37 Giorni alla Pasqua – Editoriali della Luce di un Folle – Lucido dal MONTE – si… errante pellegrino!

La luce illumina la vita.

Siamo pronti a recuperare il carattere di luce – quell’arcobaleno di fede! Perché, allo spegnersi dell’arcobaleno, nel tepore di un’aria pulita, sembra che una fiamma si affievolisca, e i nostri occhi restano puntati al cielo. Ci accorgiamo allora che tutte le luci si sono spente e perdono vigore.

Ragazzi, fratelli, amici cresciuti insieme, figli di un regio lagno che ci portava a scuola, camminando sui suoi bordi con buste di plastica come calotte – perché non esistevano gli scuolabus, esistevano solo i “piedi bus” dei bipedi ragazzi, già antropizzati alla realtà della vita. Tra di noi, c’erano ragazzi già in conflitto con sé stessi e con il mondo, un ragazzo senza speranza, colpito da tutto e da nulla.

Ma questa storia – <questa luce, questo arcobaleno> – ci prendeva per mano nel nostro attraversamento forzato verso la meta: che avrebbero tracciato il nostro futuro. Bastava volerlo, bastava la passione, bastava l’abnegazione, e i risultati sarebbero arrivati. Oggi, a posteriori, vi affermo che quei risultati ci sono stati, grazie a una scelta democratica che si riduceva a tre possibilità:

A: Studiare

B: Studiare

C: Studiare

E mi direte: “Come può nascere la #forza, se al mattino, all’alba, per andare a scuola devi attraversare un regio lagno?”

Risposta non c’è! È l’incipit di un canto dei pastori nomadi in movimento. Ma la risposta esisteva allora e esiste oggi. Tra quei ragazzi, ce n’era #uno particolare: lui ci mostrava il valore del sacrificio e ci faceva riflettere su un grande mistero.

“Gli #uccelli non mietono, non fanno granai, non lottano per la vita. Si confrontano con la madre natura di questa cloaca che attraversiamo – eppure hanno ricevuto un #regno!”

Quel #ragazzo ci illuminava tutta l’esistenza. Era quella la nostra esistenza di uomini. #Lui, già da fisico in erba, affermava che quella luce così potente non poteva venire da noi stessi, ma doveva avere una fonte più originaria.

“Quale?” #chiedevamo.

#Guaglioni, qua ci deve essere per forza un bottone della madre natura! Quel bottone è #Dio!”

La #fede nasce dall’incontro con il Vivente che si fa Dio – Dio vivente che ci chiama con la luce, anche quella dell’arcobaleno, e ci porta alla rivelazione del suo amore. Un amore che ci precede e ci chiama a essere saldi per costruire la vita.

Se quel #ragazzo non era un saggio, allora avremmo dovuto crearlo con la robotica artificiale, oppure forgiarlo in officina, nel ferro, con l’uso del #minio (che evidenzia alla limatura le imperfezioni del metallo). Ma lui non aveva bisogno di minio: era senza #bozzi, senza pieghe, attraversava il regio lagno accompagnato #dal e lo raccontava a noi.

Intorno, risuonavano le musiche di #Carosone, che uscivano dal registratore di uno di noi. Gli sberleffi alle sue analisi non mancavano, ma poi ci facevano pensare.

Vi sembra #poco?

Ricevere la vita con occhi nuovi, allora, era una speranza di un’altra vita. Oggi, vissuta, è una certezza. Con tutti i parametri indicativi: è certezza!

Una #promessa di pienezza raccontata ci apriva lo sguardo al futuro. Quella #fede è la stessa fede che ancora oggi ricevo e riceviamo dall’unico/a Masto/a della Terra, Pianeta del Sistema Solare: “MASTA O MASTO DIA o DIO!”

Un dono #soprannaturale, che ci appare come la luce dell’arcobaleno o come la luce della strada di tutti i giorni, quella luce che orienta il nostro cammino nel tempo.

Mentre vi #scrivo, fuori al mio terrazzo la luce è così intensa che merli e altri uccelli scavano nei miei vasi fioriti. Anche loro hanno capito che si tratta di “#cannoni di #pace“.

Shalom: una luce che orienta il nostro cammino nel tempo.

#Fuoritempo – tempo del cammino, a 37 #giorni dalla #Pasqua di Luce!

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