La Strada e lo Yoga Demenziale: intervista a Jacopo Fo e Ilaria Fontana
Di Ciro Scognamiglio – Giornalista di Strada!
La strada è il luogo dove le voci si incrociano, dove le idee si scambiano, dove l’incontro avviene senza filtri. È qui che ho incontrato Jacopo Fo e la psicoterapeuta Ilaria Fontana per parlare di un’idea tanto originale quanto rivoluzionaria: lo Yoga Demenziale.
Perché lo Yoga Demenziale?
Secondo Jacopo Fo, questa disciplina nasce dall’esigenza di sfuggire alla dittatura dell’ipercontrollo e della rigidità mentale, proponendo un approccio più leggero e spontaneo alla vita. “Lo Yoga Demenziale ti offre una visione immorale, laica e divertente del senso della vita e del potere della pigrizia”, afferma Fo.
Viviamo in una società in cui l’imperativo è fare, produrre, essere efficienti a ogni costo. Ma cosa succederebbe se, invece di forzare continuamente la razionalità, lasciassimo spazio alla nostra parte più istintiva? “Non si tratta di rinunciare al controllo in modo assoluto”, precisa Ilaria Fontana, “ma di trovare un equilibrio tra razionalità e istinto, tra logica e creatività, tra controllo e libertà”.
Il potere dello sbadiglio e la saggezza del gioco
Lo Yoga Demenziale si basa su esperimenti pratici che dimostrano come, in molti casi, spegnere la mente sia la chiave per ottenere risultati migliori. Un esempio? Il semplice atto di sbadigliare. “Sbadigliare mentre si fanno torsioni morbide e lente aiuta a sciogliere le tensioni e a recuperare un benessere naturale”, spiega Fo. Non è necessario imparare a respirare meglio: il nostro corpo sa già come farlo, basta lasciarlo fare.
Il gioco è un altro elemento centrale. “Perché consideriamo il gioco una perdita di tempo?”, si chiede Fo. “La creatività, la capacità di adattarsi, l’empatia nascono spesso dal gioco, dall’abbandonare le strutture rigide della logica e permettersi di fluire”. In una società che enfatizza l’efficienza, lo Yoga Demenziale ci ricorda che il piacere e la leggerezza non sono lussi, ma strumenti essenziali per la crescita e il benessere.
La mente primitiva e il controllo delle emozioni
L’idea che esista un altro modo di essere produttivi, meno stressante e più efficace, può sembrare un paradosso. Tuttavia, secondo Fo, esistono abilita innate che spesso sottovalutiamo, come la capacità di raccontare. “Quando raccontiamo un episodio a un amico, lo facciamo con naturalezza”, dice. “Quella spontaneità, se applicata al teatro o alla comunicazione, può diventare uno strumento potentissimo”.
Un altro aspetto interessante dello Yoga Demenziale è la sua applicazione nelle situazioni di pericolo. “Quando sei in pericolo, il tuo corpo sa già come reagire”, afferma Fo. “La paura può paralizzare, ma può anche dare velocità e prontezza di riflessi”. Ecco perché diventa essenziale imparare a connettersi con quella parte di noi che già conosce la risposta giusta.
L’importanza del teatro e della narrazione
Per aiutare le persone a riscoprire la propria parte non razionale, Fo propone una serie di esperimenti. “Nella mia esperienza di regista teatrale, ho visto che gli attori danno il meglio quando recitano sé stessi”, racconta. “Ognuno ha uno stile unico di raccontare e spesso non ne è consapevole”.
Nel percorso di Yoga Demenziale, si esplora questa dimensione innata della teatralità. “Anche chi pensa di non avere alcuna dote espressiva, scopre di poter comunicare in modo autentico e coinvolgente”, dice Fontana. “Il teatro diventa così un mezzo per scoprire e valorizzare la propria identità”.
Lasciare che succeda
La lezione principale dello Yoga Demenziale è semplice: possiamo permetterci di lasciare andare. “Possiedi risorse straordinarie che la tua mente razionale non conosce”, sottolinea Fo. “Sono già dentro di te, devi solo accorgerti della loro esistenza”.
Siamo stati educati a pensare che il controllo sia sempre positivo, ma in realtà, spesso ci impedisce di vivere appieno. Attraverso il gioco, la spontaneità e la riscoperta delle nostre abilità innate, lo Yoga Demenziale ci invita a trovare un nuovo equilibrio.
“Ogni tanto, uscire dalla razionalità e dal controllo ossessivo fa bene”, conclude Fo. “Ed è proprio questo il senso di questa disciplina: concedersi il lusso di essere, senza forzature, senza rigidità, semplicemente lasciando che succeda”.
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