MA e PERÒ – Il Luogo della Comunità di Pianura, terra Flegrea

Lettera di ringraziamento a un regista della memoria

Il vecchio c’è – col cuore e con speranza!

Caro James La Motta,

grazie. È una parola che usiamo spesso, ma questa volta pesa come una pietra posata con cura sulla memoria viva di una terra e di chi la abita. Da giorni studi, osservi, incastri come un compositore le note di una serata che sarà sinfonia: dal disastro alla salvezza, dalla periferia all’identità, dal MA al PERÒ.

Hai ascoltato i battiti dissonanti delle nostre voci e li hai voluti accordare, senza cancellarli. Il tuo sguardo non è neutro: è lo sguardo di chi è cresciuto in questa Pianura – terra Flegrea e feconda, ma ferita – e ha saputo trasformarla in narrazione, senza indulgere nella rassegnazione.

Tu sai che Pianura non è mai stata solo un luogo, ma una tensione, un MA che diventa PERÒ. Per chi è partito e per chi è arrivato; per chi l’ha sentita come un non-luogo, all’indomani del terremoto dell’80, e per chi, col tempo, l’ha riconosciuta come propria radice. Anch’io, che da bambino lasciai il cuore di Napoli per crescere tra baracche, strade e speranze a San Giorgio a Cremano, ho conosciuto quel sentimento. Eppure, oggi so che non si nasce in un luogo, lo si sceglie col tempo, con i legami, con le storie.

Con il tuo lavoro – col tuo film futuro, che già respira nei nostri discorsi – ci stai aiutando a leggere Pianura con una lente nuova, quella dell’antropologia dell’appartenenza. Ci stai mostrando che un quartiere può rinascere se ne ascolti l’anima e ne racconti le ferite, le speranze, i tentativi di riscatto.

E allora sì, possiamo dirlo: la tua regia è già un atto di comunità. Hai acceso un “quartetto umano” – Grazia e Teresa, Enzo ed Enzo – e ci hai fatto sentire parte di qualcosa. Tu, pocker vincente in questo tavolo di periferia, hai dato voce a chi voce non ce l’aveva, spazio a chi sembrava invisibile, ordine alle nostre storie sparpagliate.

E adesso sogniamo con te un titolo che sembra già scritto:

“MA e PERÒ – Il territorio che rinasce attraverso la lente della cultura, dell’identità, della memoria e delle pratiche sociali che lo connotano.”

Una dissolvenza – tra bianco e nero e nuovi colori – che ci permetta di leggere il nostro passato per scrivere il futuro.

Perché tu ci hai ricordato una cosa semplice e immensa:

non si può vivere di slogan, ma si può vivere di storie. E di chi le sa raccontare con rispetto e verità.

Grazie, regista della memoria.

Ci sei, col cuore. E noi, con te, ci siamo ancora.

Con speranza.

Ciro Scognamiglio

Lontani la Traversata – Lettere dal Decumano Minore

Pianura, giugno 2025 martedì 10

James La Motta

 · 

Segui già

Reels  · 10 giu  · 

Mi piace

Commenta

Condividi

Lascia un commento