STORIA per chi ascolta la piazza e le conferenze:
La reazione di ADL alla conferenza di Conte, CdS – Il gelo s’avverte fino a Capri dove il patron è in vacanza
La reazione di ADL alla conferenza di Conte, CdS – Il gelo s’avverte fino a Capri dove il patron è in vacanza
Napoli – Le parole di Antonio Conte ieri in conferenza hanno fatto molto rumore. In particolare la frase detta dall’allenatore: “#È #inevitabile che #durante questi otto mesi, in #questo percorso mio a #Napoli, ho capito che tante cose non si posso #fare”. Un #messaggio che #ha #fatto #calare un #po’ il #gelo.
( FORSE IL GELO E’ LA VERITA’)
NAPOLETANI, NOI SIAMO
SPORT CALCIO
19aprile205 Sabato Santo e bisogna essere veritieri – almeno oggi!
AUGURI – Domani a Pasqua gioca l’altra Signora del NORD Europa
IL #MONELLO del vicolo – Decumano Minore
Sono fondamenti del nostro essere.
Ma poi – attenzione – diventiamo osservatori.
Osservatori della strada, del gioco, della passione.
Noi lo siamo dal 1926, anno in cui nacque il Napoli.
Ma non dimentichiamo il 1909 e la nascita della Puteolana –
Altro discorso, altra analisi. Ma un giorno servirà a capire dove vogliamo parare.
Abbiamo visto – da osservatori – una partita vinta contro il Monza,
squadra figlia di un impero.
E non è qui che vogliamo raccontare la storia di quell’impero –
ma il concetto di impero ci interessa oggi.
Il Napoli, nato nel 1926 come società calcistica,
ha conosciuto momenti luminosi –
i primi due scudetti con un imprenditore passionale e Ingegnere: Corrado Ferlaino.
Per la maglia ha sofferto, ha anche soccombuto contro capitali più forti,
fino a cadere nelle serie minori.
Non vogliamo rievocare il dolore.
Vogliamo invece esaltare il lustro del terzo scudetto.
Eppure oggi, forse, ci siamo accorti che
gli interessi non sono nella maglia, ma nel business.
Diteci che sbagliamo. Spiegatecelo.
Noi siamo popolo, e il popolo, quando osserva bene, vede lontano.
E allora sì, lo diciamo:
ci ha colpiti il MENTA-COACH Antonio Conte.
Nel gridare dal bordo campo ha evitato uno sterile pareggio.
Ha sentito che i ragazzi si stavano smontando.
E li ha riportati al gioco, come un condottiero.
E poi, quell’azione:
Spinazzola il vecchietto lancia Raspadori,
assist perfetto per la testa di McTominay.
Non è solo fisica del calcio: è valore dentro.
Il nostro “altro”, però, arriva dopo.
Con le parole amare del mister a fine partita.
“Te ne vai?” gli chiedono.
“No, la mia famiglia sta bene qua… ma…”
E noi, osservatori, capiamo tutto da quel “ma”.
Dice (non dice) che ha sentito promesse e fuffa.
Lo diciamo noi: fuffosità.
Essere maliziosi è da cattivi?
E non esserlo… da stupidotti?
Conte non è uno che si accontenta.
Il Presidente sì, forse. Basta entrare nelle coppe che pagano.
Non quella d’Italia – ma le altre, quelle col business dietro.
Lui fa impresa. E ci sta.
Ma Conte fa il tecnico.
Vuole guerrieri, non contabili.
E poi?
Meret si infortuna in un campo di allenamento inadeguato.
Uno stadio da costruire – ma con quali soldi?
Stasera Conte ha bevuto l’amaro calice,
ma ha avuto l’onore delle armi.
È un grande.
Ha lasciato imperi come Torino e Milano –
Non spetta certo al nostro presidente decidere per lui dove accontentarsi.
Conte è un tecnico, un gladiatore.
E se l’imperatore vuole altro, o si accontenta… lui se ne va.
Detta la nostra. Dite la vostra.
Noi uomini del popolo, liberi.
Noi la pensiamo così.
Fuoritempo –
perché il tempo del “diremo e faremo” è finito.
I fatti stanno a zero.
E Conte parte: Lettere dal Decumano Minore
#FUORITEMPO – IL MONELLO che è dentro di me da 72 anni! E fare il giornalista è un di più!



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