ULTIME ORE di #OGGI per domani #18novembre2025
EDITORIALE – “#Mappazzone politico dal vicolo oscuro”
Nel grande teatrino della politica campana, oggi va in scena lo spettacolo più triste: il mappazzone del potere, mescolato come un minestrone mal riuscito.
A sinistra cercano un quadrato, a destra inseguono un cerchio. Tutti professori di stelle e galassie, tutti fisici dell’infinito.
Ma quando c’è da capire la terra vera, quella fatta di umani storti, sudati, vivi—e non di botteghe e salotti—si perdono come turisti senza mappa.
Io lo dico senza lustrini:
la scienza esatta è l’antropologia del vecchio del vicolo.
Tu guardi un’anziana che stende i panni, un ragazzo che torna da scuola con la busta del pane, un uomo che si trascina il peso della sua settimana: lì c’è la verità.
Altro che i congressi del campo largo, largo quanto un vicolo cieco.
Gli umani, intanto, vengono sfrantumati—pezzi di società come cocci di piatti antichi.
E mentre la gente si arrangia, i signori della politica litigano per comandare il vuoto.
Un vuoto che non ha odore, non ha sangue, non ha vita.
Nel frattempo, in Campania, la coppia Fico–De Luca scoppia prima ancora di accendersi.
Mastella ringhia, Manfredi si indigna, i deluchiani danno ordini incrociati degni di una guerra civile da condominio.
Il sospetto del voto disgiunto vola nell’aria come un piccione ferito:
“Fate eleggere i nostri, ma non fate vincere Fico.”
Vendette sottili, strategie da carta vetrata, equilibri da marciapiede scivoloso.
E poi la solita sfilata di scandali:
la barca, l’ormeggio, la villetta condonata, carte ingiallite e verità mezze coperte.
Ogni giorno una sorpresa.
Ogni sorpresa, un’altra porta chiusa sul futuro.
E mentre il centrosinistra si lacera, il centrodestra spinge:
Meloni arriva a tirare la volata,
Piantedosi parla di “buonsenso” con la stessa calma con cui uno spazzino osserva un cassonetto traboccante.
Intanto il faccia a faccia televisivo aspetta, come un ring da pugili nervosi.
In tutto questo, io, scrivente del vicolo, voglio una cosa semplice:
una foto con Teresa De Giulio.
Non come simbolo elettorale, non come bandierina da agitare,
ma come figura umana da consegnare ai ragazzi del vicolo, come si consegna una storia vera.
Una donna che non promette stelle ma ascolta i vicoli.
Una presenza che non ha bisogno di apparati perché sa camminare tra le persone.
Perché oggi, più che mai, abbiamo bisogno di voci reali,
di chi non scappa dalle rughe della città,
di chi sa che la politica non è fisica quantistica, ma antropologia quotidiana.
E mentre il mondo politico si agita come in un quadro di Munch—dove non c’è sole, non c’è luce, solo un grido che buca il cielo—
noi continuiamo a raccontare.
A gridare.
A non farci seppellire dal loro chiasso.
Perché il vicolo, anche nel buio, vede.
E soprattutto ricorda.

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