LONTANI LA TRAVERSATA

LETTERE DAL DECUMANO MINORE

del Professore Ciro Scognamiglio #27NOVEMBRE2025

PENSIERO LIBERO DI VITA NELLE NOSTRE MANI – NOI 1

La capacità di intendere e volere – da Biofisico e Filosofo. Plotino.

PENSIERO LIBERO DI VITA NELLE NOSTRE MANI – NOI 1

Antropologia del falso nell’Italia delle fuffe e della fuffosità

Scrivo avvilito.
Scrivo stanco.
Scrivo da uomo che ha studiato, vissuto, camminato tra vicoli, libri, maree, memorie di guerra e filosofie del mondo.
Scrivo perché oggi – e non è un mistero per nessuno – mi girano le ruote. E quando girano, significa che la misura è traboccata.

Ci capiamo bene:
BUGIE.
Ecco la parola.
Lo scrivente afferma: bugie.

Io studio.
Io mi documento.
Io leggo atti, ricerche, fonti.
Voi?

Io non mi lascio condurre come un bue cieco nel carro mediatico.
Voi?

Shalom – perché la pace resta il mio orizzonte –
ma siamo solo a giovedì e mi ritrovo ancora una volta a parlare di “una casa nel bosco”, diventata simbolo nazionale del sospetto costruito, del giudizio mediatico facile, dell’allarme generato prima dei fatti.

E allora sì: quando ci vuole, ci vuole.

1. La narrazione che sostituisce i fatti

Viviamo in un’Italia dove la “storia” non è quella che accade, ma quella che qualcuno racconta.
E ciò che non torna si elimina.
Ciò che disturba si distorce.
Ciò che è vero si cola nella forma televisiva che piace.

L’antropologia del falso – quella seria, quella accademica – lo spiega bene:
il potere costruisce percezioni, non verifica realtà.
E il risultato è una società dove il sospetto vale più del documento, e dove l’eccezione (vera o presunta) fa audience più della normalità silenziosa.

2. La casa nel bosco: romanzo mediatico, non cronaca

Lo ripeto:
di cosa stiamo parlando?

Una famiglia che vive in campagna, tra altre case, con una scuola parentale regolare, con precettori di livello, con figli che interagiscono con i pari.

Tutto dichiarato.
Tutto scritto.
Tutto protocollato al Comune.

Eppure:
si parla di isolamento, bosco, rischio, anomalia.

Perché?
Perché la normalità libera fa paura.
Perché chi esce dal recinto viene trasformato in enigma.
Perché la società non sopporta vite che non sa classificare.

Io una domanda la faccio:
👉 Perché non pubblicano gli atti?
👉 Perché non lasciano che la gente – il popolo, noi – legga e giudichi?

La trasparenza dovrebbe essere norma.
In questo Paese è diventata una concessione.

3. Le fiffe del tubo catodico

E non parliamo dei tuttologi del tubo catodico del 1954.
Sempre gli stessi, sempre presenti, a spiegare il mondo con una sicurezza che spesso non è competenza ma abitudine alla poltrona.

Ne stimo alcuni, certo.
Ma perché mai – dico io – non si chiama una nuova generazione?
Perché non si dà voce a chi vive le strade, le famiglie, i vicoli, i boschi veri?
Perché chi studia davvero, chi osserva il reale, chi legge antropologia, filosofia, cronache, non viene interpellato?

Io sono qui.
Io potrei parlare.
Io potrei spiegare.

Ma il sistema vuole figure da salotto, non da campo.
Vuole conferme, non analisi.
Vuole decibel, non profondità.

4. Sicilia: 1918 che ritorna nel 2024

Poi c’è la Sicilia.
Una storia che definire vergognosa è poco.
Una madre, una famiglia, un bambino con problemi sanitari seri, ancora in una casa indegna.
E una Regione che dal 2018 ha agenzie, commissari, piani, tavoli, conferenze.
E risultati?
Pochi.
Minimi.
Lenti.

È l’antropologia della miseria ereditaria:
il povero resta povero non per destino, ma per struttura.
E poi si parla di emergenza.
No: questa non è emergenza.
È trascuratezza storica.

5. E allora, come dobbiamo vivere?

La domanda non è tecnica.
È umana.
È filosofica.
È politica.
È spirituale.

Come si vive in un Paese dove tutto viene trasformato in sospetto?
Come si difende il pensiero critico?
Come si mantiene la capacità di intendere e volere, direbbe Plotino, in mezzo alle menzogne ben confezionate?

La risposta è una sola:
👉 pensiero libero.
👉 lettura dei fatti.
👉 non delegare mai la propria coscienza.
👉 non lasciarsi condurre.

Io studio.
Io leggo.
Io verifico.
Io ascolto il popolo, non i proclami.

E voi?

Conclusione

Scrivo da avvilito, sì.
Ma non da sconfitto.
Scrivo da uomo libero.
Scrivo da professore che ha passato la vita a capire i meccanismi del vero e del falso.
Scrivo da cittadino che non sopporta più le fiffe, le fuffosità, le bugie patinate da emeriti professionisti dello schermo.

Io lo dico chiaro:
BUGIE.
E quando ci vuole, ci vuole.

Shalom.

Prof. Ciro Scognamiglio
Lettere dal Decumano Minore – Lontani La Traversata

Lascia un commento