#COSCIENZA DI #STRADA

Il popolo che ascolta e pensa alla difesa della coscienza stessa

Di #NOI99LontaniLaTraversataBlogGiornaleVenerdì03ottobre2025

In questi giorni le strade italiane tornano a riempirsi. Cortei, bandiere, cartelli: non solo slogan, ma coscienza viva. Una coscienza di strada, che non si lascia più rinchiudere nei palazzi della politica e nei numeri freddi dei sondaggi.

Le piazze parlano di Gaza, di carestia, di fame e di dignità. Parlano di un popolo che non vuole più voltarsi dall’altra parte. La “flottiglia della solidarietà” è diventata simbolo di questo movimento: imbarcazioni partite da ogni angolo del mondo per rompere un blocco che stava soffocando vite, bambini, futuro. Un gesto spontaneo, riconosciuto da oltre il 70% degli italiani nei sondaggi.

Ma non è solo una questione di geopolitica. È una questione di coscienza. Nelle manifestazioni si vedono volti giovani: studenti, ragazzi delle scuole, figli e figlie che sanno che la fame e la guerra non sono immagini lontane, ma ferite che interrogano direttamente la nostra dignità. È la coscienza che torna nelle strade, come un bene comune da difendere.

Il racconto di Gaza è stato reso difficile: molti giornalisti palestinesi che lavoravano anche per testate internazionali sono stati uccisi. Almeno 240 vite spezzate. È come se qualcuno avesse voluto spegnere non solo le voci, ma anche le prove di ciò che accade. E allora il compito dell’informazione pubblica diventa decisivo. Domenica 5 ottobre, Presa Diretta dedicherà una serata speciale a Gaza: 160 minuti di #reportage e testimonianze, per restituire il volto umano di questa tragedia.

Intanto, in #Israele, il parlamento discute mozioni che puntano all’annessione della Cisgiordania e parlano apertamente di tornare a colonizzare Gaza. Parole #dure, che cancellano dall’orizzonte l’idea di due popoli e due stati. Non #tutti in Israele sono d’accordo, e voci critiche ricordano che così si rischia di distruggere non solo la democrazia, ma l’anima stessa del Paese.

Il cardinale #Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, lo ha detto con chiarezza: la fine della guerra non sarà la fine del conflitto. Ci sarà pace solo quando verrà data una prospettiva ai palestinesi.

Per questo oggi le strade italiane hanno un senso più grande: non solo manifestare solidarietà, ma affermare che la coscienza è un diritto. È il popolo che ascolta, che pensa e che difende la coscienza stessa come bene comune.

#Fuoritempo — teniamo lontane dalle piazze le teste matte.

La memoria degli anni di piombo dovrebbe insegnarci qualcosa — e invece pare che non abbia insegnato nulla. Giovani e meno giovani travolti da esaltazioni spesso degenerano in guerriglia urbana; gli eccessi verbali applauditi dagli scranni del potere, di destra e di sinistra, non fanno che legittimare comportamenti che feriscono e distruggono. Anche nei consigli comunali vediamo compiacenza e spettacolo: fate attenzione, perché i ragazzi vi guardano. Gli esaltati non fanno propaganda sana, fanno danni. Dove un tempo c’era lo zoppo riflessivo — la voce che frenava e faceva pensare — oggi c’è solo confusione. Non capiamo più nulla se non torniamo ad esercitare responsabilità, moderazione e senso della storia. Se vogliamo difendere la coscienza di strada, facciamolo con intelligenza: allontaniamo dalla piazza chi cerca lo scontro, non la giustizia.

#perLAredazionePLRCS99ResponsabileEditoriale

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