P A R T E C I P A R E – DOMENICA #27luglio2025 per chi legge!

#Partecipare non è solo esserci. È farsi parte. È accettare di essere parte, e insieme di prendere parte: alla vita dell’altro, alla storia comune, al tempo che ci attraversa.

Ogni lettera di questa parola è un gesto umano: P come #presenza, A come #ascolto, R come #responsabilità, T come #trama, E come #empatia, C come #comunità, I come #identità, P come #prossimità, A come #agire, R come #relazione, E come #etica.

Nel mondo frammentato di oggi, #partecipare è un atto di #resistenza#antropologica: contro l’isolamento, contro l’indifferenza, contro la cultura dell’#io che cancella il #noi.

Partecipare è memoria che si fa azione, carne che si fa parola, voce che si fa coro.

Non si nasce #partecipi: lo si #diventa. È un’educazione lenta al sentire dell’altro, al condividere il pane e le domande, al sapere che la mia storia si salva solo nella tua.

#OGGI : CI ALLERTANO MORTE DI BIMBI A GAZA MANCANZA DI LATTE .

Oggi arrivano notizie allarmanti dalla Striscia di Gaza: molti bambini sono morti a causa di una grave carenza di latte in polvere e di alimenti per l’infanzia, in un contesto già devastato dalla fame e dal blocco umanitario.

RAPPORTI RECENTI DEL MONDO CHE OSSERVA . CON ME ! CON VOI?

#Cosa dicono i rapporti più recenti

• L’Agenzia governativa di Gaza lancia l’allarme: oltre 100.000 bambini sono a rischio imminente di morte per mancanza di latte in polvere, di cui circa 40.000 neonati sotto l’anno di vita. Già si contano 122 morti causate da malnutrizione, di cui 83 bambini.

• Nei soli ultimi 3 giorni, 21 bambini sono morti a causa della fame e della malnutrizione, secondo il direttore dell’ospedale Al Shifa e altri medici.

• Fonti mediche riportano che un neonato di sei settimane, Yousef al Safadi, è morto per fame: i suoi familiari non sono riusciti a trovare LATTE a prezzi accessibili — un barattolo costava circa 100 USD.

• L’agenzia MSF segnala che i casi di malnutrizione grave tra bambini sotto i 5 anni sono triplicati in due settimane, e un quarto delle donne in gravidanza o che allattano è malnutrita. La richiesta di cure è quadruplicata da maggio.

• Il World Food Programme riferisce che quasi un terzo della popolazione di Gaza resta senza cibo per giorni e oltre 120 persone sono morte di fame, di cui 9 solo nelle ultime 24 ore.

#Cause e responsabilità

• Dopo l’imposizione di un blocco totale da parte di Israele a marzo 2025, l’ingresso di aiuti è stato severamente limitato fino a una parziale riapertura a maggio. Tuttavia, la distribuzione rimane gravemente insufficiente, ostacolata da punti di controllo militarizzati e da un sistema organizzativo frammentario

• ONG come Amnesty International denunciano che la situazione configura l’uso della fame come arma di guerra, contravvenendo a ordini internazionali sul passaggio gratuito degli aiuti.

• Le organizzazioni umanitarie internazionali – tra cui UNICEF, WHO, MSF – stanno sollecitando un cessate il fuoco immediato, l’apertura senza condizioni dei valichi e un canale terrestre di aiuti costante, esortando la comunità internazionale a intervenire con urgenza.

#Dati chiave

Dato Valore

Morti totali da fame ~122 (tra cui 83 bambini)

Morti bambini ultimi 3 giorni 21 bambini morti

Casi di malnutrizione grave Triplicati in 2 settimane

Neogenati senza latte Oltre 40.000 sotto 1 anno

Persone affamate 1/3 della popolazione

#Sintesi e situazione attuale

• L’assenza di latte per neonati e alimenti terapeutici sta causando deceduti gravi tra i più vulnerabili, in particolare neonati e bambini.

• Anche famiglie con mezzi economici non riescono a reperire prodotti base, spesso venduti a prezzi proibitivi.

• Un sempre più crescente numero di famiglie è costretto a nutrire i propri figli solo con acqua zuccherata o rimedi improvvisati

• Mentre Israele attribuisce ritardi alle inefficienze delle Nazioni Unite o di Hamas, le organizzazioni internazionali ribattono che il blocco e la militarizzazione della distribuzione degli aiuti stanno provocando una catastrofe di proporzioni umanitarie

#Cosa è urgente ora

1. Spedizione immediata e continua di latte in polvere, alimenti terapeutici e cure pediatriche.

2. Riapertura senza restrizioni dei valichi di accesso, anche per aiuti terrestri regolari.

3. Cessate il fuoco immediato e accesso libero ai media per documentare la crisi.

4. Pressione internazionale coordinata, fisica, politica e diplomatica per evitare ulteriori morti preventivabili.

Il quadro è #drammatico e richiede una risposta urgente della comunità internazionale per salvare i bambini più fragili. La combinazione di blocco, ostacoli alla distribuzione e scarsità estrema sta generando un’emergenza senza precedenti, che va affrontata subito.

Fonti principali sulla crisi a Gaza un senso di PARTECIPAZIONE vera!

E #IO!

E #VOI?

P A R T E C I P A R E oggi!

di #CIROSCO99 – Scrivente dal vicolo

“La partecipazione è trovare il bello e fare impresa condivisa. Spaccare il #cocco e condividerne le naturali essenze.”

(dal mio taccuino, luglio 2025- poi il corpo è #LI!)

Sono ore #dense. Scrivo a fiumi, seduto sul mio “decumano del deserto”, il crinale del Monte in lontananza e sento un’urgenza: #partecipare.

Ma cosa significa partecipare nel tempo dei falsi profeti, dei bisogni deviati, dei bambini che non possono comprendere la guerra ma ne respirano le polveri, dei padri che non sanno più spiegare la vita?

Qui, nel silenzio dello #studio e della preghiera, mi interrogo da uomo che ha vissuto i suoi anni – forse! “per #servire e non per essere #servito”. Un uomo che ha imparato a stare ai margini e ad abitare i vuoti. Il deserto, per me, è luogo di ascolto e disarmo. È scuola di impotenza e possibilità.

Una parola dimenticata

La parola #partecipazione sembra oggi #desueta. #Svuotata. #Archiviata.

I giovani, i discenti, sono educati alla competizione, alla separatezza, alla solitudine digitale. L’ideale condiviso viene sostituito dal profitto personale. Anche nei luoghi della cura – gli ospedali che visito nei territori fragili – vedo più dispositivi che volti, più protocolli che partecipazione.

Eppure, lo ripeto: partecipare è l’atto originario dell’umano. È il contrario dell’indifferenza. È vicinanza. È rischio.

L’antropologia come cammino nel deserto

In questo mio “decumano del deserto” ho incontrato, con emozione, alcune letture nate da uno, che ha riflettuto sul senso dell’osservazione partecipante nell’antropologia contemporanea.

Ho scoperto che anche i più lucidi pensatori di oggi si interrogano su ciò che io vivo e viviamo ogni #giorno:

• Come posso//possiamo osservare senza partecipare?

• Fino a che punto posso//possiamo coinvolgermi/ci senza perdere lucidità?

• E come si affrontano le ingiustizie senza cadere nell’ipocrisia del paternalismo?

nei quartieri del #disagio globale, l’etnografo contemporaneo si muove tra tensioni irrisolte: distacco o immersione, neutralità o militanza, ascolto o voce.

Ma ciò che mi ha colpito di più è la definizione data da E S P E R T I :

“L’antropologia è una filosofia che si #infanga”.

E io credo di esserci dentro da sempre, anche senza lauree accademiche specifiche.

Il mio deserto è come campo! Il vostro?

Il mio osservatorio non ha registratori né quaderni di campo: ha strade, ospedali, piazze, cortili.

Ho imparato a “#sporcarmi” la voce nei vicoli di #Napoli, nei campi di #Roccapiemonte, nei racconti dei miei nipoti e dei miei vecchi. Ho vissuto la mia personale “#osservazione #partecipante” stando ai margini delle aule e dei poteri, raccontando ciò che non fa rumore ma costruisce il mondo: le mani che curano, le donne che insegnano, i bambini che resistono.

Il mio “campo” è fatto di persone che camminano a due zampe con la stessa speranza degli animali a quattro. Di madri che danno tutto senza essere riconosciute. Di ragazzi che cercano ancora un maestro. Di deserti che diventano culle.

Una proposta per oggi – Q U A L E !

Non chiedo che tutti diventino antropologi. Ma credo che ognuno di noi possa diventare un #partecipante attivo alla vita dell’altro.

Serve una nuova #impresa #umana: un’economia della condivisione, una cultura della presenza, una scienza dell’empatia.

Serve un’educazione alla partecipazione, nei luoghi in cui formiamo il futuro: le scuole, le comunità, i vicoli, i laboratori dell’anima.

E allora forse anche la ricerca sociale –potrà diventare meno #spettatrice e più compagna di viaggio.

Una goccia nell’oceano

Lo so, la mia è una #goccia nell’oceano. Ma anche l’oceano è fatto di gocce.

Dunque continuo a scrivere, dal mio deserto, cercando #linee da #tracciare, #equatori interiori da condividere, e lo faccio con il cuore e la carne, non con l’algoritmo.

Perché #partecipare oggi è anche #resistere al cinismo dell’epoca.

E costruire luoghi, relazioni, testi, in cui il dolore dell’altro non sia solo “#materiale da #studio”, ma voce viva da ascoltare.

#CIROSCO99 – #FUORITEMPO

Nel tempo in cui si ascolta solo per compiacere o per compatire,

nel tempo dell’impotenza mascherata da analisi,

nel tempo in cui nessuno risolve, ma tutti commentano,

resta il dolore vero, quello senza retorica:

i bambini senza ospedali, senza cibo, senza futuro.

E intanto oggi è #Domenica, giorno del #Signore.

Ci ritroveremo a pregare —

ma preghiamo davvero?

O preghiamo solo per non #sentirci troppo ipocriti,

per fingere una compassione che non tocca i nostri agi?

Io #pregherò, ma per diventare almeno meno ipocrita.

E voi?

Lascia un commento