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NAPOLI – Ci sono storie che non appartengono solo a chi le scrive, ma diventano un testimone collettivo da passare di mano in mano affinché il passato non torni a ripetersi. È questo il cuore pulsante di “Viaggio di 40 anni e una barca” (Graus Edizioni), l’opera d’esordio di Ciro Scognamiglio, dirigente scolastico in pensione che per una vita intera ha educato i giovani alla bellezza della vita e al rispetto dell’altro. Al centro del racconto non c’è solo la vita dell’autore, ma il legame profondo e tormentato con il padre Mario, un ebreo non praticante e socialista la cui esistenza fu segnata indelebilmente dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti nel 1943.
Mario, che portava sulla pelle i marchi della crudeltà umana, scelse di non considerarsi una vittima, ma un testimone, insegnando al figlio che la memoria non è un peso, ma una guida per scegliere consapevolmente dove andare. La cronistoria umana di Ciro Scognamiglio inizia tra le baracche di legno di Marechiaro, dove da bambino, soprannominato “Guerririno“, affrontò la prova della poliomielite. Quel bambino fragile, che sognava di esplorare il mondo oltre i confini del borgo, è diventato il “Preside” stimato da intere generazioni di studenti, un educatore che ha saputo trasformare il proprio dolore in una missione: diffondere la cultura della non violenza.
Per Scognamiglio, l’insegnamento è stato un atto d’amore: «Ho contaminato i giovani con l’amore per la vita», scrive l’autore, ricordando come il suo passato da “monello” dei Quartieri Spagnoli lo abbia aiutato a comprendere e sostenere i ragazzi più difficili . Il titolo del volume richiama un simbolo potente: La barca di legno costruita dal padre, metafora di una sopravvivenza fragile ma ostinata.
È l’imbarcazione interiore che permette di attraversare le tempeste dell’esistenza senza mai smettere di salpare. Il culmine di questo viaggio introspettivo si compie a Cracovia, dove Scognamiglio, accompagnato dalla moglie Maria, ha affrontato la resa dei conti definitiva con il passato di fronte ai cancelli di Auschwitz, trasformando il dolore in una nuova alba di consapevolezza. In un’epoca in cui «il vento dell’odio razziale soffia ancora in più direzioni»,
Il libro di Scognamiglio non è solo un omaggio alla propria famiglia, ma una condanna contro ogni forma di oppressione e crudeltà. «La memoria non è un’ancora, è una direzione», sottolinea l’autore, invitando i lettori a non restare fermi nemmeno nella notte più buia. Con una scrittura che alterna momenti lirici a un crudo verismo, “Viaggio di 40 anni e una barca” si presenta come un mosaico di emozioni necessario per chiunque creda che, nonostante tutto, valga la pena lottare per un mondo dove l’essere umano ritorni a essere pienamente umano .

Ciro Scognamiglio
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