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Mestieri e Professioni
Lucia Migliaccio, l’urdemo ammore ‘e Ferdinando – Il teatro che riaccende la Storia al Vomero
Napoli 05 maggio 2025
Di Ciro Scognamiglio: Giornalista del Popolo e della Storia del Vicolo!
Dal vicolo dell’antica Napoli alla collina vomerese, passando per le pieghe del tempo e i battiti del cuore, il Gruppo Culturale Storico “Gli Appassionati” ci regala una straordinaria Posta Scenica teatrale: “Lucia Migliaccio – L’urdemo ammore ‘e Ferdinando I”. Una commedia in due atti che va oltre la semplice rappresentazione: è un atto d’amore verso la memoria del nostro territorio, la sua anima, la sua storia.
Appuntamento al Teatro Immacolata, il 17 e 18 maggio, sotto la regia appassionata e sapiente di Ersilia Di Palo, vera anima di questo progetto che nasce da un lungo lavoro di ricerca e scrittura. Il fondere rigore storico e sensibilità teatrale, dando vita a una messinscena autentica, coinvolgente, capace di far vibrare la lingua napoletana come voce viva e popolare.
Una donna reale e “reale”-La protagonista è Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia: siciliana d’origine, napoletana d’adozione, figura tanto controversa quanto dolente e tenera. A soli 11 anni sposò il principe Grifeo di Partanna, da cui ebbe otto figli. Rimasta vedova, intrecciò con Ferdinando I di Borbone un amore clandestino, poi legittimato. I due si sposarono due mesi dopo la morte della regina Maria Carolina, e anche Lucia era ormai vedova.
Un legame profondo, durato un decennio, ostacolato solo dal figlio di lui, Francesco. La loro ultima figlia, Mariannina, secondo alcuni storici, sarebbe nata da questo amore regale e segreto. Quando Lucia morì, il 26 aprile del 1826, ad un’ anno dalla morte di Ferdinando, nessuno partecipò al suo funerale. Eppure, quell’amore lasciò un segno.
Il cuore dietro la storia – In scena, Clotilde Punzo restituisce a Lucia Migliaccio tutta la sua umanità: dignitosa, appassionata, sofferente ma forte. Intorno a lei, un cast affiatato e rigoroso: 60 persone e tanti ruoli musica da tenore e soprano e altri ancora. Ogni interprete porta in scena un pezzo di storia, con generosità e rigore.
Tra le figure maschili, Bruno De Filippis è un intenso Ferdinando IV di Borbone, mentre la regista stessa, Ersilia Di Palo – che sa parlare delle donne nella storia con profondità – ha creato uno dei personaggi più eclettici e teatrali: Susinella, detta Donna Susinella e Donna Titinella , cameriere della duchessa, personaggi buffo e commovente insieme Maria Gallina, per noi che viviamo l’amatorialità del vicolo e della storia , fisogniomica da teatro. Accanto a lei alla regista Professoressa Ersilia di Palo, la Prof.ssa Maria Gallina, artista, storiografa e scenografa, interpreta una scena chiave: il ritorno da San Leucio con gabbie e galline per produrre uova fresche destinate a Mariannina, la figlia del Re e della Duchessa.
La Lucia sposa morganatica, dicasi moglie e regina consorte che nasce in cielo come atto della vita e del teatro della stessa; il 1826 il 26 aprile – sola e abbandonata e nessuno al funerale, perché il Francesco I(1777 – 1830) detto primo figlio maschio di Ferdinando di Borbone era in opposizione alla LUCIA MIGLIACCIO la quale dal marito dicasi tale ebbe in regalo la Villa Floridiana – dove abitava e Napoli Collina alta del Vomero, oggi ne fa vanto alla città stessa e noi ne siamo orgogliosi.
Quella Villa Floridiana, ove nei viali senti il fruscio dei vestiti e lenti passi nei viali – di lei Donna e Regina del Cuore _ #Lucia#Migliaccio _ ultimo amore di Ferdinando IV.
Teatro che educa -Non è solo teatro. È anche progetto educativo, riconosciuto dal MIUR come strumento didattico utile a introdurre il teatro storico nella scuola, in chiave multidisciplinare. È un’occasione per studenti, docenti e famiglie per riscoprire la storia locale con occhi nuovi, attraverso l’emozione viva della scena.
Due atti – intervallati da musiche balli e canti di Soprana e Tenore – 60 teatranti all’opera di una grande regista – donna eclettica – storica e iconografa – di studio e ricerca – e questo: altresì ci lega – passione nello studio e nella valorizzazione della storia dei popoli.
In questo senso, la poesia scritta dalla stessa regista è un gioiello di sensibilità:
“Ve l’aggia dì, vuie site ‘o suonno mio,
suonno d’ammore,
ca tutte ‘e notte s’appresenta
e nun me fa durmi…”
Parole che potrebbero essere le lettere mai scritte da Ferdinando a Lucia, sospese tra desiderio e nostalgia. Napoli, ancora una volta, si fa palcoscenico d’anime.
Dal vicolo alla scena: identità e memoria – Il nostro invito, da giornalisti del popolo e di strada, è semplice: venite. Per ascoltare, per emozionarvi, per riconoscere la nostra storia. Perché, come recita il manifesto de “Gli Appassionati”:
“Storia e memoria creano l’identità di un territorio.”
Dalla reggia al palco, dalla collina al vicolo, da Ferdinando a Lucia, il passato si fa presente. E noi spettatori diventiamo custodi. Perché – lo diceva anche Pirandello –
le maschere della vita parlano davvero, quando le voci che le indossano sono vere.
#Fuoritempo – le maschere della vita – sono tratti di verità – se le voci che le indossano sono vere!


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