In un tempo in cui i conflitti sembrano moltiplicarsi – dalla terra contesa alle prime guerre per l’acqua – una pittografia serale e uno scatto vagabondo diventano specchi del nostro smarrimento e della nostra speranza: testimonianze che invitano alla difesa della vita, non all’aggressione.
IO E LA GUERRA – Fotografia Vagabonda e il grido silenzioso della pace
Napoli 18settembre2025
Dalla pittografia di stasera al lavoro redazionale del mattino: il mondo sembra agli sgoccioli, tra guerre per la terra e conflitti per l’acqua, ma ci sono ancora “salotti di speranza” che possono muovere i potenti verso #shalom.
Oggi la fotografia parla dell’uomo, della sua esistenza fragile e potente, della differenza tra chi semina guerra e chi sceglie di non aggredire. Concepire la difesa come atto costituzionale non significa glorificare la violenza, ma riconoscere che difendere la vita e la dignità è parte della nostra umanità.
Si parla spesso di pace, ma la pace autentica nasce dalla non-violenza. Difendere non è attaccare: è custodire. È un gesto umano, non una pulsione guerrafondaia. In ebraico, shalom non è solo “assenza di guerra”, ma “pienezza di relazione, armonia, integrità”. Gestirla significa non accontentarsi di parole, ma praticare giustizia, rispetto, memoria.
Questa sera, una pittografia richiama un lavoro redazionale di stamani e sembra dare senso a ciò che viviamo – forse da impotenti. Altre menti contorte hanno deciso quale sorte debba avere il mondo. Ci chiediamo: siamo agli sgoccioli? O esistono ancora tanti salotti di speranza capaci di muovere i potenti verso la pace?
Il mondo intero appare in conflitto con qualcuno e per qualcosa. Oggi è la terra, domani sarà l’acqua – e le guerre per l’acqua tra India e Pakistan lo dimostrano già. Ma la guerra dell’acqua ha una lunga storia: sin dall’epoca dei dinosauri, nel Giurassico, la contesa per le risorse ha segnato il destino degli esseri viventi. Oggi la storia sembra ripetersi, ma con coscienza e responsabilità umana: possiamo ancora scegliere.
Fotografia Vagabonda interpreta questo pensiero:
Movimento – Cammina senza itinerari fissi, come la vita che sorprende.
Spontaneità – Accoglie l’istante non previsto, come la pace che si costruisce nel quotidiano.
Esplorazione – Cerca volti e storie nei margini e nei vicoli, perché la verità non è sempre al centro.
Soggettività – Non nasconde lo sguardo personale: racconta ciò che ferisce e ciò che salva.
Questa foto – vagabonda – è un frammento di coscienza: un invito a pensare la guerra non come destino, ma come scelta da rifiutare. È il nostro modo di testimoniare che l’uomo può esistere in un mondo dove shalom diventa pratica, non slogan.
DPfotoVAGABONDA –FUORITEMPO

Lascia un commento