**MESTIERI, ARTE E CULTURA

La politica vista da un fanciullino sognatore –

Lettera del Professore del Decumano**

Napoli #19novembre2025

Sono un uomo che ha servito la vita con un solo principio:

vivere per servire, non servire per vivere.

Questo mi ha insegnato il mio vicolo, questo mi ha insegnato il mare, questo continuo a insegnare ai giovani che hanno circumnavigato il mondo più volte con me, col mio giornale-blog Lontani la Traversata.

Uomini e donne di mare, sì — ma con un mentore che ha sempre mantenuto i segnali della continuità. Perché chi viene dal mare conosce una verità antica: chi guida non comanda, ma custodisce.

E il mio vicolo, oggi, fa politica.

Ma non la politica delle urla, delle promesse, delle luci appese ai viali.

Fa la politica della vicinanza, del pane condiviso, della porta aperta, della parola che solleva.

La politica che non chiede applausi ma si inginocchia per aiutare a rialzarsi.

Ieri ho scritto per un territorio che mi ha accolto.

Ho donato la mia rotta, la mia barca, la mia memoria.

E qualcuno mi ha domandato:

“Professore, lei che è antropologo del vicolo…

che associazioni costruisce tra quel viaggio e l’oggi?”

La risposta è semplice:

una barca parla sempre del presente.

Parla di chi aspetta un porto, di chi cerca vento, di chi ha paura della notte e allo stesso tempo sa che solo attraversandola si arriva all’alba.

E allora permettetemi di raccontare un approdo speciale:

Nola.

Dove “La barca che approda” non è soltanto un testo, ma una promessa.

Un luogo dove Mena Sorrentino e Domenico Della Valle non hanno solo organizzato una serata:

hanno costruito una casa di affetti, un desco che è un abbraccio.

E lì — come un marinaio trova un faro — ho ritrovato il senso della mia rotta.

Antropologia Politica, o dell’Umano che Governa

L’antropologia politica, lo ripeto ai miei studenti del vicolo, non è la scienza dei palazzi ma la scienza degli esseri umani.

È capire come e perché una comunità prende decisioni, a chi affida il potere, come si mantiene l’ordine, come si affronta il conflitto.

E oggi più che mai, in un’Italia che discute, che litiga, che brilla di 150 chilometri di luminarie mentre troppe vite restano al buio, questa disciplina ci chiede una sola cosa:

guardare negli occhi la realtà.

Stipendi fermi da trent’anni.

Giovani che partono.

Famiglie che resistono come possono.

Quartieri che non chiedono feste, ma ascolto.

Territori che non chiedono splendore, ma cura.

E allora lo dico con la fermezza dei padri e la delicatezza dei maestri:

non si governa per brillare.

Si governa per servire.

Teresa De Giulio: la Regina del Sud che non vola in elicottero

C’è una giovane donna — una professoressa, una maestra di strada e di scuola — che incarna questa politica dell’umano.

Si chiama Teresa De Giulio.

Non è la “Regina del Sud” delle serie televisive, del potere e dei traffici.

È la Regina del Sud dell’Amore e del Servizio,

del traffico umano di chi si dona,

di chi ascolta,

di chi si sporca le mani nei quartieri e nei corridoi della fragilità.

E lo ha detto con un’onestà disarmante:

“Questa campagna è stata difficile.

C’è sfiducia nella politica.

Io ci sono stata sempre: per un consiglio, un supporto, una soluzione.

Se sarò eletta, sarò attenta.

Perché ho accanto persone che sostengono con autorevolezza e cuore.”

In queste parole non c’è propaganda.

C’è un senso del dovere antico.

C’è il volto di chi non chiede potere,

ma chiede di poter servire meglio.

Teresa — la mia Teresina —

è la figlia politica che un padre del mondo può scegliere per i giovani.

Perché non porta voti, porta storie.

Non promette miracoli, promette presenza.

Non cerca troni, cerca soluzioni.

Una chiusura di mare e di speranza

La mia barca, partita dalla Rada di Napoli,

è arrivata a Nola portando memoria, affetti e responsabilità.

E continuo a credere che l’Italia sia proprio così:

una barca che parte lenta, stanca, forse ferita,

ma che non smette mai di cercare il vento giusto.

Un popolo che custodisce la memoria

e desidera futuro

non affonda mai.

Per questo oggi parlo a voi,

ai miei territori, ai miei amici, ai miei giovani,

a chi mette la faccia e la schiena:

siate luce che scalda, non luce che abbaglia.

E se volete una guida che non brilla ma serve,

una donna che non corre in elicottero ma a piedi,

una professoressa che conosce il nome dei problemi e dei bambini,

allora sì:

Teresa De Giulio merita il vostro vento.

È una rotta buona, giusta, umana.

E noi — barca e equipaggio —

continueremo insieme il viaggio.

Buon viaggio a tutti noi.

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