Anche in carcere viene Natale
Intervista di Ciro Scognamiglio a Claudia Cavallo, criminologa
Giardino d’Autore – Pianura, Napoli • 30 ottobre 2025
Quando si entra in un luogo di cultura, nasce una promessa di scoperta. È così anche questa sera, al
Giardino d’Autore, dove presento il libro “Anche in carcere viene Natale” di Giovanna di Francia, opera
che nasce dal volontariato nella Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli e che illumina vite sospese,
ma non spezzate.
Accanto a me la criminologa Claudia Cavallo e la voce narrativa di Nana, protagonista del libro.
Conduce l’incontro l’Avv. Claudio Ciotola, Direttore Stampa Campana – Giornalisti Flegrei. Presenta
Grazia Vernillo. Sarà presente anche l’attore-regista James La Motta, ponte tra teatro, parola e riscatto
sociale.
Il carcere come luogo di attraversamento e rinascita
Ciro Scognamiglio – Claudia, nel tuo percorso personale e professionale, come nasce la tua idea di
rinascita?
Claudia Cavallo – Anche io ho conosciuto un tipo di reclusione: essere intrappolata in un corpo che non
riconoscevo come mio. Quel passaggio mi ha insegnato il coraggio della trasformazione e oggi cerco di
portarlo nelle carceri, dove dignità e speranza vengono spesso sottratte. Ma la rinascita è possibile, e
inizia quando una persona torna a riconoscere la propria umanità.
Articolo 27: principio tradito
Ciro – La Costituzione parla di rieducazione. È davvero così?
Claudia – L’articolo 27 è continuamente tradito. Il carcere italiano, salvo rare eccezioni, non rieduca.
Nonostante ciò, molte donne cambiano comunque. Significa che la loro forza supera le mancanze dello
Stato. Dovremmo imparare da loro, non abbandonarle.
Lo stigma sociale: la pena che continua
Ciro – I ragazzi della strada mi chiedono: chi sbaglia è perduto per sempre?
Claudia – Lo stigma è un ergastolo che segue le persone anche fuori dalle sbarre. Ci sono giovani che
preferiscono restare in carcere perché fuori non hanno casa, lavoro, né accoglienza. Tornano “ex
detenuti”, non persone.
1
Voci dal margine: le persone trans detenute
Claudia porta uno sguardo che abbraccia anche le storie più invisibili:
“Le persone trans, spesso non riconosciute nel loro corpo e nella loro identità, vivono una
doppia pena. Ma quando trovano dignità, la rinascita è reale: non conosco casi di recidiva
tra loro.”
Il carcere può schiacciare, ma può anche rivelare forza e dignità dove fuori non c’era ascolto.
Poesia dietro le sbarre
“Un giorno le sbarre saranno solo linee su un foglio. Le cancellerò con una gomma fatta
di sogni.”
“Natale è quando una compagna ti passa mezzo panettone attraverso la grata: piccolo,
ma sa di libertà.”
Sono frammenti che trasformano il carcere da luogo oscuro a specchio della nostra responsabilità
collettiva.
Conclusione
Il Natale arriva anche dove la luce sembra più fioca. Ogni storia ascoltata è una porta aperta. Ogni
donna vista è un confine che si sposta. Ogni sguardo restituito è un atto politico.
Il carcere non è altrove. È nel modo in cui decidiamo di guardare chi cade. È nella capacità – o incapacità– di una comunità di restare umana.
Lontani La Traversata – Giornalismo di strada, memoria e futuro
A cura di Ciro Scognamiglio
Anche in carcere viene Natale
Condividi questo:
Lascia un commento