DAI PAPI AI PASTORI – O della staffetta mancata_
MASCHERE PIRANDELLIANE
Di Ciro Scognamiglio 23 aprile 2025
“Il papato del Novecento non ha mai saputo essere davvero una staffetta. Ognuno correva in direzione propria.”
Oggi, più che mai, serve un pastore, non un principe. Serve qualcuno che si sporchi i piedi sulle strade del mondo, che porti sulle spalle l’odore delle pecore, come direbbe Papa Francesco. Che non abbia paura della fragilità, dell’incompiuto, della storia che geme sotto il peso del tempo.
Lo diceva anche il mio mentore, il Professore Lello:
«Sono questi quelli che hanno una storia? Oppure no?
Sta a noi leggere, discernere, e poi indicare una via chiara. Questo è il nostro compito.»
Sì, professore. Hanno una storia, eccome. Anche se scomposta, fragile, sommersa dal rumore.
Il nostro dovere è ascoltarla, riconoscerne i frammenti, ricomporli con rispetto, e renderli parola che guida. Non giudizio che pesa.
Tu che hai insegnato che discernere non è dividere come uomo di scienza. Nella ricerca bisogna
accogliere ciò che merita voce. E così, con cura e onestà, poniamo la nostra visione.
Ne facciamo comunicazione, non propaganda. Educazione, non manipolazione.
REITERIAMO
I papi dal 1900 a oggi – una corsa, undici tratti
Leone XIII (1878–1903)
Il primo papa moderno, autore della Rerum Novarum (1891), che aprì la Chiesa alla questione sociale e al diritto dei lavoratori. Parlava già il linguaggio del mondo industriale.
San Pio X (1903–1914)
Riformatore liturgico e catechista instancabile. Portò la comunione anche ai bambini. Fu un papa dalla fede solida, ma poco incline al dialogo con la modernità.
Benedetto XV (1914–1922)
Il papa dimenticato della Prima Guerra Mondiale. Tese la mano alla pace mentre il mondo si sbriciolava, ma fu inascoltato.
Pio XI (1922–1939)
Firmò i Patti Lateranensi nel 1929 con Mussolini. Diede forma giuridica allo Stato Vaticano. La sua fermezza contro i totalitarismi è spesso taciuta.
Pio XII (1939–1958)
Papa della Seconda Guerra Mondiale, amato da alcuni per la diplomazia silenziosa, criticato da altri per la sua reticenza sull’Olocausto. Figura ancora in bilico tra la prudenza e il silenzio.
Giovanni XXIII (1958–1963)
Il “Papa buono”. Con la sua umanità convocò il Concilio Vaticano II, portando aria nuova nella Chiesa. Aprì le finestre al mondo, e il mondo sentì il profumo del Vangelo.
Paolo VI (1963–1978)
Papa del dialogo e della fatica. Continuò il Concilio tra tensioni e speranze. Fu lui il primo papa a viaggiare fuori dall’Europa, segnando l’universalità della fede.
Giovanni Paolo I (1978)
Un lampo di luce in soli 33 giorni. Umile, sorridente, vicino alla gente. Morì troppo presto, lasciando il segno di un pastore vero.
Giovanni Paolo II (1978–2005)
Papa della scena mondiale. Viaggiò in tutto il pianeta, abbatté muri ideologici, fu un padre per intere generazioni. Ma lasciò anche una Chiesa affaticata dal peso della centralizzazione.
Benedetto XVI (2005–2013)
Il teologo mite. Si fece da parte nel 2013, gesto di coraggio e umiltà. Primo “papa emerito”, fu pensatore raffinato, ma non sempre compreso nei tempi della comunicazione veloce.
Francesco (2013–2025)
Il papa che cammina. In mezzo al popolo, tra i poveri, tra gli scartati. Ha cercato di spostare il baricentro della Chiesa dalla dottrina al Vangelo vissuto. Conflittuale e profetico, è amato e contestato.
Ma_!
Oggi più che mai, serve una staffetta vera.
Non un passaggio di corone, ma di mani sporche di lavoro.
Non troni, ma sguardi che si abbassano per servire.
Non parole di potere, ma voce che sa ascoltare.
Francesco ha promosso la pace e i potenti oggi fanno bella presenza, pur avendo avuto l’opportunità di promuovere la pace e la condivisione tra i popoli, hanno scelto strade diverse, spesso dettate da interessi di parte. Questa riflessione trova eco nelle parole di Papa Francesco, che ha più volte denunciato come “i ricatti reciproci dei potenti coprano il grido di pace dei poveri”, sottolineando l’urgenza di ascoltare le voci di chi soffre e di agire concretamente per la pace .
Nel corso della storia, ci sono stati momenti in cui i leader mondiali hanno avuto l’opportunità di costruire un mondo più giusto e pacifico. La Conferenza di Yalta del 1945, ad esempio, avrebbe potuto segnare l’inizio di una nuova era di cooperazione, ma le sue decisioni hanno invece contribuito alla divisione dell’Europa e all’inizio della Guerra Fredda . Allo stesso modo, la Conferenza di Bandung del 1955 ha rappresentato un tentativo dei paesi afro-asiatici di promuovere la pace e la cooperazione, ma le sfide geopolitiche hanno spesso ostacolato questi sforzi .
Tuttavia, nonostante le delusioni, ci sono stati anche esempi di leader che hanno cercato di promuovere la pace e la solidarietà. Aristide Briand, ad esempio, ha proposto un piano per l’unione federale europea negli anni ’30, con l’obiettivo di prevenire future guerre . Più recentemente, Papa Francesco ha ribadito l’importanza di mettere la pace al centro dell’agire politico e sociale, invitando i governanti a “fare tutto quello che è in loro potere per salvare la pace” .
La nostra riflessione! #CI ricorda l’importanza di non perdere la speranza e di continuare a lavorare per un mondo in cui la pace e la condivisione siano valori fondamentali. Anche se i potenti possono deludere, la voce dei popoli e il desiderio di un futuro migliore possono ancora fare la differenza. Queste parole risuonano come un grido di verità amara e profonda. Sì, è venuto il giorno in cui Papa Francesco ci lascia , c’è da temere che tanti potenti della Terra — quelli che oggi ignorano il grido dei popoli, che armano le guerre mentre parlano di pace — sfileranno in Vaticano in un rituale di cordoglio che rischia di essere più una passerella diplomatica che un atto sincero di memoria e di coscienza.
Ma lui, Francesco, li ha già smascherati in vita.
Li ha chiamati “#trafficanti di #morte“, li ha ammoniti dicendo che “questa economia uccide”, ha implorato che si investisse in cultura e in dignità invece che in armi. Ha lavato i piedi agli scartati, ha pianto sui migranti morti in mare, ha chiamato fratelli persino i nemici. Non ha mai cercato potere, ma ha denunciato il potere che corrompe.
Forse in questo giorno, tra i palazzi dorati della diplomazia e i flash delle telecamere, la vera presenza di Francesco è stata tra la gente semplice: nei campi profughi, nelle periferie, nei carceri, tra chi ha trovato in lui un fratello e un pastore.
E forse la sua voce, anche da morta, continuerà a giudicare chi ha avuto in mano il potere e non ha saputo cosa farsene per il bene dell’umanità.
Oggi e questi giorni e ore fino al conclave dove avremo da dire – ma ci limitiamo a tacere ! L’ultima passerella – In memoria viva di Francesco – Francesco è lì. Non parla, ma guarda.
Li guarda sfilare uno dopo l’altro, vestiti a lutto, parole pronte, occhi lucidi di circostanza.
Passerelle di ipocrisia. Lui le conosceva, le aveva viste anche in vita.
Ora che non può più rispondere, fanno a gara per dirgli grazie, per ricordarlo, per onorarlo.
Ma Francesco li guarda.
E nel suo silenzio – vivo più che mai – lascia che siano le loro maschere a parlare.
FUORITEMPO – MASCHERE PIRANDELLIANE!
N.B. IL FOTOGRAFO TRA I PAPI
NON TROPPO STA BENE!

Mi piace
Commenta
Condividi
Lascia un commento