“Da che parte guardi il diritto?”
Lettere dal Decumano Minore del solito sognatore Ciro Scognamiglio
Non c’è civiltà laddove il diritto resta lettera morta.
E non c’è memoria che valga, se dimentica i corpi fragili che camminano più lentamente, che cadono più spesso, che hanno bisogno di tempo, spazio e ascolto.
La Legge 104 del 1992, per molti è solo un numero.
Per altri – pochi, silenziosi, spesso stanchi – è la speranza che lo Stato non sia solo forte coi deboli.
Eppure, più di trent’anni dopo, quella legge resta spesso una frontiera ambigua: promessa di inclusione, o concessione caritatevole?
Nel 2006, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ha fatto un passo avanti: ha smesso di parlare di loro come destinatari passivi, e ha iniziato a riconoscerli con noi, soggetti di pieno diritto.
Non “persone da assistere”, ma cittadini da rispettare.
Non “malati”, ma portatori di umanità.
Oggi, in questo angolo di strada che chiamo Decumano Minore, voglio rimettere al centro le parole di quella legge e di quella convenzione.
Perché ogni volta che ignoriamo un diritto, togliamo futuro anche ai sani.
E ogni volta che difendiamo il tempo, la dignità e il respiro di chi cammina con fatica, impariamo a camminare meglio tutti.
CIROSCO99 – Lettere dal Decumano Minore
C’era una domanda semplice, quasi da esercizio di scuola, ma la risposta ha preso la forma di un caso complesso, da Nobel della complessità umana e sociale, come direbbe Giorgio Parisi.
Il tema? Rischio sismico e vulcanico nelle aree campane, e protezione delle persone con disabilità in caso di emergenza.
Una platea attenta, variegata, ma soprattutto colpita dal vuoto. Non quello geologico delle faglie o del Vesuvio, ma il vuoto istituzionale.
Dopo quarantacinque anni dalla nascita della Protezione Civile (1980), ci si aspettava di più.
Ci si aspettava che l’esperienza fosse diventata riflessione, aggiornamento, norma viva e partecipata.
E invece, ancora una volta, tutte le procedure sono “allo studio”. Studio di chi? Per chi?
Le istituzioni territoriali, assenti come previsto.
Un saluto video del Garante Regionale per le Disabilità – istituzionalmente corretto, emotivamente vuoto.
Il Garante del Comune di Napoli, invece, ha fatto anche di meglio (o di peggio): una presenza rapida, una domanda di cortesia per “capire” – e poi via, assente anche dall’ascolto delle risposte.
Unico #faro nella nebbia: il sociologo #Claudio#Roberti, settant’anni, una vita spesa a trasformare la sua disabilità in studio, in proposta, in battaglia civile.
La sua voce ha squarciato l’aria:
“Noi siamo a meno di zero. E ci chiediamo: dove e quando l’Italia applicherà davvero la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità?”
Accanto a lui, il Dott. Mario Garofalo, Presidente della Consulta Nazionale Disabilità ONU, con un intervento puntuale, esaustivo, dignitoso.
E ancora, una madre, Valentina “#bibre” fragile e forte di un bimbo autistico, che ha parlato in equilibrio tra dolore e dignità. Come se volesse, con le sue parole gentili, scusare le assenze che non si possono scusare.
Poi, l’ingegner Alessandro Pepino, grande tecnico e grande uomo. Ha illustrato le norme, i protocolli di sicurezza.
Ma le norme – ha ammesso – non vengono applicate. E se non vengono applicate, non proteggono. Né chi può correre, né chi può solo guardare la fuga da un balcone.
Un disabile, in carrozzella, non può scappare.
Può solo osservare – e morire – se chi ha il dovere di proteggerlo ha altro da fare.
Questa è la sintesi. Questo è il grido.
Ascoltate i singoli interventi, se ne avete il coraggio.
Non per senso di colpa, ma per senso di giustizia.
Perché il bradisismo e il Vesuvio non fanno sconti.
Ma lo Stato sì: li fa, eccome, quando si tratta di disabili.
La Protezione Civile Regionale ha messo la faccia.
Lo riconosciamo. Ma le parole dell’addetta stampa non bastano.
Servono protocolli veri, formazione continua, piani personalizzati, coinvolgimento delle persone con disabilità nei tavoli decisionali.
Noi stasera torniamo a casa delusi, ma non rassegnati.
Perché da quei balconi senza fuga, qualcuno ha parlato.
E finché qualcuno parla, la Storia non è finita.
#FUORITEMPO – LA STORIA non è FINITA!

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