Dal Decumano minore – Venerdì santo
Di Ciro Scognamiglio giornalaio – giornalista – munch_iano 18aprile2025
Nel vicolo del #Decumano minore, anche chi è ormai disilluso – operatori, nonni, passanti e resistenti – non fa mancare un segno di luce per i guaglioni. È poca cosa, forse, ma è pur sempre una speranza. E intanto, come ogni anno, si rinnova la cura del fare: le #pastiere, i #casatielli. Sono gesti antichi, quasi antropologici, che raccontano un popolo.
La guerra è lontana, dicono. Ma non è vero: la guerra abita nell’umano, nel cosiddetto sapiens. E gli anziani lo sanno. Si rattristano come i giovani, forse anche di più. E #confliggono – anche tra loro – su chi deve comandare, su come agire. #Lei e #lui, anziani del secolo breve, portano sulle spalle quel tempo. La donna, quando varca la porta di casa, esercita un potere assoluto; ma tanti uomini non hanno accettato la trasformazione, e si sono persi, alla deriva.
Eppure, se ancora si spera, forse le fondamenta non sono solo sabbia. Forse la casa – quella vera – resiste anche alla mareggiata. Qui, al Venerdì Santo, si lavora in silenzio, aspettando le stazioni della via crucis. Si spera che le parole del Papa non restino solo sue, ma si facciano voce comune di chi ancora crede nella buona volontà.
Sappiamo che il Sabato della Luce ci porta a Pasqua, e che il povero agnello viene ancora sacrificato. Su questo, ci sarebbe da scrivere un altro saggio. Per ora, ci basta augurarci che il lunedì dell’angelo porti i #vattienti alla Madonna dell’Arco per fede e non per rancore. Ma intanto, nel vicolo, si è già #sparato. Anche questo, come antropologi di strada, dobbiamo ricordarlo.
Siamo sempre i soliti #sapiens, ma io – lo confesso – preferisco pensarmi come l’ultimo dei #neandertaliani. Forse sono scomparsi proprio perché avevano ruoli comunitari, e i sapiens li hanno estinti col possesso, col “chi #comanda”.
Vi manderò presto le foto vagabonde dei nostri manufatti pasquali. Per ora vi saluto con un pensiero che custodisco: la pace. La mia #shalom, difficile anche in casa, dove la pace rischia sempre di essere scambiata per soccombenza. Perché, chi cammina su due gambe – maschio o femmina – vuole comunque dominare.
Buona Pasqua, allora. Che il Lunedì dell’Angelo sia il primo passo verso un’altra meta: il 25 aprile della Liberazione, il Primo Maggio del lavoro. Anche se oggi il lavoro pare sempre più una concessione, non un diritto.
Ma poi verranno il mare, la montagna, la collina. E dopo i santi e i morti, verrà Natale. E l’anno nuovo lo canteremo.
Buona Pasqua.
#FUORITEMPO – del TEMPO DI ESSERE FORSE LIBERI!

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