Fuoritempo – I MESTIERI

La ricchezza della mia infanzia – La strada, il vicolo, la mia formazione con i banchi e le cattedre

di Prof. Ciro Scognamiglio

Menestrello di racconti umani

Ci sono parole che non mi hanno mai abbandonato: strada, vicolo, mestiere.
Sono le tre pietre miliari su cui è cresciuta la mia infanzia, povera di mezzi ma infinitamente ricca di incontri.
Perché è lì, tra le botteghe del Sud, tra il profumo di legno tagliato, di ferro battuto e di pane appena sfornato, che si è scritto il mio primo abbecedario umano.

La strada era una scuola.
Il vicolo era un’aula.
I mestieri erano le cattedre a cui mi formavo senza saperlo:
il calzolaio che parlava poco, il fruttivendolo che cantava la mattina, il sarto che teneva gli spilli fra le labbra come fossero sillabe di un’altra lingua.
E poi la pasticceria, quella che faceva brillare gli occhi ai bambini e dava profumo alle feste del quartiere.

Crescevo guardando mani che lavoravano.
Mentre io, seduto su un gradino, imparavo il più antico dei saperi:
osservare, ascoltare, restituire senso.

Molto prima di diventare professore, molto prima delle cattedre e dei banchi veri, io ero già allievo della strada.
Un allievo segnato dalla poliomielite, sì, ma con lo sguardo aperto sul mondo come una finestra che non vuole chiudersi.

Gli uomini e le donne dei mestieri mi hanno insegnato il ritmo lento della pazienza, il valore del tempo, la dignità della fatica.
Ognuno era un maestro senza titolo, un professore senza registro, un poeta inconsapevole.
Forse è per questo che oggi qualcuno mi chiama Menestrello di racconti umani:
perché so ancora ascoltare come quando ero bambino, e so raccontare come se stessi restituendo ciò che un giorno ho ricevuto.

Questa rubrica nasce così:
per tenere viva la memoria dei mestieri che hanno fatto grandi i nostri quartieri, per raccontare chi siamo stati e chi potremmo ancora essere.

Fuoritempo perché questi saperi non seguono più l’orologio del mondo.
Fuoritempo perché la dignità di un mestiere non tramonta.
Fuoritempo perché non c’è futuro senza memoria.

Risposta

  1. Avatar wwayne

    Anch’io ho condiviso un ricordo d’infanzia in questo post: https://wwayne.wordpress.com/2020/12/05/un-sogno-che-si-avvera/. Cosa ne pensi della mia esperienza?

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