DAL MIO DESERTO – Lettera a Enzo Esposito, Medico con la M maiuscola

Oggi, dal mio deserto estivo, tra notizie che passano come vento caldo e riflessioni che scavano nel silenzio, mi arriva la tua voce, Enzo. E mi induce a una memoria del cuore.

Tu, Medico con la M maiuscola, parte scienziato e parte uomo libero, sempre libero di fare scienza. Ti ritrovo e, nel farlo, sento alleviato questo deserto che mi porto dentro, che ci portiamo dentro – come dicevi tu – da cattocomunisti della condivisione del Pane, non delle bandiere.

No, non eravamo e non siamo gente da bandiere, ma da pane spezzato. E da dignità condivisa.

Fermi, ancora oggi, a Enrico Berlinguer come presidio etico, e a quell’illustre statista Aldo Moro, bruciato da monelli manipolati, da una generazione che ha perduto la bussola mentre credeva di rivoluzionare il mondo.

Leggere oggi di te, incrociare i tuoi saluti, mi onora. Mi consola.

La nostra giovinezza ha camminato insieme. Tu diversamente giovane, come sempre, in prima linea, anche ora, per una medicina non speculativa, che non si fa padrona della sofferenza altrui, che non trasforma il dolore in rendita di classe.

Ci rivedremo al mio rientro.

Ti voglio bene — e qual è il problema, dicevi?

Ti piacevano i miei interventi che cominciavano proprio da lì: dal “problema”, inteso non come ostacolo, ma come chiave per pensare.

Un saluto affettuoso a tutta la tua famiglia, che considero anche casa mia.

E alla tua grande famiglia scientifica, che vive di studio, passione, e rispetto dell’umano.

Shalom.

Dal mio deserto,

con stima e gratitudine.

– Ciro Scognamiglio

(CIROSCO99, uomo del mondo)

Lascia un commento