivente zoppo e del Dottore Federico Cafiero De Raho ( non  pontifichiamo  sono atti del 2019 .
Silenzio. Assenza da parte del Sindaco.
Ponticelli non è mai abbastanza “utile” da meritare una visita.

E oggi?
Gaetano Manfredi.
Sindaco ingegnere, rettore, ministro.
Eppure su Ponticelli la voce è sempre la stessa:
“non ci sono fondi, non ci sono tecnici, non ci sono soluzioni, non ci sono risposte”.
Ma i voti, quelli sì, ci sono stati.
Li avete avuti.
E poi?
Poi le periferie scompaiono dai radar istituzionali.

Cronache del mio mandato: soffitti che crollano, auto parcheggiata davanti al Comune, e il silenzio di tutti

Un soffitto crollò una mattina alle 7:15 al plesso Madonnelle.
Se fosse caduto mezz’ora dopo, oggi parleremmo di una strage.
E in quel momento fu chiaro che non bastava più scrivere pec, note, relazioni.

Io andai a Palazzo San Giacomo, parcheggiai dov’era vietato.
Nessuno mi fermò:
sapevano che la tappa successiva sarebbe stata la Procura.
Non era gesto eroico.
Era disperazione istituzionale.

E questa disperazione, oggi, la rivedo negli occhi della collega Concetta “Titti” Stramacchia, donna di grande spessore umano, di legalità vera, non di facciata.
Ha parlato, scritto, denunciato.
Ha bussato alle porte che io già trovai chiuse nove anni fa.

Non è inefficienza. È violenza politica.

Sì, violenza.
Perché quando neghi a un bambino un bagno, una classe, una maestra, non stai sbagliando: stai colpendo.
Stai dicendo:
“Voi valete meno degli altri, potete aspettare, potete stare in strada”.

E allora basta ipocrisie:
questa non è emergenza. È scelta politica.

Una città che non garantisce la scuola alle periferie non è amministrata male:
è amministrata contro.

Io mi costituisco parte civile

Lo dico senza allegorie, senza poesia:
io mi costituisco parte civile contro Gaetano Manfredi e la sua giunta.
Per omissione politica, per assenza istituzionale, per disinteresse verso mille bambini.
Per avere lasciato sola una dirigente, sole le famiglie, soli i docenti, soli i quartieri.

La mia Shalom non è resa.
È resistenza.
È pace che si conquista opponendosi all’oppressore civile, culturale, amministrativo.
È fuoco che risponde al fuoco.

Non sono un pensionato.
Sono un combattente della memoria, un gladiatore del Decumano Minore.
So che morirò nel vicolo, forse a testa in giù, ma senza aver mai smesso di dire la verità.

La politica prende i voti e poi scappa

Gianbattista Vico lo aveva previsto: i corsi e ricorsi dei “mappazzoni” che votiamo noi e che poi ci ignorano.
Lo schema è sempre quello:
promesse, stretta di mano, foto di rito — e poi il nulla.

E allora sì:
bisogna fare guerra. Guerra civile, umana, culturale, pacifica ma frontale.
Perché la pace non è stare zitti:
la pace è resistere.

La scuola che vogliamo per il 2026

Non chiediamo miracoli.
Chiediamo normalità.
Chiediamo una scuola che non chiude quando piove.
Che non manda i bambini a casa perché le fogne esplodono.
Che non divide i figli in serie A e serie B.
Una scuola-presidio di legalità, come sempre è stata la De Filippo:
una capinera che canta, anche quando tutti fingono di non sentirla.

Perché la periferia non è una riga in bilancio:
è un popolo.
E un popolo non si abbandona.

Ciro Scognamiglio
già Professore e Preside — titoli che vivranno fino alla mia morte di gladiatore,
oggi giornalista per diritto conquistato,
ma sempre — fino all’ultimo respiro — il monello del vicolo,
contro i delatori del verbo, della verità e dell’umanesimo da cercare.

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