Fondo – di un giornalista della strada e di strada e uomo del mare dei ragazzi di mare
di Giornalista di Strada Ciro Scognamiglio
Europa, dove sei? Assente.
E allora che ci resta? Bere il calice amaro, tutto d’un fiato.
#Viviamo un tempo strano, scomposto. Un tempo in cui i dazi – che sembravano strumenti polverosi di un’economia da libro di storia – tornano protagonisti delle cronache e delle vite. Dazi sulle auto, sulle tecnologie, perfino sulle idee.
Non è solo economia. È guerra fredda. È psicologia infantile. È geopolitica che si traveste da mercato. È la nuova religione del protezionismo, predicata da finti redentori con la cravatta storta e l’aria da venditori di tempo.
Il mio fanciullino interiore – sì, abita ancora in me – osserva e scuote la testa. E mi dice che le bizzarrie del mondo non vengono dal nulla: sono figli di altri fanciulli, cresciuti male, sparsi per il globo.
#Prendete “Trump Bobbi Solo”. Non il ragazzo con la chitarra, ma quello col ciuffo biondo, la sahariana blu, il passo barcollante e la cravatta maoista. Un uomo che vende tempo. O almeno ci prova. Oggi dà la caccia al libero scambio. Domani, forse, al libero pensiero.
Il suo ex socio – uno di quei papaveri d’#Asbergher – ( purtroppo è forse l’unico bene dell’autismo – ma questa è altra cosa – ne abbiamo parlato) – #voce baritonale del capitalismo americano – si lamenta:
“Fratello, ‘sti dazinostri mi fottono la Tesla! I pezzi vengono dai fratelli a mandorla, e pure le parti delle navette spaziali. Sono tutti colorati di rosso dragone, belli belli.”
Trump risponde:
“Fratello, questi so’ DAZINOSTRI!”
Capitò. Ma l’Europa? L’Europa non capì.
Nel frattempo, la creatura del 17aprile – una speranza, un voto, un sussurro di cambiamento – aspetta il suo momento. Ma San Pasquale, che in verità è a maggio, le mormora in sogno:
“Piccirella, parti prima, ca ‘a cosa nun me pare bbona.”
E partì. Ma tardi.
E ora chi glielo dice che anche le rose costano? Che pure le sfogliatelle e i babà sono a carico? Portaglieli tu, Presidente, in un cartoccio stretto stretto da #Ciruzz’ a Napoli.
Ma tu, capellone #ciuffoso, che fai? Attacchi la globalizzazione al cuore!
E noi? Noi non siamo stati capaci di riprenderla in mano. Di spiegarla. Di difenderla.
La #globalizzazione non è solo merci. È un processo psichico – prima sincretico, poi analitico – che nasce nella testa dei bambini. È il baratto moderno, l’aprirsi delle economie, le idee che viaggiano, i capitali che circolano. Meglio che in cassaforte, dove li mangiano i topi e i pesciolini bianchi notturni – ‘o dico lepisma saccarina – azz_ sempre uno delle scienze della terra e fisiche sono – fammi dare un tono – anche se passo ore a parlare con loro di notte – non dormo sono diversamente folle – lucido -nessuno!
#Mangiamo tutti – maschi, femmine, chiunque – insieme sullo stesso pianeta. Lo sanno bene in Cina, in Malesia, in Corea del Sud. E anche in Vietnam, capellone, ti dice qualcosa il Vietnam?
Qualche miliardo di miliardi – e i trilioni – per giocare a Risiko con le armi. Ma eravamo usciti dalla povertà. Stavamo quasi a posto. Tranne in quelle 57 terre in guerra, dove la testa del padre e quella del figlio si prendono a botte – e poi anche se poca cosa solo deterrente di paura -57 testate nucleare armate – in ogni posto del bel mondo – ma solo per fare ‘e ruossu = i grandi!
Tu vuoi riportarci indietro? Davvero?
Guarda che ci siamo già stati. La Seconda Guerra Mondiale: fame, carestia, epidemie. Violenza ovunque. E oggi due guerre sono già in corso, al nord e al sud del mondo. Quella al nord – con il Russo – manco ti considera. Lui pensa di bastarsi.
E tu? Non ti accorgi che siamo già nella merda?
Io sì.
Firmato: Giornalista di Strada, ai fratellini oligarchi e in particolare al venditore di Tempo Casa Trump, o di quella ditta importante che vende sogni e pareti: Idealista.
#FUORITEMPO – si bene non mi sento!
N.B. non copiate la foto – ‘o criatur si è concesso solo al fratellone!


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