CITTÀ E TERRITORI
di Claudio Ciotola
COORDINATORE PRESIDENTE
GIORNALISTI FLEGREI

Galleria Principe, palazzo Cavalcanti e altri beni: cosa sta accadendo al patrimonio di Napoli

A Napoli torna al centro del dibattito pubblico la questione, mai davvero risolta, della gestione e della tutela del patrimonio comunale. L’ultima mossa dell’amministrazione riguarda una variante urbanistica che apre la strada al conferimento di alcuni immobili simbolici, tra cui la Galleria Principe di Napoli, Palazzo Cavalcanti e il deposito ANM di Posillipo, al fondo immobiliare gestito da Invimit S.p.A. Una scelta che molti cittadini e osservatori interpretano come un ulteriore passo verso la “svendita” della città, un processo che procede nel silenzio generale e con scarsissimo coinvolgimento pubblico. Mentre Napoli affronta difficoltà finanziarie croniche, cresce la preoccupazione per la perdita di controllo su beni storici e strategici che, più che semplici strutture, rappresentano frammenti identitari della città.
La decisione si inserisce nel più ampio contesto del “Patto per Napoli”, l’accordo siglato con il governo che ha permesso all’amministrazione Manfredi di ottenere risorse indispensabili per evitare il dissesto finanziario. Ma questo ossigeno, oggi, arriva accompagnato da una serie di impegni stringenti: riduzione dei costi, aumento delle entrate, valorizzazione spesso in termini meramente finanziari del patrimonio immobiliare comunale.
È proprio in questo quadro che matura l’idea di conferire un blocco di immobili storici a Invimit, un fondo pubblico che li gestirà con l’obiettivo di recuperarne valore e generare redditività. Un approccio che, però, rischia di perdere di vista il ruolo sociale e culturale di questi luoghi.
Galleria Principe, palazzo Cavalcanti e il deposito ANM: non semplici beni, ma spazi simbolo
Gli immobili coinvolti non sono edifici qualunque.
La Galleria Principe di Napoli, con la sua architettura ottocentesca e la sua posizione strategica tra il Museo e Piazza Bellini, è da sempre un luogo di passaggio, cultura e incontro.
Palazzo Cavalcanti, nel cuore del centro antico, è un pezzo della storia amministrativa della città.
Il deposito ANM di Posillipo, infine, rappresenta un tassello cruciale per la gestione del trasporto pubblico.
Affidare questi beni a una logica di valorizzazione finanziaria significa sottrarli, almeno in parte, alla possibilità di un uso pubblico diretto e orientato al benessere collettivo. Per molti, è l’ennesimo segnale di una città che perde pezzi e controllo.
Se c’è un punto che unisce critici e semplici cittadini è la percezione di un processo scarsamente trasparente.
La variante urbanistica è approdata in Consiglio comunale senza un vero percorso di consultazione pubblica, senza assemblee aperte, senza il coinvolgimento delle realtà che quotidianamente vivono e animano questi spazi. Il risultato è una città che si sente esclusa da una scelta destinata a incidere sul suo futuro urbano, culturale e sociale. Un paradosso per un’amministrazione che più volte ha dichiarato di voler puntare sulla partecipazione e sulla rigenerazione condivisa del territorio.
In una fase storica in cui gli enti locali faticano a far quadrare i conti, la tentazione di monetizzare il patrimonio è forte. Ma ridurre la città a una somma di immobili da conferire o valorizzare come fossero asset privati significa snaturare l’idea stessa di bene comune.
Napoli non è un inventario.
È una città viva, complessa, fragile, ricca di storia e identità.
E luoghi come la Galleria Principe o Palazzo Cavalcanti non dovrebbero essere trattati come semplici prodotti finanziari, ma come spazi da tutelare, rigenerare e restituire alla comunità.
L’appello che arriva da cittadini, comitati e osservatori è semplice: maggiore trasparenza, più partecipazione, più coraggio nel difendere il patrimonio pubblico. Le difficoltà economiche non possono diventare il pretesto per cedere progressivamente il controllo sulla città.
Napoli merita un progetto di futuro in cui il patrimonio non sia una zavorra da dismettere, ma una risorsa da valorizzare con visione, responsabilità e rispetto.
Perché Napoli è e resta patrimonio dei napoletani.
Claudio Ciotola

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