DAI MARI DEL GOLFO – DALLA MIA CABINA DI COMANDO
1 agosto 2025 – rotta nord, in cerca di futuro
di CIROSCO99 – dalla barca in viaggio
In viaggio tra il pensiero e il mare
PUNTO NAVE:
Latitudine 41°13’N – Longitudine 13°58’E
Velocità: 6 nodi in risalita verso nord-nordest
Vento a favore, vela maestra spiegata
Prossima terra: costa danese, stimata il 7 agosto
Dalla mia cabina di comando, con una ciurma giovane ai comandi e il mare che si stende come una pagina da scrivere, apro ogni mattina – rigorosamente digitale – la rassegna stampa del giorno. Non odora più d’inchiostro, non unge le dita, non serve più per incartare il pesce né per pulire il ponte. Ma – a suo modo – ancora serve. Per capire. Per perdermi tra le righe e ritrovare il senso delle rotte.
E oggi, 1 agosto 2025, mentre le vele spingono verso nord e l’alba filtra da oriente, una parola torna come una scia inquinante: “russofobia”. Cosa vuol dire davvero? Chi la usa? E perché?
MATTARELLA, VICO E L’EUROPA SENZA MASCHERE
Il presidente Mattarella, dalla sua altura civile, lo ha detto senza girarci intorno: non c’è nessuna fobia nel richiamare le responsabilità storiche della Russia. C’è invece – chiara e limpida – la memoria lunga dell’Europa. Una memoria che parte dai lumi, attraversa i totalitarismi, si misura con la crisi del ‘48 a Berlino, i missili a Cuba nel ‘62, gli accordi di Helsinki nel ’75, e approda al crollo del muro nell’89. Non è odio: è geografia morale. È storia che conosce i suoi ritorni.
E qui, dalla mia rotta, mi torna in mente Giambattista #Vico. Lui, isolato e deriso dai cartesiani, aveva capito che l’uomo non avanza solo con la ragione, ma con la coscienza del tempo. La storia ritorna, ma se sappiamo leggerla, non si ripete sempre come tragedia. Il mio passato è lui – Vico. E il nostro presente ha bisogno del suo pensiero che non separa, ma ricuce.
L’UCRAINA VIVE, NONOSTANTE
Mattarella ha toccato un punto essenziale: la resistenza dell’Ucraina non è un evento bellico, è un fatto antropologico. È la vita che si oppone alla cancellazione. È l’identità che resiste ai #droni e ai razzi. È un popolo che, pur nella guerra, riesce ancora a discutere, protestare, votare, manifestare. E questo – paradossalmente – è ciò che più disturba l’impero: la normalità che si ostina ad esistere.
Non è russofobia. È la testimonianza che l’Europa, malata e affaticata, non è ancora morta. Putin ha scommesso sulla nostra decadenza. Ma ha sottovalutato il fatto che la civiltà – come il mare – sa trovare correnti nuove anche dopo tempeste.
MENTRE NAPOLI FA INNAMORARE IL MONDO
E mentre l’Europa si difende, Napoli conquista. +12,7% di turisti ad agosto, sceicchi in rada, Zuckerberg a Capri, Spielberg a Procida. Ma Napoli non è solo cartolina. È vulcano sociale, è voglia di riscatto. Con la nascita della “#Città #Flegrea”, sei comuni si uniscono sotto un’identità nuova. Un #brand, certo, ma anche una visione. E il lavoro cresce, dice l’Istat. Il Sud si muove. Silenziosamente. Come una barca di notte.
Ma non tutto è festa. Tre operai morti in un cantiere a Napoli. Lacrime e rabbia. Il vescovo #Battaglia lo ha detto con forza: «#Fermiamo questa #strage». È ancora il profitto a decidere la vita?
POLITICA, MASCHERE E PASTORI
In #Campania, la politica si fa teatro. La madre del giovane musicista ucciso, Giogiò, si candida con la Lega. Si cerca il nuovo governatore. Il prefetto smentisce. Il presepe è in costruzione. Ed è già Natale d’agosto. E riecheggia Luca #Cupiello: «A te piace ‘o presepio?» – E noi? Lo stiamo facendo davvero?
Sui campi d’allenamento, intanto, Antonio #Conte forgia il nuovo Napoli. E mentre Osimhen – l’uomo mascherato – vola in Turchia, ci chiediamo chi siamo ora, senza più idoli, ma con nuovi futuri da costruire.
IL MARE COME METAFORA
Scriveva #Omero: “Solo se #sai dove sei, puoi #sapere dove andare”. E qui, dalla mia cabina di bordo, con la bussola puntata a nord, me lo ripeto. La rotta è tracciata. Ma è fatta anche di scarti, onde, nodi da sciogliere. Politici, culturali, morali.
Il mondo oggi non ha più regole né precursori. E noi, che abbiamo lasciato i nostri vent’anni nel Novecento, ci troviamo – nel 2025 – ancora a cercare terra. Con la certezza che l’autunno arriverà. Ma anche con la speranza che, stavolta, #nessuno #dorma.
E allora continuiamo a navigare. Non per fuggire, ma per capire.
Dal Golfo verso la Norvegia. Da Napoli al mondo.
Tra memoria e vento, tra stampa e verità.
Con le vele gonfie, la penna accesa, e lo sguardo avanti.
#CIROSCO99 – Uomo del mondo
In viaggio tra il pensiero e il mare

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