È arrivato a Napoli il primo tram ANM di nuova generazione.
Un mezzo elettrico, moderno e sostenibile.
Un passo avanti concreto per una mobilità più efficiente e innovativa.

Bus elettrici a Napoli: green sì, ma una carrozzina come sale?
Occhiello
Inaugurati in piazza Municipio i primi 22 bus elettrici ANM, “sicuri ed accessibili” secondo il sindaco Manfredi. Ma alla fermata, davanti allo scalino, una domanda resta sospesa. Comune di Napoli
Catenaccio
Un’inchiesta dal decumano minore: noi mettiamo le immagini e le domande, la tesi finale la scriveranno il Comune e l’ANM – se risponderanno.
Napoli green, Napoli per tutti?
Napoli si è messa la giacca verde.
Piazza Municipio, conferenza stampa, telecamere: il sindaco Gaetano Manfredi presenta i primi 22 autobus elettrici della nuova flotta ANM. Sono solo l’avanguardia di un piano da 253 mezzi a batteria entro il 2026, finanziato con i fondi PNRR: si parla di flotta green, di sostenibilità, di città più silenziosa e meno inquinata. Comune di Napoli
Nelle schede tecniche i bus sono descritti come “sicuri ed accessibili”. Ricarica rapida in deposito, telecamere, aria condizionata, wifi.
Tutto giusto. Tutto bello. Ma dal mio piccolo osservatorio di cronista del decumano minore, una domanda si infila come una carrozzina stretta tra il marciapiede e lo scalino:
Una persona in carrozzina, oggi, a Napoli, come sale materialmente su questi nuovi bus elettrici?
Questa è l’ipotesi di partenza della nostra inchiesta.
Non per smentire nessuno a tavolino, ma per verificare se la promessa “accessibile” regge alla prova dell’asfalto.
La scena alla fermata: lo scalino che non va mai in pensione
Chi usa il bus a Napoli lo sa:
anche quando il mezzo è “a pianale ribassato”, lo scalino spesso resta. Perché?
- il marciapiede è troppo basso o sconnesso;
- l’autista, magari per fretta o per abitudine, non si accosta bene;
- la pedana c’è, ma non viene azionata o è fuori uso;
- lo spazio interno per la carrozzina è occupato da altro (passeggeri, passeggini, borse).
Immaginiamo una scena, molto concreta.
Fermata su una delle linee annunciate come elettriche – C78, 654, C65 o 3M. Il nuovo bus si avvicina, silenzioso, livrea bianca e rossa, tecnologia di ultima generazione.
Alla fermata c’è una carrozzina.
Il bus si ferma, le porte si aprono, i passeggeri “normodotati” salgono.
La carrozzina no.
Aspetta che qualcuno la guardi, che qualcuno chiami l’autista, che qualcuno faccia scendere quella benedetta pedana. Se la pedana rimane chiusa, lo scalino vince. E tutta la retorica sulla città inclusiva si inceppa proprio lì, tra il ferro della soglia e la gomma delle ruote.
Le carte dicono “accessibili”. Ma la strada?
Sulla carta, i nuovi autobus urbani devono rispettare norme precise: pianale ribassato, pedane o rampe di accesso, spazi e sistemi di ancoraggio per le carrozzine, informazione a bordo. È un requisito tecnico e un diritto sancito anche dalle norme europee sui passeggeri con disabilità. stylo24.it+1
Le schede diffuse sul progetto elettrico dicono più o meno sempre la stessa cosa:
- “mezzi moderni, confortevoli, a zero emissioni”;
- “dotati di tutti i comfort e accessibili a tutti”;
- “diritto alla mobilità garantito in modo efficiente e accessibile”. Wikipedia
Ma la domanda del cronista – e del cittadino – è semplice:
Questa accessibilità è una dichiarazione o un fatto quotidiano?
Perché accessibile non significa “dotato di pedana”, ma pedana che si apre, marciapiede che permette di usarla, personale formato e disponibile, linee progettate tenendo conto di chi non cammina.
Domande pubbliche al Sindaco Manfredi
Da giornalista, rivolgo al Sindaco alcune domande secche. Sono domande pubbliche, che meritano una risposta altrettanto pubblica.
- Garantisce, oggi, che una persona in carrozzina possa salire sui nuovi bus elettrici senza dover chiedere un favore o un miracolo?
- Quanti dei bus elettrici in servizio hanno pedane funzionanti, spazi per carrozzelle e sistemi di ancoraggio regolarmente utilizzati?
Chiedo numeri, non aggettivi. - Chi controlla, corsa per corsa, che queste dotazioni vengano effettivamente usate dagli autisti?
Esiste un monitoraggio, un protocollo, una formazione obbligatoria? - Se una carrozzina resta a terra alla fermata perché la pedana non si apre o il marciapiede è inadeguato, di chi è la responsabilità?
Dell’autista? Dell’azienda? Del Comune? Di nessuno? - Che senso ha parlare di “transizione ecologica” se una parte dei cittadini – i più fragili – resta tagliata fuori dal servizio?
Non è questa, in fondo, una forma di inquinamento sociale?
Domande tecniche ad ANM: oltre lo slogan
All’Azienda Napoletana Mobilità, che gestisce il trasporto pubblico cittadino, rivolgo altre domande, più tecniche: Wikipedia+1
- Quante segnalazioni di problemi di accesso per persone in carrozzina sono arrivate negli ultimi anni?
E come sono state gestite? - Quanti autobus elettrici oggi in servizio hanno la pedana fuori uso, e con quali tempi di riparazione?
- Gli autisti ricevono una formazione specifica sull’assistenza alle persone con disabilità e sull’uso delle pedane? È verificata o solo raccomandata?
- Quante fermate sulle linee servite dai nuovi bus elettrici sono realmente accessibili (altezza marciapiede, assenza di barriere, percorsi pedonali sicuri)?
Sono domande semplici.
Basta poco per rispondere: qualche tabella, qualche dato, qualche impegno scritto.
La nostra ipotesi visiva: un piccolo “test di realtà”
Come Fotografia Vagabonda e come cronaca dal basso, proporrò – e documenterò – un test molto elementare:
- Scegliere una o due linee elettriche (ad esempio C78 o 3M).
- Mettersi alla fermata con una persona in carrozzina – o seguire chi già fa questo percorso ogni giorno.
- Documentare, con discrezione e rispetto, cosa accade:
- il bus si ferma correttamente?
- la pedana viene attivata?
- la carrozzina riesce a salire in sicurezza?
- dentro il bus lo spazio dedicato è libero e fruibile?
- Ripetere il test in orari diversi (mattina presto, ora di punta, sera).
Non servono grandi parole: bastano qualche sequenza fotografica o un breve video.
Sono quelle immagini a dire se lo scalino è ancora il vero sindaco del trasporto pubblico, più forte delle delibere e dei render.
La tesi finale non è nostra
Noi, da questa sponda del decumano minore, abbiamo fatto il nostro mestiere:
- abbiamo raccolto la promessa pubblica: bus elettrici “sicuri ed accessibili”, città green, diritto alla mobilità; Comune di Napoli
- abbiamo posto una domanda concreta:
come sale, oggi, una persona in carrozzina su quei bus? - abbiamo aperto un cantiere di verifica fatta di immagini, sopralluoghi, micro-testimonianze.
La tesi finale, questa volta, non voglio scriverla io.
Sarà la risposta del Sindaco Manfredi e dell’ANM – con dati, impegni verificabili e tempi – a dire se Napoli non sarà solo più elettrica, ma davvero più giusta.
Se arriveranno risposte chiare, numeri trasparenti e azioni concrete, lo racconteremo qui, con lo stesso spazio e la stessa evidenza.
Se non arriveranno risposte, anche questo – purtroppo – sarà una risposta.Prof. Ciro Scognamiglio
giornalista, uomo del mondo, dal decumano minore
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