M A N I F E S T O
Il mio teatro della vita R E A L E – 17maggio2025 è sabato; e domenica sarà del Signore #Dio unico e del mio #Napoli!
#CATENACCIO : Grido umano, un manifesto per i giovani veri, per chi vive a pelo d’acqua su una zattera, mentre gli altri galleggiano su yacht di parole vuote e statistiche imbellettate.< Ti propongo ragazzo #DEL mio vicolo decumano “IN #PARTENZA DA Napoli e verro ad abbracciarti prima che il motore dia inzio al viaggio “ , sei stato da quel banco il mio mentore osservativo – guida tra i ragazzi e ordinatore d’amore e aggregazione. Oggi la #fotografia#vagabonda scritta va a te che stai andando al Nord della nostra terra per lavorare – dopo anni di studio e passione. Questo mio grido, consentimelo di affermare ( o una bozza forte) viscerale, poetica di strada e antropologica, che tiene insieme la potenza evocativa della mia “#Zattera di #Géricault“, l’esperienza del Decumano Minore, la denuncia delle “fuffosità” politiche e l’ancora del calcio giocato, unico linguaggio che resiste alla menzogna.
LA VITA È UN SONDAGGIO E UNA ZATTERA
Lettera dal Decumano Minore
di Ciro Scognamiglio – “CIROSCO99”, antropologo del vicolo
In mezzo ai mari di parole, tra bollette che bruciano più della nafta e stipendi che evaporano in bustine di carta lucida, ci hanno regalato una regata. Grazie. Ossigeno momentaneo. Fuffa col fiocco.
Conte sale nei sondaggi? La vita non è un sondaggio. È una zattera. E noi, popolo del Decumano Minore, ci navighiamo sopra da sempre. Con le mani e con i denti.
La mia è la zattera di Géricault, fatta di legni storti e sogni bucati. Siamo in quindici su cento, sopravvissuti al naufragio della politica, della speranza, dell’ascolto. Abbiamo fame. Abbiamo fame di verità, di pane vero, di tempo che non ci sia rubato da spot e sorrisi plastificati.
Io non mi alzo. Non applaudo. Non mi allineo. Io grido pace.
Alla Camera possono pure alzarsi per Gaza in silenzio senza dire Gaza, ma io ho imparato il grido dai vicoli. E i miei ragazzi non sono figuranti di palinsesto: sono carne e ossa, sudore e rabbia. Sono figli della zattera.
“La vela tira controvento. La nave Argus è lontana. Ma noi ancora agitiamo il panno arancione della speranza.”
Noi, che abbiamo visto l’economia crescere, sì, ma non nei frigoriferi. Sì, il PIL sale nel “Libro Bianco”, ma nei rioni il latte scende. Che parliamo a fare?
Abbiamo figli e nipoti che giocano a pallone, l’unico sport ancora pulito prima degli spogliatoi, l’ultima poesia sotto i lampioni. Il calcio giocato è rimasto il nostro catechismo civile. Tutto il resto – dalla Serie A al Parlamento – è diventato lotta tra gladiatori addestrati per compiacere l’Impero.
Io, uomo di mare ma non di mare, mi muovo sulla mia zattera. Conosco le carte nautiche della storia, le derive dei popoli, le rotte della fame. Non ho mai avuto un porto vero, perché nacqui cane sciolto. Ma ho visto terre nuove, ho sognato futuro per i ragazzi.
Ora basta fuffa. Basta con la parola “Sud” imbellettata.
Sì, la manifattura cresce. Sì, l’aerospazio vola. Ma la dignità è rimasta in strada. Tra le saracinesche abbassate, i turni spezzati, i sogni svaniti.
E allora che senso ha raccontarci che il Sud ce la fa, se il Sud vero – quello dei ragazzi e delle madri – ancora galleggia sulla zattera della sopravvivenza?
La mia zattera non la potete vendere, né mettere a bilancio.
È fatta di carne viva. Di memoria.
Di “pane lanciato ai prigionieri”, di partite sotto il sole, di padri che non si arrendono, di figli che non scappano.
Di umanità che non vi serve nei talk-show.
“Ci rimane il calcio, ci rimane il vicolo, ci rimane il cuore. Ci rimane la zattera.”
Ma è abbastanza per salvare i nostri giovani?
Forse sì. Se ci crediamo ancora.
Se smettiamo di essere spettatori del film che ci vogliono proiettare.
Se torniamo a guardare loro, i ragazzi veri, quelli che non stanno nei sondaggi. Quelli che non salgono, ma resistono. Sulla zattera.
#FURITEMPO – noi SULLA zattera!


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