Vergogna e Costernazione di noi donne e uomini del popolo
di #CIRUZZO, mezza voce e mezza rabbia
Napoli #04maggio2025
Vergogna. E costernazione.
Queste sono le parole che mi salgono in gola — da #giornalista di strada, da nonno senza tonaca, da uomo che voleva farsi piccolo fratello e invece ha imparato a servire nella polvere e nella carne della gente. Io mi vergogno. E non mi vergogno di dirlo.
#QUESTI dovrebbero rappresentare la Fede?
Quelli che giocano col tempo come con un mazzo di carte false, che “ringiovaniscono” i cardinali per farli entrare nel conclave come se la verità fosse solo un trucco da segreteria. Philippe Nakellentuba Ouédraogo: 25 gennaio o 31 dicembre del 1945? Ma ci rendiamo conto? Cambia una data, cambia tutto. Come se la fede dipendesse da un giorno scritto o da un documento “improvvisamente arrivato”. Come se lo Spirito soffiasse secondo i registri dell’Annuario Pontificio.
Ma noi del popolo, noi del vicolo, noi del Decumano, non siamo stupidi.
Abbiamo rispetto per chi nasce in villaggi senza anagrafe, per chi viene al mondo senza certificati. Ma abbiamo orrore per chi approfitta del buio per sistemarsi un posto al sole. Questo conclave, questo teatrino — con l’“americano vestito da papa”, con i documenti ballerini, con i cardinali in fila per la foto — ci lascia addosso una vergogna che non è più solo nostra: è loro, ma la portiamo noi.
E #intanto… quanta indifferenza, quanto egoismo, quante comunità tranquille e benestanti che parlano di pace e giustizia ma non si sporcano le mani con la fame, con la solitudine, con i corpi spezzati dei poveri. Chi si sente tranquillo, chi non coopera creativamente per la dignità degli ultimi, sta già dissolvendo la Chiesa dalle fondamenta. Può anche parlare bene, può criticare i governi, ma intanto diventa chiesa sommersa dalla mondanità. Fede? No. È calcolo. È carriera. È strategia.
E noi? Noi del popolo, ci sentiamo traditi. Ma non ci arrendiamo.
Io, #Ciruzzo, conto meno del quattro di spade a briscola napoletana. Ma almeno non fingo. Non servo per vivere, vivo per servire. Non sono un nemico: sono un fratello che urla. Per chi non ha voce. Per chi non ha più fede. Per chi non sa più a chi credere.
Nel vicolo mio, oggi si cucina il ragù ‘re puvriell. Ma si parla pure di DNA del Sahara. Avete letto? Una stirpe umana sconosciuta, vissuta nel Sahara verde 7.000 anni fa. Anomala, misteriosa, dimenticata. Eppure — forse — più vera, più comunità dei nostri sapiens troppo furbi e troppo soli. Vuoi vedere che i #Neanderthaliani ci insegnano ancora a fare comunità meglio di certi porporati con la porpora sbiadita?
Ragazzi! RAGAZZI! Diamo a Cesare quello che è di Cesare. Ma a Dio, la nostra Fede! Non un voto, non una tessera, non una data di nascita modificata. La Fede vera. Quella che ci fa umani, liberi, solidali. Siamo uno. Soli. Ma uno. E nella scelta, nel “pensiero più umano, più nobile, più fecondo” ci giochiamo il nostro passaggio su questa terra.
Vergogna, sì. Ma anche Speranza. Perché finché ci sarà un popolo che si indigna, che riflette, che si vuole bene anche solo in un vicolo, ci sarà sempre una Chiesa che resiste, che non si vende, che non si dissolve.
E se al Conclave giocano a cambiare le carte, noi qui, dal Decumano Minore, continuiamo a chiamare le cose col loro nome. E a credere che il Dio dei poveri non abbia bisogno di strategie, ma di uomini e donne che scelgono. Come uomini. E come fratelli.
Ciruzzo (mezza voce, ma vera)
#Fuoritempo – Mezza voce ma VERA!


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