LETTERE DAL DECUMANO MINORE
NAPOLI – Pianura Redazione -205 ottobre 31
PONTE DEI SOSPIRI, DEL VENTO E DELLA FUFFA
(1965–2025: sessant’anni appesi a un filo, e un cappello che vola)
Io il ponte l’ho già percorso — quello sospeso tra parole e promesse, non quello di acciaio che ancora non c’è.
E il vento dello Stretto mi ha preso il cappello.
Noi ci teniamo ai cappelli in Italia:
ci servono per sedere, più che per pensare.
Tradizione nazionale: cappello in testa, posto assicurato.
Correva l’anno 1965 — e dicono che corre oggi il 2025.
Corrono gli anni, non le strade.
Il vento in poppa? No. Qui il vento sposta solo i cappelli.
I governi intanto cambiano bandiera, e la bandiera cambia governo.
Resta la Costituzione, che non si tocca (se non col referendum).
Per fortuna, o per memoria di chi ha resistito.
I “palazzinari del potere” dal ’45 in poi,
si presentano ai concorsi con titoli e competenze —
ma dietro c’è la spinta nep(o)tista dell’appartenenza.
E noi, a settantadue anni e rotti,
la soglia del Palazzo non l’abbiamo varcata —
e nemmeno vogliamo farlo.
Non chiediamo rivoluzioni in piazza:
qui la fame è reale, e il lavoro spesso è fuffa.
Il salario evapora come spuma al vento.
E noi, cittadini, lavoratori, narratori,
abbiamo solo una libertà:
non farci gettare nell’arena come schiavi d’intrattenimento.
Abbiamo difese?
Sì: la storia della Resistenza, del Sindacato, della Dignità del lavoro.
Abbiamo la laurea del marciapiede:
«Qua nessuno è fesso» —
così insegna Napoli, la Recanati del Sud.
Ed io, scrivente del vicolo,
l’ho insegnato ai miei 99 ragazzi, giovani penne del presente e del remoto.
E intanto il Ponte — quello vero —
è ancora lì, sospeso nel vento della burocrazia e della propaganda.
Giù in basso, barche oscillano e pendolari aspettano.
Da Messina a Palermo quattro ore, ieri come oggi.
Il Giappone costruisce ponti e ferrovie in silenzio.
Noi costruiamo convegni, decreti e annunci in diretta TV.
E venga allora citato Giambattista Vico,
che conosceva l’Italia meglio degli italiani:
“La storia non procede in linea retta, ma in corsi e ricorsi.”
E noi eccoci qui,
nel ricorso eterno:
parole, promesse, proclami —
ponti annunciati, non costruiti.
Ponte dei Sospiri, del Vento, della Fuffa.
Ma io ci sono stato sopra, almeno nell’immaginazione.
E quando il vento mi ha strappato il cappello,
ho sorriso.
Non perché sia rassegnato — ma perché lo porto a mano, non in testa.
E le mani, almeno quelle, non sono ancora state comprate.
Ciro Scognamiglio
Scrivente del Vicolo
“Lettere dal Decumano Minore”


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