DAL DECUMANO MINORE – NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI
DAL DECUMANO MINORE
“Meglio iniziare lo SPORT” – 21 maggio 2025
VENERDÌ scriveranno le #Montblanc, lucidate per l’occasione, pronte a firmare editoriali da poltrona. Oggi, invece, il professore scrive — come sempre — con la sua #Bic di strada,
corrosa in punta dai morsi della ricerca, consumata nei vicoli del cuore e nell’inchiostro dell’anima.
Lo sport comincia così, col passo sbilenco del dubbio e l’urgenza del gesto.
Dal basso, dove la parola non è privilegio, ma bisogno.
Sempre dalla curva della vita,
cirosco99, giornalista-giornalaio munch_iano
Lettera (im)pertinente al Presidente Aurelio De Laurentiis – per i suoi 76 anni
Caro Presidente,
questa lettera gliela scrivo dalla mia cattedra da strada, con la penna stanca e la voce roca di chi ha gridato troppo (ma con educazione) durante un campionato pieno di carezze e schiaffi. Arriviamo alla fine della giostra, Presidente. E come sempre, anche stavolta ci ritroviamo noi due: io dalla curva della parola, lei dalla tribuna del potere – entrambi testardi, liberi, meridionali (in modi diversi), e probabilmente convinti di avere ragione.
Intanto, auguri: sabato 24 maggio compie 76 anni. Lo so perché è nato nel ’49, proprio come la mia compagna – due giorni prima di lei, il 26. Lei banchiere del cinema e del pallone, lei tifosa dura e pura, tanto che mi ha costretto a fare l’abbonamento a DAZN. Altro che bar: sono passato dalla guantiera di sfogliatelle alla fibra ottica. Anche questo è un sacrificio antropologico.
Ora, veniamo a noi. #Venerdì sarà l’ultima. Non solo dell’anno, ma forse dell’uomo che ci ha fatto sognare una resurrezione: Antonio Conte, il nostro “#mental#coach“, il mister ferrigno, disciplinato, onesto, leale. E soprattutto stufo. Stufo delle chiacchiere, della città che si mangia i suoi stessi figli, dei teatrini da bar sport in diretta social. Lui ha sofferto, e ce l’ha insegnato: per vincere bisogna saper soffrire. Ma quanti lo hanno capito?
Lei forse ci sperava: di convincerlo, di legarlo a un contratto, di tenerlo stretto. Ma, caro Presidente, noi al Sud stringiamo mani, non firme. E chi stringe la mano di Conte sa che quella stretta vale più di un triennale. L’uomo del Sud, quando dice una parola, la mantiene. Quando non si sente ascoltato, si alza e se ne va. E se se ne va, magari la saluta dalla tribuna. In silenzio. Ma con rispetto.
A dirla tutta, caro Presidente, ci sentiamo cucinati. Non solo dai giornali, non solo dall’Inter che gioca con due squadre e mezza, ma anche da quel sistema che manda via lui (Conte) e tiene chi resta zitto e buono. Sarà anche colpa nostra, che non abbiamo saputo proteggerlo. Ma lei, Presidente, lo ha capito davvero chi era Antonio Conte?
Forse no. Forse sì. O forse, semplicemente, non vi siete mai amati.
Ma – mi creda – se questa è la sua ultima notte al Maradona, onoratelo, non dimenticatelo. Lo dico da tifoso, da antropologo di marciapiede, da ex preside che vive di pensione ma non di rimpianti. E da napoletano che sa che la libertà non si compra, come non si comprano certi uomini. Si possono solo ringraziare, e poi lasciare andare. Da liberi.
E adesso, le confesso una cosa: forse lei si sente più libero di me, perché ha più mezzi, più potere, più capitale. Ma la libertà mia è quella dei pensieri che lei non ha mai voluto ascoltare – nemmeno quando ci incrociammo a via Campana, in quella scuola multisala dove Napoli fu detta “padre”. Io non glielo rinfaccio, glielo ricordo.
E con questo, la saluto. Ma prima: grazie. Perché il Napoli lei lo ha comprato, curato, portato dalla C al terzo scudetto. E chi compra e cura, merita rispetto. Lo dico da uomo che non se lo può permettere, ma che se lo può permettere di dirlo. Senza filtri. Senza paura. Senza appalti.
Che vinca o perda venerdì, questa squadra è già leggenda. E anche se sarà notte, quella sarà la notte prima degli esami – quelli veri, di coscienza e cuore.
Aurelio, vinceremo il quarto scudetto – se non sul campo, nei racconti che verranno. Perché Napoli, alla fine, non si misura con i trofei. Ma con l’amore. E l’amore, Presidente, non lo si compra con i diritti TV.
Mi faccia almeno un favore: non se lo dimentichi mai.
Cordialmente (e ancora affettuosamente polemico),
Ciro Scognamiglio
giornalista di strada, già preside
e napoletano da curva e cattedra
#Fuoritempo – il PROFESSORE!


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