18febbraio2025 Editoriale -MIGRAZIONI GEOPOLITICA di STRADA.Di Ciro Scognamiglio – Velista e Analista per caso – Sì…! Ma scusate, qua nessuno è fesso!

MIGRAZIONI GEOPOLITICA di STRADA.

POI! Tutte e tutti ci sforziamo e capiamo!

Di Ciro Scognamiglio – Velista e Analista per caso – Sì…! Ma scusate, qua nessuno è fesso!

CE LA CANTIAMO – E CE LA FAREMO, RAGAZZI!

Gli scienziati sanno da tempo che le antiche popolazioni siberiane migrarono verso l’attuale Nord America. Tuttavia, recenti analisi del DNA suggeriscono che la migrazione avvenne anche nella direzione opposta, con antichi americani che fecero ritorno in Siberia.

Questo è il dato scientifico. Noi “#Diamondiani” ci siamo interrogati a lungo sul perché alcune popolazioni siano più ricche di altre. Nonostante tutte siano costituite da esseri umani, bipedi e sapiens, le disparità economiche e sociali permangono. Abbiamo presentato questa riflessione più volte, ma oggi vogliamo soffermarci su un’altra questione.

L’Italia e i potenti del mondo sanno che il problema non è lo stretto di Bering in sé. Forse qualche politico cerca di vendere illusioni a chi è già predisposto a crederci, ma la realtà è ben diversa. C’è chi ostenta titoli accademici, ma la sostanza è poca cosa. Tuttavia, poco ci interessa delle loro credenziali.

Abbiamo detto chiaramente: “Preferirei restare in cella piuttosto che essere difeso da certe persone”. Ma i giovani con cui ci confrontiamo sono più operativi, convinti che la vita non sia frutto del caso, ma di scelte consapevoli. Essi sanno che la politica dei ponti non attecchisce ovunque.

Vogliamo analizzare i ponti, partendo dalla spedizione di Umberto Nobile e dallo stretto di Bering. Alcuni nostri comandanti ci hanno inviato immagini da quel luogo e, forse un giorno, ci andrò anch’io prima di intraprendere un altro viaggio.

Lo stato egemone è il cuore della politica delle grandi potenze: il vero potere risiede nelle risorse. Un esempio emblematico è la storica contesa sulle isole Svalbard, un arcipelago nel Mar Glaciale Artico, situato tra il 74° e l’81° parallelo di latitudine nord e tra il 10° e il 34° meridiano di longitudine est.

Le ricchezze di queste terre, in particolare il carbone, sono oggi nelle mani di russi e norvegesi. Noi turisti andiamo e veniamo, affascinati dai paesaggi ghiacciati, dagli orsi, dai cetacei, dagli uccelli, senza percepire davvero il motivo di questa competizione. Forse non l’ho compreso nemmeno io, nemmeno dopo aver ripercorso la storia di Umberto Nobile.

Eppure, è qui, in queste terre estreme, che si decide il futuro del mondo. E non solo sulla terraferma: nelle fosse marine, russi, cinesi, americani e italiani hanno già compreso il vero gioco del potere. Nobile lo intuì ai suoi tempi, ma la storia segue il suo corso.

Carbone e terre rare possono forse portare alla pace? O sono piuttosto il pretesto per nuove tensioni? Il “#Trumpismo” ha dimostrato che la logica dominante è comprare e vendere, non certo pacificare.

E noi? Noi viaggiamo da uomini del mare, della natura, catturando immagini e suggestioni. “Ciruzzo, scatta, scatta, scatta!” Ma alla fine, torniamo sempre a casa. Lessi.

L’Archivio e la Geopolitica L’archivio serve a capire. Qual è la geopolitica nella testa di Trump? Sembra voler dominare il mondo, ma non ha fatto bene i conti con Cina e Russia. Putin, che si definisce tutt’altro che ingenuo, ambisce a trasformare l’Ucraina in una nuova destinazione di lusso, come la Costa Azzurra o la Sardegna. Ma è sano di mente o semplicemente un folle lucido? In ogni caso, possiede potere e denaro. Tuttavia, nessuno è ingenuo in questo gioco. Francesi e Tedeschi protestano, mentre l’Italia resta in attesa, cercando di capire su quale treno salire.

Donald Trump sulla Striscia di Gaza sembra adottare una visione che, per alcuni, riecheggia quella di Vladimir Putin sull’Ucraina: una miscela di dominio geopolitico, emigrazione forzata e uno status quo che favorisce le élite. Al centro di entrambe le questioni c’è la negazione di una soluzione basata sul principio di “due popoli, due stati”, con la differenza che, mentre Putin rivendica l’Ucraina come parte della sfera russa, Israele sotto la protezione americana mira a consolidare il controllo su Gaza senza un chiaro piano per uno Stato palestinese.

Il parallelismo non è perfetto, ma presenta elementi in comune inquietanti. Putin giustifica l’invasione dell’Ucraina con la necessità di “#denazificare” e “#proteggere” la popolazione russofona, ma il risultato è stato uno sfollamento di milioni di persone e la distruzione sistematica delle infrastrutture ucraine. Allo stesso modo, la visione #trumpiana su Gaza – recentemente riproposta nei suoi discorsi elettorali – sembra accantonare la possibilità di una soluzione diplomatica, favorendo invece una politica di espropriazione e dislocazione, che per molti osservatori equivale a un appoggio tacito alle strategie più aggressive di Israele.

Un elemento chiave è il lusso delle élite e l’indifferenza verso le sofferenze delle popolazioni coinvolte. Mentre in Russia gli oligarchi continuano a prosperare nonostante le sanzioni, in Israele l’economia tecnologica e i legami con gli Stati Uniti rimangono solidi, anche in mezzo alla guerra. Nel frattempo, i palestinesi a Gaza e gli ucraini nelle zone occupate subiscono una sistematica privazione di diritti e risorse.

L’emigrazione forzata è un altro punto di contatto. Putin ha utilizzato deportazioni e #reinsediamenti forzati come strumenti per riplasmare la demografia delle regioni occupate. Analogamente, il dibattito su Gaza include ipotesi di sfollamenti di massa della popolazione palestinese verso il Sinai o altri territori, una prospettiva che la comunità internazionale ha respinto ma che trova sostenitori tra i più radicali sostenitori di Israele.

La retorica di “due popoli, due stati” viene quindi svuotata di significato sia in Ucraina che in Palestina. Se per Kiev il riconoscimento internazionale dell’integrità territoriale è diventato un punto di scontro con Mosca, per Gaza e la Cisgiordania il concetto stesso di uno Stato palestinese indipendente sembra sempre più remoto. Trump, con il suo appoggio incondizionato a Netanyahu e alle correnti più oltranziste della politica israeliana, ha reso chiaro che per lui l’autodeterminazione palestinese non è una priorità.

Questa somiglianza tra le due situazioni non implica un’identità totale, ma mostra come il mondo stia sempre più diventando un’arena in cui le potenze dominanti plasmano i confini e i destini dei popoli senza considerarne i diritti. Gaza e l’Ucraina, pur con le loro differenze, diventano simboli di un’epoca in cui la forza prevale sul dialogo e l’emigrazione forzata diventa un’arma geopolitica al pari delle sanzioni e delle guerre.

In ITALIA -Tutti parlano di difendere il Presidente dagli attacchi russi, ma molti di coloro che oggi si ergono a difensori, fino a pochi mesi fa, volevano rimuoverlo con l’impeachment. La politica è un gioco di opportunismi: se si scende dal carro del potere, si finisce per portare pacchi per qualche corriere, vivendo la stessa vita precaria di tanti giovani rider.

TACITO diceva: “Il potente fa quello che deve, il debole soffre il necessario”. Noi non siamo l’isola di Milo sotto attacco ateniese. Ma se Sparta piange, Atene non ride!

La lotta per le risorse Il potere si fonda sulle risorse. Le Svalbard, arcipelago del mar glaciale artico, sono contese tra Russia e Norvegia per la loro ricchezza di carbone. Noi turisti andiamo e veniamo, ma pochi comprendono il vero motivo della disputa. Forse neppure io, osservando la storia di Nobile, ho percepito l’intera complessità del problema.

Le sorti del mondo si decidono nelle regioni polari e negli abissi marini. Russi, cinesi, americani e italiani hanno compreso l’importanza strategica di queste aree. Nobile lo aveva intuito, ma la storia è storia. Carbone e terre rare: fonti di conflitto o di pace?

Il #trumpismo si basa sulla compravendita, non sulla diplomazia. Noi, uomini del mare e della natura, viaggiamo, osserviamo cetacei, orsi, uccelli. Ma la vera ricchezza è nel sottosuolo.

E l’Europa? L’Europa dei 27 conta quanto il quattro di spade a briscola: nulla! Noi non dobbiamo illuderci, perché le decisioni vengono prese altrove, dai “demiurghi” che alzano le bandiere solo dopo che la torta è già stata tagliata.

E allora, Nobile, c’era una fetta per l’Italia?

Che sia Meloni o chi la sostituirà, noi conosciamo la “fuffa” che ci viene propinata. Ma anche se fuffosi, almeno moriremo liberi. La pensione? Chissà se la vedremo mai per i giovani e sempre per noi che l’abbiamo conquistata , o se dovremo scendere a vendere pezze per sopravvivere.

Il vero problema sono le risorse. Se i russi battono i piedi e Trump li aiuta a rafforzare il controllo sul nord dell’emisfero, noi saremo condannati alla marginalità. Ma la conoscenza ci permette almeno di comprendere ciò che accade e di non restare ciechi di fronte al futuro.

#SHALOM

FUORITEMPO … DEL TEMPO !

N.B. lo riportiamo a chiusura per altre poche volte – ma questo è il nostro #FUORITEMPO

#Fuoritempo – NOI!

Siamo #fuori dal tempo imposto, fuori dai ritmi che ci vogliono ciechi, sordi, distanti.

Siamo #fuori dalle convenzioni che ci vorrebbero spettatori e non protagonisti.

Noi siamo #qui. E adesso.

#Responsabili.

Non deleghiamo ciecamente. Non affidiamo il futuro solo alla scienza, né solo alle mani di pochi.

La conoscenza è #essenziale, ma non basta. Servono anche uomini e donne di buona e #saggia volontà.

Servono coscienze #vigili, menti critiche, cuori aperti.

#Non aspettiamo che altri decidano per #noi.

#Non cediamo alla tentazione del silenzio o della rassegnazione.

Se il tempo #corre, noi restiamo saldi.

Se il mondo si #distrae, noi ricordiamo.

Perché fuori dal #tempo non significa fuori dalla #storia.

Significa scegliere, agire, esserci.

#Fuoritempo, ma dentro la #vita.

#Noi.

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