**FONDO EDITORIALE DEL DIRETTORE

LONTANI LA TRAVERSATA – PRIMO NUMERO DEL FOGLIO CARTACEO**

RICONOSCENZA

Questo fondo nasce da una parola antica e semplice: riconoscenza.
Riconoscenza verso chi guarda, chi ascolta, chi fotografa, chi registra il mondo mentre cambia.
Riconoscenza verso chi, come il Direttore del Corriere di Pianura e il suo fotografo, conserva il dono più raro: lo sguardo. Lo sguardo che non pretende, non giudica, ma capisce.

Gli ho scritto, pochi giorni fa, parole che valgono come parte di questo editoriale. Parole di strada e di storia: siamo monelli cresciuti nella steppa e nella stoppa, gente che ha visto l’est e l’ovest, il blocco sovietico e la falsa democrazia liberale, e oggi prova ancora a dire la verità senza chiedere scusa. Gli ho detto che Pianura decollerà solo quando i suoi nativi faranno un gesto semplice: riconoscere il contributo degli oriundi che l’hanno costruita. Gli ho detto che la separazione tra “nativi e invasori” continua, che l’abusivismo non è figlio degli altri ma delle ricchezze mal governate, e che noi – i diseredati dei Quartieri Spagnoli – abbiamo portato attività, lavoro, vita. Ho scritto queste cose, e qui non le ometto.

Perché questo fondo deve contenere tutto.
E perché oggi scrivo indotto da una lezione fresca nella mente: il lavoro del Professore Mario Avagliano, che ha raccontato “L’uomo che arrestò Mussolini” con uno sguardo diverso, mai piegato ai poteri, attento ai dettagli, ai comportamenti, alle minuzie che fanno la storia più dei monumenti. Avagliano insegna una cosa semplice: la Storia non è solo macrostoria, è microstoria. È villaggio, è gesto, è parola, è paura, è scelta, è comportamento.

E allora sì, oggi questo fondo è un esercizio di memoria e metodo.
Raccontare Pianura non come quartiere ma come villaggio umano, fatto di nativi, oriundi, mercanti, artigiani, fotografi, parroci, geopolitici di strada, monelli diventati direttori, emigrati tornati e rimasti a metà. Pianura Marechiaro alta, come l’abbiamo invocata mille volte con Enzo Nugnes nella nostra serata di storia patria. Pianura come Recanati del Sud, con i suoi quattro casali agricoli, il suo Don Giustino e la sua eterna lotta tra l’essere comunità o tribù.

Da quarantquattro anni osservo questo villaggio.
Lo osservo antropologicamente, come fa chi non è nativo ma è diventato parte della trama. Ho visto bambini diventare padri, padri farsi vecchi, famiglie spaccarsi e ricomporsi, ho visto negozi a piano terra salvare la dignità di intere generazioni. Ho visto la cultura crescere grazie a chi veniva da fuori e la diffidenza restare un vizio dei nativi. Ho fotografato tutto, annotato tutto, vissuto tutto.
Non per giudicare.
Per capire.

I miei appunti, le mie fotografie, le mie analisi… se andranno alla Storia, come disse il saggio, ai posteri l’ardua sentenza. Io ho fatto la mia parte. Senza mai omettere, senza mai addolcire, senza mai tradire.

Questo fondo è anche un biglietto da visita.
Il biglietto da visita del nuovo foglio “Lontani la Traversata”, che non sarà né neutro né compiacente, ma libero e pensante. E sarà online e cartaceo, perché la carta resta casa di chi scrive col cuore pulito.

E lo dico qui, senza misteri: nel 2026 viaggerò al Nord del mondo e poi ad Est, in Cina. Porterò Pianura con me, come modello antropologico, come villaggio umano da raccontare e studiare. Perché Pianura è un laboratorio. Un mondo piccolo che parla del mondo grande.

Questo è il primo fondo.
Il primo passo.
Tutto ciò che doveva essere scritto è stato scritto.

Il Direttore
Lontani la Traversata

shalom cs99

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