Lettera dal Decumano Minore

Napoli 2025 novembre 06 addC e i Romani!

Quando la voce è una sola, e basta

Ho scoperto che tutte e tutti possono avere ragione —
ma quale ragione sia quella giusta, non ci è dato capirlo.
Il mondo è in guerra. Ma si vota.

E così, tra piazze rumorose, calcoli di sponda, sigle e schieramenti, si alza ogni tanto una voce che non cerca platea, ma senso. Una voce non appesa a un colore, ma radicata in un dovere morale.

Oggi guardo #Antonio #Marfella in una locandina pubblica.
È lì, ritratto da solo.
Come solo sanno stare gli uomini che non hanno mai barattato la coscienza con la convenienza.

Viviamo un tempo che pretende schieramenti, geometrie, numeri e tifoserie di parte.
Si gridano poli — destra e sinistra, sinistra e destra —
ma la democrazia non è un recinto, è una responsabilità.
Non bastano posizioni: servono contenuti.
Non bastano simboli: serve verità.

E allora, la domanda resta:
chi parla per servire e chi parla per essere visto?

Da ex insegnante che ha scelto la strada e i giovani, lo dico con semplicità:
sì, avrei potuto candidarmi.
Da solo, come sempre.
Ma chi nasce libero non si mette in fila.
E chi vive per servire, non serve per vivere.

Nella mia Napoli delle strade, nei miei vicoli che raccontano più di mille aule, vedo tante “Assisi”:
piccoli luoghi dove nascono coscienze grandi.
Chi non le vede è distratto dal rumore.

#Marfella è una di quelle coscienze.
Non ha bisogno che qualcuno “gli dia voce”:
la voce ce l’ha già, da anni.
Chi vuole ascoltarla sa dove trovarla — nella verità dei fatti, non nei salotti.

E oggi non posso tacere un nome, perché il silenzio sarebbe ingiusto:
#Nicola #Perna.

Uomo di valore, memoria e dignità.
Ha portato nel cuore e nel Paese il dolore per la morte del cognato,
e lo ha trasformato non in recriminazione, ma in domanda di giustizia,
in battaglia civile, in speranza testarda.

Quando lo Stato si #smarrisce, sono gli uomini a parlare.
E #Nicola parla da anni: con umiltà, forza e cuore.
#Lui e #Antonio — due voci sorelle, due coscienze in piedi —
sono il filo che ancora tiene viva la fede nel bene possibile.

Da questo #convegno non voglio vedere solo applausi:
mi aspetto — mi auguro — un grido di dolore e di coscienza,
quel grido che sveglia, che chiama, che non si vergogna di dire:
la giustizia non è una pratica, è una promessa agli uomini.

E permettetemi un gesto personale — umano, prima che civile.
Oggi ho scelto una giovane donna, #Teresa #De #Giulio.
Non per bandiera — non ne porta.
Una collega insegnante, una che sente il futuro come dovere e non come scena.
Ha energia da dissipare, libertà da difendere, e un Paese da guardare negli occhi.
Scelta libera, #punto.

Io non ho #bandiera:
ho donne e uomini che guardano avanti senza inginocchiarsi ai recinti del passato.
Ho #giovani, e #giovani cinquantenni, e coscienze in cammino.
Perché siamo entrati in un #secolo che — per certi aspetti — è più duro del secolo breve che mi ha consegnato sofferenza in casa e per tutta la vita.
E non abbiamo più il lusso degli alibi.

#Antonio, vai.
#Nicola, continua.
Le coscienze camminano anche quando non sfilano.
La storia — quella vera — arriva sempre dopo il rumore, e smentisce chi urla e non chi pensa.

Dal decumano minore,
con fraternità e schiena diritta,

lo scrivente
giornalista di strada

#Ciro #Scognamiglio

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