Ore 00:54 del 2026
Cosa #raccontare? Dove si è nascosto l’uomo #vero
Pianura – Napoli.
Sono le 00:54 del 1° gennaio 2026 quando, in un’area bassa nei pressi di una casa–studio, si sviluppa un incendio reale, con fumo visibile e odore acre. L’intervento dei Vigili del Fuoco (115) avviene in tempi rapidi e consente di riportare la situazione sotto controllo.
Il dato che colpisce, tuttavia, non è l’episodio in sé, bensì ciò che avviene intorno.
Mentre il fuoco viene domato, i botti di Capodanno continuano senza interruzione. Fuochi pirotecnici, spari rituali, “scaccia-malocchio” che non si fermano nemmeno davanti a un evento potenzialmente pericoloso. Nessuna fuga, nessun allarme collettivo, nessuna sospensione della festa.
Il fuoco che non fa più paura
Il fuoco reale, visibile e concreto, non genera più reazione. Viene percepito come parte del contesto, quasi un rumore di fondo. È un segnale che va oltre il singolo episodio e interroga il comportamento collettivo: quando un pericolo non interrompe il rito, significa che il simbolico ha preso il sopravvento sul reale.
Il calendario, la tradizione, l’automatismo della festa risultano più forti dell’esperienza diretta.
Due gesti opposti, la stessa notte
Da una parte chi spara per celebrare.
Dall’altra chi spegne per prevenire danni e rischi.
Due gesti simultanei e opposti, che raccontano una frattura silenziosa: mentre il rumore domina la scena pubblica, il lavoro concreto, silenzioso e necessario resta sullo sfondo. I Vigili del Fuoco intervengono senza clamore, mentre la festa continua come se nulla stesse accadendo.
Rumore e distanza
In un tempo in cui, in molte parti del mondo, intere popolazioni vivono sotto il suono reale delle bombe e chiedono silenzio, qui il rumore diventa espressione di normalità e distanza. Sparare fuochi è un gesto che presuppone sicurezza, assenza di assedio, rimozione del rischio.
È una contraddizione che pesa, soprattutto quando il fuoco vero è a pochi metri di distanza.
La domanda aperta
L’episodio delle 00:54 non è una cronaca nera né un fatto eccezionale. È un segno.
Un frammento di comportamento collettivo che solleva una domanda semplice e inquietante:
dove si è nascosto l’uomo vero?
Forse dietro l’abitudine.
Forse dietro il rito.
Forse dietro l’idea che, finché è festa, nulla possa davvero accadere.
Il 2026 si apre così: non con un botto, ma con una domanda che resta sospesa nel fumo e nel rumore.
E che, prima o poi, dovrà trovare risposta.
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CIROSCO99 (Ciro Scognamiglio)
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