FONDO _ REFERENDUM e DECUMANO
#REPETITA#IUVANT – VENERDI’ 6 giugno 2025 ultima sera per dire – DICONO!
NOI DAL DECUMANO – Volare a votare, all’ultimo giorno prima del Santo Referendum
di Ciro Scognamiglio, il capo detto Nessuno
Votare, votare, votare. Sì! Abbiamo affermato un atto di democrazia. Astenersi per bandiera non significa che le cose siano giuste. Chi ha proposto una norma, oggi deve tirare le somme dei propri errori. Chi ne ha fatto un cavallo di Troia per entrare nei meandri dell’esistenza ha concepito, nel tempo, la perdita. Già, perché la pancia di quel cavallo ha partorito discriminazioni sociali ed esistenziali.
Alla chiusura della campagna referendaria, non è più tempo per cercare il demiurgo del momento, quello che farà garrire la bandiera della verità a destra o a sinistra. Non votare significa perdere. Tutte e tutti.
Non ci sono analisi sufficienti a favore o contro. Resta il primo valore da determinare: il quorum. Quella soglia del 50%+1 degli elettori, in un Paese dove da anni vota a malapena il 30% e pochi controllano tutto. Ma ecco il nostro solito “ma”.
Noi, elettori del vicolo, non riusciamo a raggiungere il vialone della resistenza e della resilienza umana. Ci odiamo in quanto tali, bipedi sapiens che non hanno capito la lezione dei neandertaliani: facevano comunità, pensavano insieme, eppure si sono estinti. Forse perché pensarci troppo rende diversi. E noi, oggi, diversi non vogliamo essere.
Anche se una nuova parodia del legislatore torna al potere, anche se si ripete la vecchia e arrogante propaganda, nulla cambia. Nulla è cambiato. La realtà è che il 18 giugno le nostre figlie e i nostri figli, studentę, vanno a votare l’esame della vita. Noi eravamo loro. Ora chi siamo?
E allora ci domandiamo: dobbiamo volare, volare, volare? Questo personaggio in foto è la mia icona. Alle mie spalle guerre e Bucheval. Non ho mai volato. Ma mi ha insegnato la libertà. E il dovere: vivere per servire, non servire per vivere. E cercare sorelle e fratelli con cui abbattere l’abominio, senza mai arrivare all’oblio.
Un americano comanda e lascia scannare i bambini. Putin e Zelensky sfogano la loro ira a Gaza, giù al mare del Sud. La morte serpeggia. Le risorse vanno alla deriva. Il popolo ha fame. Alcuni illustri geopolitici dicono che quel popolo non esiste. Ma io esisto. E il mio mentore, Sergio Mattarella, ancora parla. Solo. Riconosce nazioni, ma non riesce a farci vedere un’Europa dei popoli insieme.
Io salgo e scendo dal Polo Nord. Mi abbraccio con tutte e tutti. Ma non faccio testo. Sono Nessuno. Ma voi, che siete Qualcuno, vi volete svegliare? Questa è la Terza. Non la marcia dell’auto. La guerra. Annunciata. Ci stiamo entrando.
Che figura facciamo con i bambini del mondo? Preparatevi a fare la fine dei gaziani. Noi, a votare e volare, non ci pensiamo proprio. Cambiare non ci fotte più. Chi ha avuto ha avuto. Chi ha rat a rat, ha rat. Scurdammoce ‘o passato. Simme ‘e Napule pais!
Noi ci aiutiamo con la strada. Voi come state in Italia con i mappazzoni che parlano?
Io vado a votare. Dentro o fuori. Voto tutto. Non perché mi sia convinto. Ma perché voglio azzerare. E cominciare dall’oca.
Ho saltato la casella della prigione. Ho saltato il fermo di due giri. E che mazzo. Torno alla partenza. La casella dell’oca.
Voi che state giocando?
Con il rispetto dovuto, e la napoletanità che mi ha sempre distinto come Professore, Preside e oggi giornalista, giornalaio, Munchiano:
IO VOLO A VOTARE.
Sto tornando in Italia dalla mia Norvegia, dalla base al Polo Nord. Lì studiamo tutto, ma non la guerra. Lì cerchiamo ancora di capire se dobbiamo tornare Neandertaliani e fare inversione da Sapiens. Perché le domande restano:
Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?
E lì, tra i monelli e i professori, mi sono avveduto: siamo nella chiavica. I forbiti li fanno i colleghi. Io sono del popolo. E il mio blog lo pago. Dove posso, aiuto. Ai guaglioni non mi serve niente. Ho i soldi per le medicine, anche quelle che si pagano.
Ho una sola paura, anche se uomo di fede: morire. Non tanto per la morte in sé, ma perché tutti si sono fissati con la cremazione. Io voglio essere atterrato. E mi dicono che le terre sono impegnate per i carrarmati. E che diamine!
Cordialmente, Volo a Votare.
Ciro Scognamiglio, detto Nessuno, Direttore del blog “Lontani la Traversata”

Ciro Scognamiglio
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CONTARCI. NON PER CAMBIARE, MA PER ESISTERE. GIOVEDI’ 5 giugno 2025
Lettera dal Decumano del Mondo
Basta giocarsi il voto per fini personali.
Basta usarci come figuranti del consenso.
Siamo stanchi, al Decumano – e nel mondo intero.
Io andrò a votare. Voterò SÌ.
Tutti SÌ. Per rimescolare le carte.
Non è più tollerabile l’ipocrisia dei “non accordi” in alto, mentre noi – popolo – veniamo chiamati in causa per simulacri di partecipazione.
Falsi inviti, finte domande.
Ma la democrazia non è un trucco.
È tempo di ridare volto alla democrazia costituzionale, prima che sia troppo tardi.
Prima di trovarci in una nuova Europa in guerra, dove conta solo chi urla più forte e colpisce per primo, e dove la morte si abbatte sul più debole… ma torna, come condanna, anche sul carnefice.
Noi, Popolo dei Decumani del Mondo, diciamo: Basta.
Non ci fanno più paura neanche le minacce delle 57 testate nucleari pronte all’uso.
Hiroshima e Nagasaki, errori gestionali dell’uomo e della scienza, non hanno insegnato nulla.
Siamo sapiens senza sapienza, e senza speranza.
Allo sbando.
Vogliamo tornare neandertaliani – ma almeno ricontarci, guardarci negli occhi e ricostruire comunità.
Il saggio del momento, anche se pochi lo ascoltano, è il Presidente Sergio Mattarella, solo nella sua bolla.
Una solitudine che conosco anch’io.
Nessuno della vita, ma popolo del vicolo.
E allora sì:
Voteremo non per cambiare, ma per esistere ancora.
Per dire: ci siamo. Siamo vivi. Siamo voce.
Guagliù, a cosa serve tutto questo?
A non vendere fuffa e fuffosità.
Chi non ha mai sbagliato lanci il suo sanpietrino.
Io, da Nessuno, continuo a scrivere.
Discepolo non ancora del tutto disilluso.
Pronto a fare la mia parte.
E domando:
Perché oggi serve ancora un quorum del 50% per abrogare leggi approvate da parlamenti votati sì e no dal 60% degli italiani… e da maggioranze parlamentari elette sì e no dal 30% di tutto l’elettorato?
Con un’astensione cronica tra il 40 e il 50%, muore così l’unico strumento di democrazia diretta ancora previsto dalla Costituzione.
Questa legge va cambiata. Ora.
Firmato,
Ciro Scognamiglio
Giornalista e fotografo di un vicolo della vita
Napoli, giugno 2025
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