Dal Vecchio della Panchina al Vecchio della Bomba
Lettera senza risposta – dalla valle del tempo alla cima dell’orgoglio
Napoli – Pianura terra di Pace 23 giugno 2025
Caro #Collega,
tu che sei vecchio come me, ma con un telecomando nucleare in tasca e un Dio personalizzato nella fondina, ti scrivo dalla mia postazione fissa: seconda panchina a destra, dopo la siepe del giardino comunale. Da qui vedo passare le stagioni, le carrozzine coi nipoti, i cani coi padroni, e i cantieri che si aprono e si richiudono con lenti riti misterici.
Tu invece sei su, alla plancia dei comandi del mondo, a trafficare con uranio e profezie, mappe strategiche e anatemi globali. Io conto i piccioni. Tu i morti.
Io parlo con un barbone che sa a memoria Neruda. Tu stringi mani che odorano di petrolio e polvere da sparo.
Siamo entrambi vecchi. Eppure non siamo la stessa cosa.
Tu sei un vecchio demiurgo, forse convinto di aggiustare il mondo a colpi di testate (e non giornalistiche).
Io sono un vecchio da valle, che ha aggiustato la bici del nipote e il cuore rotto di qualche figlio, senza finire mai in tv.
Ti invidio? No. Ti temo? Un po’. Ma più di tutto ti compiango.
Perché tu, nel tuo bunker di simboli e rancori, non vedi più il cielo che cambia. Io sì. E mi basta un tramonto per pensare che qualcosa si possa ancora salvare.
Vedi, caro Vecchio della Bomba,
qui da noi si resiste con dignità: con la pastiglia delle 8, il telegiornale muto, e la sapienza silenziosa di chi ha visto tante cose e non ha più voglia di alzare la voce.
Noi vecchi della panchina non abbiamo bisogno di distruggere per sentirci vivi.
Ci basta sapere che domani, forse, un bambino salirà su quella stessa panchina e riderà forte.
E magari, se saremo fortunati, riderà nonostante te.
Firmato,
Il Vecchio della Panchina
(dalla Valle del Silenzio, con vista sul Cantiere dell’Umanità)
#plrCS99(diversamente giovane – vecchio domani!)


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