LETTERA AI TERRITORI e al TERRITORIO dove posi il picchetto della mia casa, in ricerca di una TERRA (forse anche promessa) si … PIANURA NAPOLI – l’AZZURRO della LIBERTA’!
di Ciro Scognamiglio
[già -: Tante cose vissute professionali e di dono e amore – l’unica certezza – bipede ( anche se altro rispetto alle masse degli stessi) e forse “sapiens dicasi” libero!]
Caro amico,
Ti scrivo per rispondere alle tue critiche e, nel farlo, spero di offrire uno spunto di riflessione più ampio. Non tanto per convincerti, ma per chiarire una posizione che non è di parte, se non dalla parte della libertà.
Mi accusi di scrivere troppo e di essere schierato. Ti chiedo: esprimere un pensiero con coerenza significa essere faziosi? Io non ho mai nascosto di essere libero. Libero a sinistra, su tutta la fascia del campo della vita. Ma una libertà che non è bandiera, né strumento di convenienza, bensì frutto di una storia personale che non posso ignorare. La destra fascista ha marchiato la mia famiglia con il dolore, ha segnato la vita di mio padre nei campi di sterminio. Il mio DNA si è impresso nella libertà, non nella logica dell’interesse e del potere. Per me, vivere significa servire, non servire per vivere.
La questione della ragione
Oggi parliamo della ragione. Non quella che si impone sugli altri, ma quella che si interroga e si confronta. Sentirsi attaccati, sentirsi giudicati di non accettare i cambiamenti, significa porsi una domanda: chi sta difendendo una ragione oggettiva e chi sta semplicemente cercando di adattare la realtà al proprio pensiero?
Troppo spesso si leggono parole non per comprenderle, ma per confutarle. L’analisi viene travisata, il pensiero deformato affinché combaci con ciò che si vuole criticare. L’articolista viene accusato di essere ideologico, ma se prende le distanze da certe posizioni eppure riconosce coraggio a chi le sostiene, nemmeno questo va bene. Allora, forse, il problema non è chi scrive, ma chi legge senza voler capire.
Il concetto di ragione nella storia
La ragione non è uno strumento di conquista, ma di ricerca. Per Kant, non possiamo pretendere di afferrare la totalità del reale, ma possiamo ordinare il pensiero, dare un senso ai fenomeni. La ragione non impone dogmi, ma regola il nostro modo di conoscere. È la guida che ci permette di distinguere, di costruire connessioni senza cadere nell’illusione di possedere una verità assoluta.
In antropologia culturale, la ragione è la capacità di pensare logicamente, di comprendere e di trarre conclusioni. Virgilio, nella “Divina Commedia”, è l’allegoria della ragione che illumina il cammino dell’uomo. La filosofia distingue tra la ragione e l’irrazionalità, tra il pensiero che argomenta e quello che si affida a pregiudizi e istinti.
La ragione non crea concetti, ma li organizza. Non è una fede, non è una bandiera. È il mezzo attraverso cui cerchiamo di spiegare il mondo, senza paura di mettere in discussione le nostre certezze. E proprio in questo sta la vera libertà del pensiero.
Allora, caro amico, quando mi accusi di essere schierato, chiediti: non è forse più pericoloso chi rifiuta di interrogarsi? Non è forse più limitante chi si chiude nel pregiudizio, invece di ascoltare? Scrivo, sì. Scrivo perché la parola è un atto di libertà. E la libertà, quella vera, non è mai di parte.
Con amicizia,
#Fuoritempo – del TEMPO DELLE MELE!
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