Vicoli & Memorie
Editoriale di apertura
“Di bocca in bocca – La parola al vicolo”
di Ciro Scognamiglio, detto Lo Scrivente Antropologo del Vicolo
«Non è il tempo che passa, siamo noi che a volte passiamo oltre.
Ma il vicolo resta: con le sedie fuori, le ombre dei panni stesi,
e le parole che viaggiano da una bocca all’altra come pani spezzati.»
In questa prima uscita di Vicoli & Memorie, ci affacciamo con rispetto e curiosità sulla soglia delle parole antiche, quelle che non invecchiano perché hanno camminato a lungo.
Vogliamo restituire voce a chi la voce l’ha data per una vita intera. Non eroi da celebrare, ma anziani da ascoltare. Donne e uomini del margine, del mestiere scomparso, del lutto silenzioso e del gesto ripetuto che tiene insieme la memoria di una comunità.
Al Giardino dell’Arte, luogo di bellezza e possibilità, si apre un piccolo varco: un laboratorio antropologico per la terza età, pensato come spazio d’ascolto, scambio e narrazione.
Vogliamo partire da un semplice bozzetto – un disegno che ci ritrae, due vecchi del vicolo, seduti come su una panchina qualsiasi – per domandarci insieme: può l’immagine di due anziani generare parola, cura, progetto?
Non vogliamo più vedere panchine della solitudine nei parchi, ma laboratori della parola, dove l’invecchiare sia riconosciuto come sapere e il dialogo intergenerazionale come risorsa.
Stiamo camminando, insieme a chi – da tempo – riflette sui luoghi dimenticati e sulle voci ai margini, per costruire con cura scelte e proposte laboratoriali dedicate all’età che resta e resiste.
Nel mio ruolo di “scrivente antropologo del vicolo” – che non è né titolo né mestiere, ma condizione di ascolto e restituzione – tenterò, in queste pagine, di custodire ciò che nel vicolo si scambia in occhi, mani e silenzi.
A chi resta seduto sui gradini o all’ombra del glicine,
a chi non compare nei libri ma nei cuori sì,
va il nostro primo saluto.
E la promessa: non scriveremo mai di voi senza scrivere con voi.
#FUORITEMPO – il TEMPO NON E’ MAI FUORI!


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