DALLA RESIDENZA DEL DESERTO – Il silenzio dei MUTI!
FUFFA E FUFFOSITÀ DAL SILENZIO ESTIVO 2025 oggi che leggete è 31 luglio.
Un fondo narrativo–politico dal Decumano Minore

Silenzio d’estate. Silenzio di #chi?

Siamo in estate. Tutto tace, o sembra farlo. I palazzi istituzionali svuotati, le piazze bruciate dal sole, le parole rarefatte e i pensieri dispersi. Ma è proprio ora che bisognerebbe parlare, da ogni angolo del mondo, dai vicoli, dai deserti, dai pianerottoli di condominio, dalle cucine stanche. Non perché abbiamo soluzioni in tasca – quelle ce le hanno già promesse e mai mantenute – ma perché il silenzio, se resta tale, diventa complice della crisi.

E che crisi è questa? Una crisi fatta di rumori inutili, di #fuffa organizzata, di parole svuotate di senso. Di contraddizioni programmate che passano inosservate perché nessuno le ascolta davvero.

È tempo di rompere questo silenzio inutile. È tempo di trattare con la realtà, non con i comunicati.

Europa: unita solo in apparenza

Sotto il sole cocente dell’estate diplomatica, Meloni e Scholz annunciano un’intesa storica. Ma di storico c’è solo l’isolamento reciproco: ciascuno recluso nei propri confini, nelle paure, negli equilibri precari delle rispettive patrie.

L’Europa? Sempre più simile a un’arena. Ventisette voci dissonanti, ognuna intenta a coltivare il proprio orticello verde o blindato, mentre il mondo ci scavalca, ride e ci usa.

L’Italia salta – e noi stiamo a guardare

C’è una partita cruciale che si gioca tra energia, industria e dipendenze strategiche. Una partita da cui dipende la tenuta del Paese.

Salta l’ILVA, salta l’Iveco, salta la faccia di chi ci racconta che va tutto bene.

E noi? #Raccattiamo cocci. Ci trasformiamo in camerieri di forniture cinesi, dipendenti da quel che resta, subappaltatori del nostro destino.

Nel frattempo, mandiamo rappresentanti a riunioni internazionali dove si ripetono frasi vuote, degne di un prontuario da convegno estivo.

Campo largo o campo chiuso? Il narcisismo regna sovrano

Del cosiddetto “#campo #largo” restano solo le recinzioni arrugginite. Le alleanze si sgretolano prima ancora di essere provate.

I leader regionali – da De Luca a Zaia – #coltivano ambizioni personali, minacciano di correre da soli, si comportano come feudatari in un Medioevo politico.

E i Fico, sembriamo diventati “ il Fico l’albero del momento “! In Campania e lo sceriffo che padroneggia!

I #Sanguini, i fantasmi dei Bossi e dei Salvini? Appesi a un partito che affonda, mentre fingono di galleggiare su zattere d’immagine.

Vicoli, #condomìni e popoli: la democrazia sparita

E noi? Noi, “#popolo”, che fine abbiamo fatto?

Il 60% degli italiani non vota più. La vera maggioranza è silente, stanca, disillusa.

Superato #Ferragosto, ci ritroveremo rappresentati da numeri che non rappresentano nessuno. Non chi abita il fiume, il vicolo, il quartiere. Non chi vive precarietà, salari bassi, disoccupazione, ansia per il futuro.

È questa la #crisi democratica reale: non l’assenza di partiti, ma l’assenza di parole vere tra chi vive e chi dovrebbe rappresentare.

Il #silenzio che uccide: non è riposo, è abbandono

Questo silenzio non è riposo. È complicità. È ritiro. È cinismo travestito da vacanza.

È il silenzio sulle guerre dimenticate, sulla carneficina in corso a Gaza, sui bambini usati come bandiere o scudi umani.

È la retorica patinata che trasforma tragedie in social-story, in post da condividere e dimenticare.

Ma chi ascolta davvero il battito del mondo, il grido della strada, il dolore degli invisibili?

La speranza è #donna

E allora? Che fare? Cercare là dove non si guarda più: alle donne.

Alle donne che hanno retto famiglie, vita, cura. Quelle escluse dai giochi di potere ma presenti nelle reti vive del Paese.

Meno #teatranti, più custodi della casa comune.

Le #donne potrebbero essere la risposta etica, pragmatica, non ideologica a questo vuoto. Non serve un’altra bandiera, ma una prassi del prendersi cura.

Arrivederci a settembre, ma non al silenzio

Scrivo ancora, oggi 30 luglio, prima che agosto ci #addormenti. Scrivo per capire se sono pazzo io, o se siamo pazzi tutti.

Ma una cosa la so: #scrivere è #resistere. Parlare, anche da soli, è un modo per dire che ci siamo.

Perché l’estate passerà. Ma la #fuffa no, se non la scegliamo di spazzarla via.

Lo #faremo? Forse. Intanto io, dal Decumano Minore, resto connesso al vicolo e al mondo.

Con #voce #flebile ma #vera.

CIROSCO99 – cronista di #sogni e #silenzi
(dalla #residenza del #deserto – ma non del #disimpegno)

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