DAL DECUMANO DELLA STRADA – #Nonnosità e Autorità Smarrite

Napoli 14 novembre 2025

Ci sono giorni in cui, fermo davanti a una scuola ad aspettare i miei nipoti, sento addosso tutto il peso e l’onore della mia età. Non come una resa, ma come una funzione: la Nonnosità. Una forma di autorevolezza che non pretende, non urla, non spinge: accompagna. Quella che un tempo veniva insegnata nelle case, nei cortili, nelle botteghe. E che oggi la politica non sa più esprimere.

Mentre il Paese proclama programmi sull’educazione, sull’anti-bullismo, contro la violenza di genere, mentre parla di Costituzione e rispetto, in Parlamento assistiamo a risse, urla, feromoni politici in cerca di supremazia, maschi e femmine impegnati a contendersi la scena come se la Repubblica fosse una palestra di “fitness evolutiva”, un’arena di comando più che un luogo di servizio.

E poi pretendono di “educare i giovani”.

Ma che cosa vogliamo raccontare ai ragazzi, davvero?

Siamo una nazione che invecchia come nessun’altra, con borghi svuotati, paesi fantasma e città che si sbriciolano. Gli adulti — gli “attentempati”, direbbe qualcuno — non fanno più neppure in tempo a diventare genitori maturi, figurarsi esempi.

L’antropologia che ci abita

Eppure basterebbe guardarli, i giovani, con onestà.

Sono ripetitivi nei gesti, nelle scoperte, nelle prove del corpo. E lo sono perché quei gesti li abbiamo fatti anche noi. L’antropologia non cambia: cambia la tecnologia, cambiano le mode, ma la crescita è sempre un passaggio di mani, di sguardi, di errori e tentativi.

Per parlare con loro — ed essere ascoltati — bisogna scendere al loro piano, non salire su un pulpito.

La realtà è una sola: si nasce bambini per diventare adulti, e poi anziani. La vecchiaia non è un limite ma un’occasione: quella di diventare un esempio credibile. Non autoritari, ma autorevoli.

È questa la responsabilità che dovremmo assumere come Paese, come famiglie, come comunità. Siamo “sapientes” non perché sappiamo tutto, ma perché custodiamo una memoria: la nostra e quella dei tempi che ci hanno preceduto, dal giurassico alle nostre periferie moderne, sempre in lotta tra ciò che siamo stati e ciò che vorremmo essere.

Lo Stato, le istituzioni e la fuffa

Abbiamo costruito uno Stato per dare ordine alla vita, ma troppo spesso lo trasformiamo in un teatro di “porcate assembleari”.

La rissa parlamentare non è folklore: è un fallimento educativo. Gli adulti che dovrebbero essere esempio diventano caricature di se stessi, fuffa che produce #fuffosità, incapaci di assumersi responsabilità, di schierarsi per idee e non per convenienza.

Saper scegliere significa sapere da dove si viene e capire dove si vuole andare. Significa leggere la propria strada maestra senza tradire la memoria che ci ha formati.

La mia scelta

Per questo oggi, da uomo libero, sento il dovere di “metterci la faccia”.

Non per un simbolo, non per un partito, ma per una persona: Teresa De Giulio.

Donna delle istituzioni, radicata nel territorio, una che ascolta e che non ha bisogno di urlare per essere presente. Non voto il contenitore, voto la persona e la sua libertà di pensiero, quella stessa libertà che rivendico per me e per la mia generazione.

Sotto quella scuola, mentre osservo i ragazzi uscire in corsa verso la vita, sento che il mio compito non è finito:

devo essere un esempio, anche con gli acciacchi, con la memoria e con la mia storia.

Il 23 e 24 novembre, in Campania, voterò Teresa De Giulio del Movimento 5 Stelle.

E quando mi chiederanno: “Ma allora sei anche tu una stellina?”, risponderò:

“Sì. Una stellina di libertà.”

TikTok · Ciro Scognamiglio6725

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