QUESTO MI FA PORTARE TUTTE LE BANDIERE
Giovani riusciti per passione, nati dal nostro alveo di uomini di storia.
Tra questi, il Professore Ciro Santoro, cresciuto due palazzi sopra casa mia, figlio del Professore Antonio Santoro – non medico, ma elettronico, docente ordinario nella scuola superiore, come il sottoscritto, e poi Dirigente Scognamiglio.
Oggi, Ciro Santoro è Professore Ordinario di Prima Fascia all’Università della Calabria, sede di Cosenza.
Ma al di là dei titoli, le nostre istanze alte hanno sempre avuto un fondamento concreto: i sacrifici veri dei giovani che abbiamo formato, le menti eccelse sbocciate nelle stanzette delle case di Pianura, dove si studiava con passione e si resisteva con dignità.
Noi, Ciro e Antonio Santoro, siamo stati e siamo professori del popolo, docenti anche di una laurea magistrale del vicolo e del marciapiede, accanto a chi rischiava di perdersi.
Ascoltavamo tutti – anche chi sembrava non farcela – e da lì, indicavamo la via del sacrificio e del fare.
Quando si tratta di formazione vera, di sacrificio e riscatto, non c’è tempo per le chiacchiere che stanno a zero.
Qui si parla di vite cambiate, di giovani passati per le stanze povere ma piene di dignità, di docenti che hanno ascoltato e accompagnato, senza mai voltarsi dall’altra parte.
E allora sì, dobbiamo raccontare altro.
Dobbiamo raccontare:
• Chi non si è mai arreso, anche senza una stanza propria per studiare.
• Chi ha scelto la cultura invece della camorra.
• Chi è diventato professore universitario senza mai rinnegare la strada da cui veniva.
• Chi ha fatto della scuola un’officina di umanità, non un parcheggio o una caserma.
Dobbiamo raccontare di Ciro Santoro, diventato Professore Ordinario, ma sempre figlio del vicolo e del popolo.
Dobbiamo raccontare di Antonio Santoro, che aggiustava cuori e cervelli con la pazienza del maestro.
Dobbiamo raccontare anche di me, Ciro Scognamiglio, che dalla mia zoppia ho fatto forza, e dalla povertà pensante – non piagnona – ho tirato fuori la mia vocazione: formare uomini, non solo studenti.
Perché a giocare con le chiacchiere son buoni in tanti.
Ma a giocarsi la vita nel fare, siamo rimasti in pochi.
Contro le chiacchiere – Professore dal vicolo, laurea dal marciapiede
C’è chi gioca con le chiacchiere. E chi, con la stessa parola, costruisce destini.
Noi abbiamo sempre scelto il secondo campo.
Tra le stanzette strette di Pianura, dove l’aria della cultura si mescolava al rumore dei motorini e al profumo del caffè colato piano, sono passate menti eccelse. Ragazzi e ragazze che non avevano nulla – o quasi – ma che si sono presi tutto: con la fame di sapere, con la fatica vera, col cuore in gola e i piedi sul selciato.
È da lì che viene il Professore Ciro Santoro, oggi Ordinario di Prima Fascia all’Università della Calabria – sede di Cosenza. Ma per noi resta anche e sempre il ragazzo del palazzo sopra al mio, figlio del Professore Antonio Santoro, docente “elettronico” e uomo giusto. Gente che non dimentica le origini. Gente che non si è mai accontentata di insegnare il programma: ha insegnato il coraggio.
E allora sì: questa non è nostalgia, è memoria attiva.
È resistenza educativa, è orgoglio di cattedra popolare.
È lotta culturale contro le chiacchiere che stanno a zero.
Noi, Ciro Scognamiglio e Antonio Santoro, due figli del popolo e del dopoguerra, non abbiamo mai alzato la voce per vanità, ma per chiamare un ragazzo a riprendere i libri. Abbiamo visto studenti diventare ingegneri, tecnici, poeti, cuochi, sarti, filosofi, madri forti e padri giusti. Li abbiamo visti cadere e tornare. E ogni volta, abbiamo tenuto la porta aperta.
C’è un’Università popolare che non ha statuti ma ha radici. Che non ha rettori ma ha maestri. Che non ha segreterie ma ha voci e cuori. Pianura ne è stata un’aula lunga mezzo secolo. Con i suoi vicoli, le sue case umili, i suoi balconi come pulpiti. Lì si studiava, si sbagliava, si capiva, si cresceva.
La storia di Ciro Santoro va raccontata perché è simbolo di ciò che si può diventare senza mai rinnegare chi siamo stati. Perché anche oggi, da Cosenza, quella cattedra universitaria si porta addosso il sapore di un’infanzia napoletana, il respiro di un padre giusto, e l’eco delle voci del quartiere.
E la storia di Antonio Santoro, suo padre, è quella di un educatore che aggiustava cervelli e anime, che metteva le mani dentro le cose, ma anche dentro le vite, per raddrizzarle con la scienza e la speranza.
E la mia storia è quella di un uomo con la gamba storta ma la testa dritta, che non ha mai accettato che la povertà fosse una condanna o un alibi. Che ha creduto nell’evoluzione buona, quella dell’umanità pensante. Che ha tenuto insieme i dolori di casa, le memorie del lager paterno, e l’amore per la parola giusta detta al momento giusto.
Le bandiere che portiamo non sono di partito. Sono bandiere umane.
Le abbiamo cucite con le vite dei giovani riusciti. E con le sconfitte che ci hanno resi più veri.
A chi oggi ride di questi racconti, diciamo: non sapete che vi state perdendo.
A chi invece vuole ancora ascoltare, diciamo: sedetevi. Che la lezione non è finita.
Fuoritempo
Non esiste un fuoritempo del tempo che scegliamo.
Direttore Lontani La TRAVERSATA blog giornale del vicolo!

Ciro Santoro si trova presso Palazzo Affari.
Eccezionale sessione sul rischio trombotico e sanguinamento nei pazienti oncologici durante il primo Congresso Europeo di Cardio-Oncologia di ESC Cardio OncologyCouncil. Presiedendo il miglior panel internazionale sull’argomento !
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