VOTO 18 ITALIA

#Il6marzo1975 -< rappresenta una data fondamentale> – #oggi6marzo2025

VOTO 18 ITALIA – Il mio primo voto, nel lontano 1972, lo ricordo ancora. Un’Italia diversa, certo imperfetta, ma dove il credere in un cambiamento aveva un senso. Oggi, dopo una vita di partecipazione, l’amarezza ha preso il posto della speranza. Ho sempre votato, ma alla prossima tornata sarò tra coloro che scelgono l’astensione. Non per disinteresse, ma per protesta. Perché ciò che vedo è un’Italia confusa e un’Europa che si vanta di un’unione che unisce solo gli interessi di pochi. Spartaco piange, Atene non ride. E noi, noi che credevamo, restiamo con l’ansia nel cuore, la delusione negli occhi e il peso di una guerra che ritorna, mentre chi dovrebbe governare peggiora ogni cosa anziché migliorarla.

Il voto ai diciottenni in Italia: una scelta storica e il confronto con l’astensionismo di oggi

Il 6 marzo 1975 rappresenta una data fondamentale nella storia democratica italiana: con la legge n. 39, il Parlamento abbassò la maggiore età da 21 a 18 anni, estendendo di conseguenza il diritto di voto ai più giovani. Questa riforma, fortemente sostenuta dal Partito Radicale e da altre forze progressiste, fu il risultato di un lungo dibattito sulla necessità di coinvolgere le nuove generazioni nelle decisioni politiche del Paese.

La proposta di riforma venne avanzata in un contesto di forte fermento giovanile, in un’Italia segnata dai movimenti studenteschi del ’68 e dall’impegno civile di una generazione che rivendicava maggiore partecipazione. Il dibattito parlamentare vide tra i promotori figure di spicco come Marco Pannella e Loris Fortuna, i quali si batterono per una maggiore inclusione democratica. La legge venne approvata con un consenso trasversale, sancendo un cambiamento epocale nella cittadinanza attiva.

L’effetto immediato della riforma si manifestò nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976, quando per la prima volta milioni di giovani poterono esprimere il loro voto. L’affluenza alle urne fu altissima: circa il 93,4% degli aventi diritto partecipò al voto, dimostrando il forte senso di responsabilità civica dei neomaggiorenni.

A quasi cinquant’anni da quella svolta storica, il panorama politico italiano appare profondamente cambiato. Oggi il problema principale non è più l’inclusione giovanile, ma l’astensionismo crescente che coinvolge tutte le fasce d’età, compresi i giovani. Le elezioni politiche del 2022 hanno registrato un’affluenza del 63,91%, segnando il minimo storico della Repubblica. Molti giovani oggi si sentono disillusi, estranei a una politica che percepiscono distante dai loro bisogni e interessi.

Il confronto tra il 1976 e oggi pone una questione cruciale: se allora il diritto di voto era visto come una conquista da esercitare con orgoglio, oggi la sfida è restituire fiducia nella democrazia e nel ruolo del voto. Serve un nuovo impegno politico e culturale per riportare i giovani alle urne, ripensando la partecipazione non solo come un dovere civico, ma come un’opportunità di cambiamento concreto.

#Fuoritempo – la sfida è restituire la fiducia!

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