Ciro Scognamiglio

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**LA PIAZZA SI INTERROGA:

CIRO SCOGNAMIGLIO PUÒ ESSERE UN DONO DI NATALE?**

Grazie a Mena Sorrentino, che con il suo sguardo attento e generoso ha scelto di scrivere di Viaggio di 40 anni e una barca, restituendone il senso più profondo e, forse, più necessario: quello di un’opera-lavoro da attraversare con lentezza, non solo da leggere.

Il suo testo non è una semplice recensione, ma un invito rivolto a chi sente il bisogno di parole che non consolano superficialmente, bensì interrogano. Parole che parlano di umanità, di memoria, di dolore trasformato in testimonianza, di un passato che non chiede vendetta ma responsabilità.

Ci sono libri che non cercano il consenso, ma l’incontro. Libri che non urlano, ma restano. Viaggio di 40 anni e una barca si muove in questa direzione: racconta l’orrore senza odio, la sofferenza senza retorica, la vita come scelta quotidiana di servizio e di senso.

Come ricorda Mena Sorrentino, i campi di sterminio non hanno colore politico o religioso: sono una ferita che attraversa la storia e il presente. Per questo il libro parla anche dell’oggi, di Gaza, degli innocenti travolti dalla violenza, dei luoghi in cui l’umanità viene sospesa e chiede di essere ritrovata.

La piazza, allora, si interroga. Non per celebrare un autore, ma per domandarsi se un libro così possa essere un dono. Un dono di Natale, forse. Non da scartare in fretta, ma da custodire. Perché aiuta ad andare oltre la barbarie, oltre il dolore, e a ritrovare quei valori essenziali che rendono grande un’esistenza.

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