COSTUMI
DAL DECUMANO MINORE
IL PAPA DELLE MUNICIPALITÀ: LA POLITICA DEL FARE CHE RESTA
di Ciro Scognamiglio – Giornalista di strada – 01 APRILE 2026
C’è una differenza sostanziale tra chi attraversa la politica e chi la costruisce davvero. Nel dibattito riaperto in questi giorni sul rapporto tra Statuto comunale e articolo 65, il nome di Raffaele Porta non emerge come semplice riferimento tecnico, ma come radice di una visione che ha inciso nella struttura stessa della città.
Non siamo davanti a una posizione. Siamo dentro una storia.
Quando Porta richiama la prevalenza dello Statuto, non difende un principio astratto. Riporta il confronto alla sua origine: le Municipalità non sono un’appendice amministrativa, ma luoghi vivi di rappresentanza. Non sono periferia del potere, ma articolazione reale della città.
La trasformazione del 2005, da circoscrizioni a Municipalità, non fu un atto burocratico. Fu una scelta politica nel senso più alto. Significava riconoscere che Napoli non può essere governata soltanto dal centro, ma deve essere letta nei suoi territori, nelle sue contraddizioni, nei suoi bisogni quotidiani.
Ed è qui che il termine PAPA assume il suo valore pieno. Non è il “papà” dei figli. È il PAPA nel senso antropologico e storico: figura generativa, fondativa, riferimento di un impianto. Nella tradizione culturale e politica, il PAPA è colui che dà origine, che struttura, che indica una direzione riconosciuta.
In questo senso, nella storia della sinistra napoletana, Raffaele Porta ha avuto — e conserva — questa funzione. Non di rappresentanza formale, ma di costruzione reale.
Per me, e lo scrivo senza distanza giornalistica, è anche un mentore. Uno di quelli che non si limitano a insegnare, ma lasciano tracce profonde nel modo di leggere il mondo e di stare dentro la realtà.
Porta appartiene a una categoria sempre più rara: quella della politica del fare.
Con il rigore dello studioso e la memoria dell’amministratore, richiama oggi la città a una responsabilità precisa: rispettare l’impianto che è stato costruito. Perché le regole non sono un ostacolo, ma una garanzia. E lo Statuto non è carta: è direzione.
In un tempo in cui la politica rischia di ridursi a gestione del consenso, questa posizione riapre una domanda essenziale: vogliamo Municipalità vive o contenitori svuotati?
Perché i territori non chiedono concessioni. Chiedono struttura.
E chi quella struttura l’ha generata, oggi, non chiede applausi. Chiede coerenza.
Fuoritempo
Le città dimenticano in fretta chi costruisce. Ma è su quelle fondamenta che continuano, senza saperlo, a restare in piedi.
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