SCRIVE TERESA DE GIULIO mia figlia donzelletta!
Il Giardino D’Autore paragonato dal grande Prof Ciro Scognamiglio nel. Sabato del Villaggio ci riempie di orgoglio
Il Giardino è diventato veramente il centro culturale di Pianura , un’emozione veramente unica ![]()
PIANURA, SABATO DEL VILLAGGIO – 7 GIUGNO 2025
Cronaca poetica di una rinascita annunciata
di Ciro Scognamiglio – Cantastorie del Decumano minore
“I fanciulli gridando / su la piazzuola in frotta, / e qua e là saltando, / fanno un lieto romore”
(Epigrafe da Recanati, adottata a Pianura)
Abbiamo fatto rumore.
Rumore buono.
Rumore di ritorno.
Rumore d’infanzia restituita.
Rumore di voci che non chiedono più il permesso di esistere.
Oggi, 7 giugno 2025, nel cuore caldo di Pianura – ex Chianura, è nato il nostro Sabato del Villaggio. Un giorno che, come nella poesia di Leopardi, sa d’attesa e promessa. Ma che – diversamente da lui – non si spegnerà con la domenica. Perché il nostro villaggio è in cammino, e la festa è solo l’inizio.
Nel quartiere che fu di contadini, artigiani, muratori, operai e sogni abusivi (ma onesti), abbiamo piantato un giardino: un Giardino d’Autore, fatto di parole, di libri, di tavolini che si affacciano sull’oceano delle nostre storie.
Pianura non è “di meno” rispetto a nessuno. Né rispetto a Recanati né a Firenze né a nessun altro luogo battezzato dalla letteratura.
Perché anche qui, da sempre, esistono fanciullini sapiens. Solo, un po’ più a sud.
Una piazzetta che diventa pagina
La piazzetta oggi non era più solo asfalto e cemento.
Era carta viva.
I bambini gridavano, sì, e non erano disturbo: erano musica del presente.
Le donne del quartiere – le stesse che hanno cresciuto generazioni – stavano lì con le mani forti e il sorriso pieno. I vecchi, che qualcuno credeva muti o finiti, raccontavano.
E noi, guaglioni di ogni età, ascoltavamo.
Poi scrivevamo, poi ridevamo, poi brindavamo a noi.
Perché questo luogo, che per troppi decenni è stato detto “margine”, “periferia”, “caso urbanistico”… oggi ha parlato da centro. Centro del sentire e del creare.
E non sarà l’ultima volta.
Ex Chianura, sempre fertile
Non rinneghiamo il nome antico.
Anzi, lo portiamo nel petto come un pane spezzato.
Chianura, piana fertile, dove il grano cresceva prima ancora del cemento, e dove le famiglie si fecero casa con le mani e con la fiducia.
Non ci scusiamo di ciò che abbiamo edificato. Lo diciamo forte:
non fu disonesto costruire qui, fu scandaloso non accompagnare la costruzione con diritti, scuole, bellezza.
Oggi, il popolo che ha fatto i muretti, i balconi, i sottani e le palestre, costruisce anche cultura.
E noi, con un libro in mano e una parola nuova sulle labbra, gridiamo come fanciulli. Ma non per gioco.
Gridiamo per memoria.
Gridiamo per amore.
Gridiamo perché ogni angolo di Pianura è diventato una strofa del nostro canto collettivo.
Il Villaggio che verrà
C’è una differenza sottile ma decisiva tra attesa e speranza.
L’attesa può essere delusa, come Leopardi temeva.
La speranza invece si coltiva, si impasta con le mani, si semina insieme.
Noi oggi abbiamo seminato un Sabato che fiorirà anche di lunedì.
Sotto le stelle del Giardino d’Autore, affisso tra i muri che odorano ancora di calce e storie vere, ci sarà un’epigrafe che canta di noi.
Non sarà quella scritta solo da poeti lontani, ma anche da donne e uomini vicini.
E ogni volta che un ragazzo o una ragazza – un guaglione o una guagliona – entreranno in questo spazio con una penna, con un’idea, con un sogno,
la poesia continuerà.
Perché il Villaggio non è finito. È appena cominciato.
FUORITEMPO – siamo agli ALBORI di una NUOVA STORIA!

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