QUALE MONDO – ho trovato appeso al Decumano Minore
Il quadro del nuovo papa che cerca la luce
Il Quarto Stato
FORSE I RAGAZZI AL VICOLO STANNO CHIEDENDO:
“CHE COSA CI RESTA DEL PRIMO MAGGIO, OGGI, NEL 2025?”
Mancano i fratelli di Francesco.
Quale mondo ci aspettiamo da una replica del Primo Maggio che diffonde il lavoro?
Ma di quale lavoro parliamo?
– Quello degli incidenti, con morti sul posto?
– Quello dei giovani che si formano qui e servono altrove,
emigranti nuovi, edotti, istruiti,
andati a farsi valorizzare da altri popoli?
E noi?
Noi restiamo a piangere i morti del Mediterraneo,
il più grande cimitero a cielo aperto del nostro tempo.
Canteremo ancora una canzone a muso duro, come raccontava Bertoli,
cantautore, fratello disabile.
Ma che mondo racconteremo oggi?
Ci sarà ancora un concertino?
Ci sarà ancora forza per gridare ai mulini al vento?
Potremo dire che siamo Sancio Pancia,
e forse da Don Chisciotte erediteremo
non il castello, ma un sogno:
quello di Giulia Robert,
quello di Cenerentola nel famoso film
“Pretty Woman”.
BASTA.
Noi abbiamo già capito che è resuscitato alla pace.
Eppure, i demiurghi acclamano un testo nuovo,
difficile da interpretare:
una linea severa? O faceta?
Una Chiesa che può auspicarsi ancora la pace?
O sarà la Chiesa degli imperatori, camuffata da pace?
Dopo 13 anni di pontificato di un prete unico e santo,
un uomo tra gli uomini,
che ha chiesto di farsi seppellire
con le scarpe ortopediche, fuori dal Vaticano,
dove stanno i “nessuno”,
come Pietro il rinnegatore –
e noi, non da meno…
Noi, in conclave con tutti gli atti del mondo:
– conclave papale
– conclave politico
– conclave di destra e di sinistra
per raccontarci che l’uno è meglio dell’altro…
Ma i conti non tornano:
– bassi stipendi
– bollette care
– imprese che tirano i remi in barca
mentre pochi si vivono i capitali,
destinati alla “bella vita”.
La signora del Nord,
con le squadre e le imprese d’auto,
dice di fare, ma vediamo solo cancelli chiusi.
Italsider, Taranto:
il ferro serve, ma chi lo produce?
L’americano imita Alberto Sordi con i suoi cappellini,
i giornalisti di strada non stanno bene,
e sparano a zero.
Ma nemmeno quelli “accreditati” stanno meglio:
vincolati dai soldi del giornale del padrone,
devono mediare per avere fonti, per fare editoria.
Spiegatelo anche a me,
che cerco fonti per il mio blog-giornale,
per sostenere i miei “&99” che girano a vuoto intorno a me.
E gli rimane una speranza.
Per cui, ora vado a pranzo:
vermicelli aglio e olio.
Mi fumo un sigaro
e dalla poltrona ascolto i poveri giovani,
come Elisa,
che dice:
“Noi siamo lavoratori, sfruttati, e cantiamo”.
“Vedrai com’è bello…”
…in una fabbrica di sogni,
tutta luce e libertà.
E qualcuno canterà anche Auschwitz,
o il professore-cantautore si sarà ritirato?
Io, professore Nessuno,
cerco ancora di cantarla,
la ballata della libertà.
Fuoritempo –
nel tempo buio
dalla maschera del papa in foto,
o nel buio che avanza
mentre, come nel disegno,
domani qualcuno ci darà
l’ossigeno da AI…
E noi, più contenti,
chiederemo ancora:
QUALE MONDO?


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