O E’ UN PESCE D’APRILE

di Ciro Scognamiglio 01-04-2025

A Gibilterra, di solito, scarto caramelle. Le scimmie mi guardano, attente. Forse si chiedono perché. Forse no. Magari sono loro a interrogarsi su di noi.

Nel mondo, invece, cosa scartiamo? Idee, persone, memorie, responsabilità? Ci definiamo sapiens, saggi per #autoproclamazione, eppure i nostri gesti tradiscono l’abitudine a scartare più di quanto conserviamo.

Prendiamo ad esempio le guerre. Noi sapiens le riproduciamo con la stessa costanza con cui un bambino gioca con le costruzioni: si alza, crea, distrugge e ricomincia. Solo che al posto dei mattoncini ci sono vite umane e intere città. Ma attenzione, non chiamiamola follia, chiamiamola strategia geopolitica—fa più sapiens, no?

E che dire dell’ambiente? Siamo l’unica specie che distrugge volontariamente la propria casa, come se fosse un gioco di società: “Chi inquina di più vince!” Il premio? Un pianeta sempre più inospitale. Ma niente paura, abbiamo i piani di evacuazione su Marte! Siamo sapiens, mica scemi… o forse sì?

Infine, la tecnologia: abbiamo creato strumenti in grado di connetterci istantaneamente con chiunque, ovunque. E come li usiamo? Per litigare sui social, per scorrere video di gattini o per farci condizionare da algoritmi che decidono cosa dobbiamo pensare. Se questa è l’evoluzione, forse qualcuno ci ha tirato un #Pesce d’#Aprile#colossale.

#Dunque, cari Scimmie sapiens, ridiamoci su: perché se non fosse tragico, sarebbe persino divertente. O forse è proprio il contrario?

Ma di che scimmie #trattasi, in fondo? Di quelle che ci fissano dalle rocce di Gibilterra, o di quelle che si affannano sulle strade della civiltà, tra un’illusione di progresso e una distrazione confezionata?

Forse dovremmo guardarci meglio allo #specchio. O forse è proprio lo specchio che continuiamo a scartare.

Noi, #scimmie sapiens, ci interroghiamo sul nostro destino, tra i rantoli della storia e le piroette della geopolitica. Siamo quelli che costruiscono e distruggono, che invocano la pace e fabbricano armi, che scavano pozzi e li avvelenano. Jared Diamond ci direbbe che siamo il frutto della geografia, della biologia, della storia: insomma, del caso e della necessità. Ma allora, di che scimmie trattasi?

Le scimmie dell’Occidente si dicono democratiche mentre applaudono il loro Trump, che sogna la Groenlandia come suo parco giochi privato. Le scimmie dell’Oriente tessono la seta della Nuova Via e si allungano su Taiwan come un orangutan affamato. Nel frattempo, i saggi d’Europa si interrogano sulle sorti della loro colonia, la grande Unione, dove Orban è il portiere che custodisce la chiave del castello. E le scimmie del Sud? Quelle si arrangiano, si adattano, fanno le file per l’acqua che non arriva e contano le navi che salpano con le loro ricchezze.

Non è il caso di andare lontano: la Sicilia, assetata come un viandante nel deserto, guarda le autobotti che portano gocce di speranza. La Puglia, con la sua terra spaccata dal sole, aspetta un PNRR che promette cisterne come nuove divinità pagane. E l’Africa? Quella, da sempre, riceve lezioni su come non bere, non mangiare, non vivere.

Intanto, la scienza cerca di salvarci: la linguistica ci spiega chi siamo, la genetica da dove veniamo, l’archeologia dove stiamo andando. Ma non bastano i cromosomi a spiegare la nostra insensatezza, non bastano i fossili a raccontare la nostra miopia. Persino Einstein, con la sua chioma ribelle, scuoterebbe la testa davanti al nostro spettacolo: 57 batterie nucleari pronte a fare del pianeta un falò, prima ci cadono i capelli, poi ci cade la pelle, poi diventiamo polvere tra la polvere.

E la politica? Ah, la politica! Nella casa della destra italiana Salvini e Tajani si guardano in cagnesco, poi si sorridono, poi si risputano addosso. Giorgia, mamma chioccia, intanto cerca di salire sulla barca di Trump, sperando che il viaggio non finisca in naufragio. Gli americani, democratici per costituzione e imperialisti per vocazione, ridono della farsa mentre il mondo si incendia.

Noi 27 #statarelli europei ci diciamo grandi, ma alla fine facciamo la fila al bancone degli ordini d’oltreoceano. #Vico ci direbbe che ogni popolo ha il governo che si merita, e noi continuiamo a meritarci il nostro spettacolo di nani e ballerini. #Rousseau ci sussurra che siamo nati liberi e ovunque siamo in catene. E #Diamond, ridendo tra i suoi libri, ci confermerebbe che la storia non è altro che un continuo ripetersi di errori, con nuovi attori e vecchi copioni.

E così, #martedì oggi, sarà pesce d’aprile: ci regaleranno illusioni di cioccolato o ci rifileranno un pesciolino d’argento che brilla nei nostri angoli bui? Noi, scimmie sapiens, continuiamo a girare nel nostro circo, a sgranare occhi davanti alle albe e a chiudere le palpebre nel buio. E nell’attesa di un segnale, di una luce, ci chiediamo: di che #scimmie#trattasi?

#Fuoritempo – a Gibilterra di solito scarto caramelle! Voi nel mondo cosa scartate?

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