La Borsa della Speranza (O dell’Assurdo?)
S A T I R A
Pare che in questi tempi moderni, tra terremoti che scuotono le fondamenta e guerre che scuotono le coscienze (quando ci sono ancora), l’ultima moda sia avere pronta una borsa di emergenza. Una sorta di passaporto per l’apocalisse, il kit perfetto per la fuga perfetta, come se il problema fosse solo la logistica e non il destino.
Dicono che dentro ci debba essere tutto il necessario per sopravvivere: torcia, acqua, cibo a lunga conservazione, documenti, medicinali essenziali. Qualcuno suggerisce anche un caricatore per il cellulare – perché si sa, sotto le macerie o in un bunker sotterraneo la prima cosa è aggiornare lo stato su Facebook: “Sopravvissuto, ma che stress!”.
E poi, c’è il dilemma della selezione degli oggetti personali. Una foto di famiglia? Troppo sentimentale. Un coltellino svizzero? Utile, ma se poi ti beccano a un posto di blocco, chi lo spiega che non sei un agente segreto in missione? Vestiti di ricambio? Ok, ma quali? Elegante per una fuga di classe o sportivo per correre meglio tra le macerie?
Ma il vero punto è: dove andiamo con questa borsa? Ci dicono di essere pronti a scappare, ma dove? Se ci fosse davvero un rifugio sicuro, probabilmente sarebbe già pieno. E poi, non sarebbe più facile evitare di finire nella situazione in cui serve una borsa di emergenza? Magari evitando di costruire case di carta o di giocare a Risiko con la geopolitica?
Nel frattempo, facciamola questa borsa, perché non si sa mai. Magari ci mettiamo anche un libro, per ingannare l’attesa tra un’esplosione e l’altra. Magari un manuale di sopravvivenza, oppure un romanzo distopico, tanto per sentirci a casa. O, più semplicemente, un biglietto con scritto: “Mi svegliate quando è finita?”.
E poi!
Le nostre borse raccontano due storie diverse, eppure intrecciate. La sua, preparata con cura materna, piena di speranze e tradizioni, pronta per un futuro scritto con ago e filo. La mia, vuota di oggetti ma piena di mare, di vento e di orizzonti lontani, perché l’uomo del mare non porta bagagli, ma segreti e sogni.
Eppure, #FUORITEMPO, ci siamo ritrovati con queste borse in mano. Dove andiamo con questa borsa? Forse non importa. Importa il viaggio, quello che portiamo dentro, più di quello che ci trasciniamo dietro.


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